Il mercantile Vlora e lo sbarco di 20mila albanesi diventano uno spettacolo teatrale: «Quella nave ha cambiato l’Italia»
Corriere della Sera - Cultura

Il mercantile Vlora e lo sbarco di 20mila albanesi diventano uno spettacolo teatrale: «Quella nave ha cambiato l’Italia»

Giovedì 16 luglio 2026
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Con «La nave dolce» Daniela Nicosia porta in scena l'omonimo documentario di Daniele Vicari: «Non è un racconto di cronaca ma uno sguardo sull'Europa»

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Il mercantile Vlora e lo sbarco di 20mila albanesi diventano uno spettacolo teatrale: «Quella nave ha cambiato l’Italia»

di Roberto Brumat

Con «La nave dolce» Daniela Nicosia porta in scena l'omonimo documentario di Daniele Vicari: «Non è un racconto di cronaca ma uno sguardo sull'Europa»

Trentacinque anni fa la data dell’8 agosto 1991 rappresentò lo spartiacque tra le cicliche migrazioni che hanno interessato il nostro continente fin dalla preistoria, e la moderna immigrazione. A riportarlo in primo piano, a Rovereto il 17 luglio (ore 21.30) al Giardino di Palazzo Betta Grillo sarà La nave dolce, spettacolo di impatto emotivo e civile scritto e diretto dalla regista catanese Daniela Nicosia, direttrice artistica del Tib Teatro di Belluno che produce questo lavoro interpretato da Massimiliano Di Corato. Farà seguito a Contorni, incursione di danza (alle 20.30) di e con Emily Heather Manica, prodotta dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni. La nave dolce - Premio speciale al 4° Premio Teatrale Mauro Rostagno 2022 e al Premio Gigi Dall’Aglio 2021, racconta l’incredibile vicenda del mercantile albanese Vlora che nel ’91 attraccò al porto di Bari con 20.000 persone attratte dalla libertà. Fu un evento epocale, narrato a tre voci da un giovane attore nei ruoli di un albanese, un barese e un bambino. I 20.000 arrivarono tutti insieme in una piccola città e furono accolti immediatamente, anche se con inevitabile concitazione: per il grande numero dei profughi e l’inesistenza di strutture adeguate, il governo dispose di confinarli provvisoriamente nello stadio divenuto centro di reclusione, dove presto si manifestò una lotta per la sopravvivenza che diede vita alle prime evasioni. E poi c’erano i baresi che accolsero con pasta al forno e focacce quanti trovavano per strada. Lo spettacolo si intitola come il docufilm di Daniele Vicari (Premio Pasinetti alla Mostra del cinema di Venezia 2012) - per gentile concessione di Indigo Film e Apulia Film Commission.

«La nave dolce» rievoca un fatto di cronaca, ma è soprattutto una riflessione sulla solidarietà umana e sulla ricerca della felicità comune a tutti. Daniela Nicosia, com’è nato questo lavoro?
«È stata un’urgenza drammaturgica di anni fa, mia e dell’attore Di Corato. Abbiamo debuttato al Piccini di Bari una settimana prima che i teatri chiudessero per il Covid, scoprendo che in città quella vicenda era ancora molto sentita: non solo dalla comunità albanese, ma anche da quella locale. Non dimentichiamo che gli albanesi arrivati nel 1991 si sono talmente integrati da essere diventati ad esempio i punti di riferimento come costruttori di muretti a secco, produttori di panzerotti e altro. Io nella testa avevo le immagini dei tg che mostravano quella moltitudine di richiusi nello stadio (oggi sede di associazioni culturali, ndr). Così feci dei sopralluoghi, cercai documenti nelle teche Rai e testimonianze di baresi e albanesi di allora; scoprendo che a Belluno, dove vivo, c’è una forte comunità giunta in Italia proprio con quella nave. Poi c’è stato il contatto a Roma con Daniele Vicari regista del docufilm, che ha subito sposato la mia idea».

Mettendo oggi a confronto quel primo colossale arrivo di immigrati e il ripetersi di innumerevoli piccoli sbarchi clandestini, quali valutazioni si sente di fare?
«Vedo che i linguaggi della politica sono gli stessi di allora, quando a confrontarsi erano due anime diverse della Democrazia Cristiana: quella di Cossiga che voleva la detenzione dei migranti e quella del sindaco di Bari, Enrico Dalfino, che proponeva una più umana accoglienza e andava dicendo a tutti: “Sono persone, sono persone!”».

La reazione italiana al fenomeno migratorio, negli anni è cambiata anche nella percezione della gente. Da donna del Sud, avverte una diversità tra le diverse regioni?
«Il nostro non è un racconto di cronaca o buonista. Non farei distinzioni regionalistiche, ma solo ideologiche. Il nostro è uno sguardo sull’Europa e su chi cercava e cerca ancora una via di salvezza».

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16 luglio 2026 ( modifica il 16 luglio 2026 | 18:56)

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