Se finiamo in balìa degli estremismi
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Se finiamo in balìa degli estremismi

Venerdì 17 luglio 2026
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Il ballottaggio di coalizione permetterebbe di fermarli: conviene a Meloni e Schlein

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Angelo Panebianco | 17 luglio 2026

Il ballottaggio di coalizione permetterebbe di fermarli: conviene a Meloni e Schlein

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Riusciranno i nostri eroi a impedire che, dopo le prossime elezioni l’Italia si ritrovi in una condizione che, con tutti i distinguo legati alla diversa situazione storica, si potrebbe paragonare a quella della repubblica di Weimar? Con gli estremisti, di destra e di sinistra, in forte crescita e con un grande potere di condizionamento sui governi? La democrazia sarebbe allora in gravissima difficoltà. Il primo segnale dei guai in arrivo consisterebbe nel fatto che la trasversale alleanza rosso-nera (i putiniani di sinistra e di destra) metterebbe subito in forse l’appoggio italiano a Kiev. E sarebbe solo l’inizio. Sono le ragioni per cui vale la pena di trattare un argomento che — va riconosciuto — è piuttosto noioso: la questione della legge elettorale.

Sembra che la cosa che più conti a proposito della legge elettorale che il governo Meloni sta cucinando sia quella delle preferenze. Tanto le liste bloccate quanto le preferenze presentano gravi (anche se fra loro opposti) inconvenienti. Sono gli inconvenienti che non ha il collegio uninominale. Ma il collegio uninominale è ormai fuori gioco e, in questa fase, è inutile occuparsene. Resta che la legge che si intende proporre (con o senza preferenze), per come è fin qui concepita, non sembra in grado di bloccare la crescita degli estremismi. Di destra e di sinistra. Ci potrebbe riuscire però un ballottaggio di coalizione. Come quello in vigore nelle elezioni comunali.

Lo suggeriscono esperti di istituzioni quali Stefano Ceccanti, Giovanni Guzzetta, Peppino Calderisi, Francesco Clementi. Meloni dovrebbe rifletterci sopra. È nota la tradizionale obiezione della destra ai doppi turni e ai ballottaggi. L’obiezione è che il ballottaggio favorisca la sinistra. Per la superiore capacità della sinistra di mobilitare il proprio elettorato al secondo turno. Ma questa tesi, valida per il passato, non vale più oggi. Come mostrano i risultati, tutt’altro che univoci, delle elezioni comunali a doppio turno. La capacità di mobilitazione della sinistra (tolti gli storici bastioni di Emilia e Toscana dove comunque vincerebbe con qualunque sistema elettorale) si è assai ridotta. Destra e sinistra, al secondo turno, ormai, se la giocherebbero alla pari. Per giunta, va rilevato che se è vero che tanti elettori hanno, in materia politica, idee poche ma confuse, è anche vero che sanno per lo più distinguere fra un’elezione amministrativa, le elezioni europee e quelle politiche. Per le diverse poste in gioco. 

È la ragione per cui quelli che da risultati amministrativi (o, peggio ancora, dalle elezioni europee) traggono vaticinii sugli esiti delle successive elezioni politiche, difficilmente ci prendono. Si presenti un emendamento che istituisca il ballottaggio di coalizione e si osservi l’effetto che fa. Alcuni (sia a destra che a sinistra) strillerebbero come aquile. Altri invece, fatti due calcoli, non protesterebbero (alcuni farebbero solo finta di protestare). Un doppio turno di coalizione dovrebbe andare bene anche alla Lega di Salvini. È vero che forse sarebbe un ulteriore fattore che, rafforzando la coesione della coalizione, confermerebbe il primato di Meloni. Ma l’alternativa per i leghisti potrebbe essere di gran lunga peggiore. Come indica il sorpasso, registrato dai sondaggi, della Lega da parte del partito di Vannacci. Il quale ora può dire a Salvini: tu mi hai creato e adesso io ti distruggo. Come ha scritto Paolo Mieli (Corriere del 16 luglio), man mano che Vannacci sale nei sondaggi può diventare irresistibile la tentazione di diversi parlamentari della Lega e di Forza Italia di saltare sulla scialuppa di salvataggio che sarebbe in grado di offrire loro il generale. 

L’introduzione del ballottaggio bloccherebbe sul nascere un simile esito. Vero: il doppio turno non garantisce sempre contro l’estremismo. In Francia ove è unito al sistema maggioritario, oggi non sembra in grado di frenarlo. Ma in Italia, stando ai sondaggi, i maggiori partiti sono ancora Fratelli d’Italia e il Partito democratico. E dunque le coalizioni che si fronteggerebbero sarebbero guidate da Meloni e Schlein. Che è esattamente quanto sia Meloni che Schlein si augurano. Se la giocherebbero alla pari mentre il doppio turno, quasi certamente, penalizzerebbe le estreme. Quasi certamente significa che non c’è mai nulla di certo e dunque non lo è nemmeno, col doppio turno, tale penalizzazione. Ma è sicuro che il ballottaggio sia l’unico meccanismo elettorale che possa favorirla. Indubbiamente, conciliare ballottaggio e premio di coalizione richiede degli aggiustamenti ma nulla che appaia tecnicamente irrisolvibile.

Da qualunque parte lo si guardi il ballottaggio sembra una buona idea. Essendo una buona idea verrà probabilmente scartata. Una delle caratteristiche delle classi dirigenti che si sentono assediate, che si sentono con l’acqua alla gola, è che i suoi componenti corrono da una parte e dall’altra alla ricerca di rimedi che, spesso, se adottati, ne aggravano le condizioni. Si conosce l’obiezione: si crede dunque che basti una nuova legge elettorale, comunque confezionata, per determinare gli esiti politici? No, naturalmente, non basta. Ma la politica è l’arte del possibile e può solo maneggiare i materiali che ha a disposizione. Ormai definitivamente sepolta, dopo quarant’anni e passa di inutili sforzi, l’ambizione di riformare la Costituzione trasformando l’Italia in una «democrazia governante», non resta che tentare di fare un buon uso, un uso giudizioso, del materiale disponibile (la legge elettorale, per l’appunto). Non si tratta di massimizzare chissà quali benefici. Si tratta, se possibile, di minimizzare i danni.

17 luglio 2026

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