Il teatro totale di Romeo Castellucci
Tra i nomi di riferimento dell'avanguardia, considera la scena una macchina percettiva. Nei suoi lavori ricorrono immagini sacre del passato mescolate a elementi contemporanei. Un ritratto del regista che il 4 agosto debutta al Festival di Salisburgo con l'opera di Olivier Messiaen dedicata a San Francesco
venerdì 17 luglio 2026
Il teatro totale di Romeo Castellucci
Tra i nomi di riferimento dell'avanguardia, considera la scena una macchina percettiva. Nei suoi lavori ricorrono immagini sacre del passato mescolate a elementi contemporanei. Un ritratto del regista che il 4 agosto debutta al Festival di Salisburgo con l'opera di Olivier Messiaen dedicata a San Francesco
di Pierluigi PanzaRomeo Castellucci (Cesena, 1960) è uno dei maggiori innovatori del teatro contemporaneo. È un «creatore di dispositivi scenici»:ogni spettacolo costituisce un'opera autonoma nella quale la parola perde la centralità tradizionale a favore dell'immagine, della materia, del corpo, del suono. Regista, scenografo, autore delle immagini sceniche e spesso anche dei costumi e del suono dei propri spettacoli, ha ridefinito il rapporto fra testo, immagine e spettatore.
Castellucci ha una formazione Beaux-Arts (Accademia di Belle Arti di Bologna), dove si forma come pittore e scenografo e nel 1981 fonda a Cesena la compagnia Socìetas Raffaello Sanzio, che si distingue per un teatro radicalmente diverso rispetto alle tradizionali avanguardie italiane, ovvero per la costruzione di un teatro eminentemente iconico, nel quale l'immagine diventa veicolo del pensiero. L'opera di Castellucci nasce dall'idea che il teatro non debba raccontare una storia, ma produrre un'esperienza e i suoi spettacoli fondono pittura, musica, filosofia, iconografia religiosa... Ricorrenti sono le immagini sacre di Medioevo e Rinascimento miste a elementi di zoologia,palloni da basket, automobili… oggetti che lo spettatore è chiamato a interpretarle liberamente. Anche il corpo umano e animale diviene materia scenica.
Il suo primo importante spettacolo fu Giulio Cesare (1997); molti dei successivi hanno avuto forti connotazioni spiritualicome il trittico Inferno (2008), ispirato a Dante, Purgatorio (2008), Paradiso (2008) e Sul concetto di volto nel Figlio di Dio (2010): ora è la volta del Saint François di Olivier Messiaen al Festival di Salisburgo 2026 (dal 4 agosto) per l’anniversario di San Francesco.
Negli ultimi decenni Castellucci è diventato uno dei registi d'opera più richiesti al mondo. Ha firmato nuove produzioni per il Festival d'Aix-en-Provence; di Salisburgo; La Monnaie; per l’Opéra national de Paris; per la Bayerische Staatsoper ed è stato grand invité presso la Triennale Teatro (2021-2024)... Ma solo di recente ha avuto una ufficiale commissione da un teatro italiano:il Pelleas et Melisande per il Teatro alla Scala andato in scena la scorsa primavera. In precedenza, il Teatro Comunale di Bologna aveva ripreso l’allestimento di Parsifal nato alla Monnaie di Bruxelles, e i teatri di Roma e Napoli avevano acquisito le sue versioni della Passione secondo Matteo di Bach e del Requiem di Mozart.
Questa concezione del teatro come esperienza originaria, totalizzante ed epifanica, strutturalmente legata alla dimensione del mito e naturalmente destinata a incontri wagneriani da Parsifal a Tannhäuser fino al Ring recentemente interrotto alla Monnaie, fa di Castellucci uno degli interpreti autorevoli della dimensione del sacro sulle scene contemporanee:appunto in Wagner, ma anche nella lettura antilluministica della Zauberflöte di Mozart. Di quest’ultimo si deve ricordare anche un discusso, mistico e spettacolare Don Giovanni al Festival di Salisburgo di qualche anno fa.
Castellucci non separa regia da scenografia e lo spazio scenico diventa per lui una macchina percettiva. Spesso usa grandi superfici monocrome (sarà così anche nel secondo atto del Saint François, tutto bianco), macchinari meccanici, terra, acqua, polvere,fuoco e animali vivi nonché, quasi sempre, immagini ispirate alla pittura rinascimentale, in particolare immagini sacre che vengono utilizzate non con finalità devozionali o provocatorie, ma come patrimonio simbolico della cultura europea.
Per la critica Castellucci è uno dei registi che stanno modificando il linguaggio della scena europea, con «padri nobili» come Jerzy Grotowski, Tadeusz Kantor, Peter Brook e Robert Wilson.Ha ricevuto numerosi premi, fra i quali il Leone d'Argento e il Leone d'oro della Biennale Teatro, il Prix Europa per Nuova Realtà Teatrale, il titolo di Officier des Arts et des Lettres della Repubblica Francese, la laurea honoris causa dall’Università di Bologna ed è Membro dell’Académie Royale de Belgique.
Nell'immagine: Romeo Castellucci (Cesena, 1960).
Su «la Lettura» #763, disponibile in questa App, Pierluigi Panza intervista il regista Romeo Castellucci che ha curato messa in scena di «Saint François d’Assise», opera in tre atti di Olivier Messiaen che debutta il 4 agosto al Festival di Salisburgo (Austria).
16 luglio 2026 ( modifica il 16 luglio 2026 | 20:53)
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