Il film della settimana: «Odissea», la recensione e dove vederlo a Firenze
Christopher Nolan rinuncia alla tentazione di modernizzare il mito omerico e sceglie di misurarsi con la sua irriducibile e «moderna» classicità
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Il film della settimana: «Odissea», la recensione e dove vederlo a Firenze
di Marco LuceriChristopher Nolan rinuncia alla tentazione di modernizzare il mito omerico e sceglie di misurarsi con la sua irriducibile e «moderna» classicità
L'operazione più sorprendente dell’attesissimo Odissea non consiste nell'aver portato il poema omerico sul grande schermo con un dispiegamento tecnico senza precedenti. Christopher Nolan aveva già dimostrato di saper trasformare concetti astratti in spettacolo popolare, piegando il tempo, la memoria e la storia alle esigenze di un cinema che non ha mai smesso di interrogarsi sulla percezione. In questo suo ultimo film il regista britannico sembra piuttosto fare un passo ulteriore: rinuncia alla tentazione di modernizzare il mito e sceglie invece di misurarsi con la sua irriducibile e «moderna» classicità.
L'Ulisse interpretato da Matt Damon non è tanto l'eroe dell'astuzia quanto un uomo consumato dalla distanza. La guerra di Troia, che in altri adattamenti rappresenta il prologo dell'avventura, diventa una ferita permanente. Ogni approdo è meno una tappa geografica che una variazione del trauma, e ogni mostro affrontato sembra materializzare un frammento della coscienza del protagonista. Nolan evita la lettura psicoanalitica più ovvia, ma costruisce comunque un film in cui il viaggio coincide con un lento processo di riconoscimento di sé.
È un cinema che continua a diffidare dell'immagine digitale come scorciatoia. Le riprese in IMAX, gli effetti speciali e la monumentalità dei paesaggi non hanno soltanto una funzione spettacolare: restituiscono al mito una fisicità quasi archeologica. Le scogliere, il mare, le caverne e le isole non sono fondali, bensì corpi che resistono allo sguardo umano. In questo senso Odissea è vicino a Oppenheimer, ed è probabilmente il film più «materiale» di Nolan, quello in cui la gravità del mondo prevale definitivamente sull'astrazione che aveva dominato opere come Interstellar o Tenet.
La scelta narrativa è altrettanto significativa. Pur ricorrendo ai consueti slittamenti temporali, il regista rinuncia al virtuosismo come esibizione. La frammentazione del racconto non serve a stupire lo spettatore, ma a evocare il funzionamento della memoria, che non procede mai in linea retta. L'epica diventa così un mosaico di ricordi, omissioni e ritorni, più vicino all'esperienza umana che alla cronaca delle imprese eroiche.
Il cast corale evita quasi sempre il rischio della passerella. Anne Hathaway costruisce una Penelope che non vive nell'attesa passiva, ma nella tenace amministrazione dell'assenza; Tom Holland offre a Telemaco un'inquietudine credibile, mentre Robert Pattinson trasforma ogni apparizione in un piccolo esercizio di ambiguità. Anche i personaggi mitologici vengono sottratti alla dimensione puramente fantastica: Circe, Calipso e le Sirene non sono effetti speciali con sembianze umane, ma incarnazioni di possibilità esistenziali, deviazioni del desiderio che mettono continuamente alla prova la volontà del ritorno.
Naturalmente non tutto convince. L'ambizione, come spesso accade nel cinema di Nolan, produce talvolta una certa enfasi didascalica. Alcuni dialoghi sembrano concepiti per spiegare ciò che le immagini avevano già espresso con maggiore forza, appesantendo il ritmo. Ma sono sbavature fisiologiche in un'opera che non teme il confronto con un testo fondativo della cultura occidentale.
Più che un adattamento dell'Odissea, quello di Nolan è un film sulla necessità del ritorno in un'epoca che ha smarrito il significato della «casa». L'eroe non conquista il mondo: scopre che ogni conquista è vana se non conduce a un luogo capace di riconoscerlo. È forse questa la sua intuizione più profonda. Nel trasformare il poema di Omero in un kolossal contemporaneo, Nolan non cerca di renderlo attuale. Dimostra, piuttosto, che non ha mai smesso di esserlo.
Regia: Christopher Nolan; Interpreti: Matt Damon, Anne Hathaway, Lupita Nyong'o, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron; Sceneggiatura: Christopher Nolan; Fotografia: Hoyte Van Hoytema; Montaggio: Jennifer Lame; Scenografia: Ruth De Jong; Distribuzione: Universal. USA/GB, 2026, 180’.
A Firenze è in queste sale: Adriano, Fiamma, Fiorella, Flora, Giunti Odeon, Marconi, Portico, Principe, The Space, Uci.
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17 luglio 2026 ( modifica il 17 luglio 2026 | 14:43)
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