Studiare Filosofia: mettetevi scomodi, perché l'«amore per la sapienza» è sempre rivoluzionario
Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Studiare Filosofia: mettetevi scomodi, perché l'«amore per la sapienza» è sempre rivoluzionario
16 luglio 2026
Embedâ Codice embed copiato negli appuntiDecidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Federico Maria Petrucci / CorriereTv
Studiare filosofia vuol dire predisporre la nostra intelligenza distintivamente umana a sfidare il mondo attraverso domande che siano radicali, rigorose e rivoluzionarie.
Domande radicali perché la filosofia insegna in primo luogo a non interrogarsi semplicemente sul come, ma sul perché. E questo si applica ad ogni ambito: non limitarsi a descrivere un testo, un fenomeno storico, sociale o morale, una teoria scientifica, un'improvvisazione artistica, una percezione o un prodotto dell'Intelligenza Artificiale. Ma chiedersi perché ciò che osserviamo, la realtà che ci sfida, sia così. Quale sia il senso che deriva da questo perché.
Domande rigorose perché studiare filosofia vuol dire acquisire strumenti tecnici del pensiero. Si tratta di capire come si costruisce un argomento in modo valido e corretto, di studiare quei parametri storici e culturali che ci consentono di non abbandonarci alla banalità .
E sono domande rivoluzionarie perché sono libere, non nel senso di casuali o non rigorose. Sono rivoluzionarie perché resistono a ogni costrizione esterna, a ogni gabbia imposta e proprio per questo possono condurre a modificare radicalmente anche la più condivisa e scontata delle idee.
Per filosofia non c'è un piano di studi fisso prestabilito. Generalmente, però, ci sono alcune discipline obbligatorie che di solito si affrontano il primo anno e poi via via insegnamenti a scelta, che talvolta coincidono con corsi avanzati delle discipline di base. Tra le discipline obbligatorie compaiono spesso i grandi settori della filosofia, ovvero le stori della filosofia, dall'antica alla medievale, filosofia teoretica, del linguaggio, morale, logica, estetica.
A queste si aggiungono poi discipline dette affini, ad esempio letterarie, storiche, sociologiche o pedagogiche, tra cui generalmente si può scegliere. In molti corsi di laurea, inoltre, negli ultimi anni sono stati introdotti insegnamenti dedicati alla lettura diretta di testi classici, dall'antichità all'età contemporanea. Insegnamenti che offrono un momento formativo cruciale, quello del corpo a corpo con il testo filosofico.
Naturalmente l'impostazione didattica varia da docente a docente, in modo anche più marcato che in altri ambiti, perché il metodo didattico riflette lo stile filosofico di chi insegna. E proprio questa polifonia di metodi è in realtà uno dei valori fondanti della filosofia.
Formalmente non ci sono prerequisiti per accedere ai corsi di laurea in filosofia. Vale però ciò che disse Picasso: «A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino». In effetti, più che una pregressa conoscenza della materia, sono importanti una forte predisposizione allo studio rigoroso da un lato e creatività dall'altro.
âRigore vuol dire prendere sul serio il significato etimologico di filosofia: amore per la sapienza. Per cui il primo vero requisito è una passione reale per la disciplina, che sorregga la sfida dello studio. Questo perché studiare filosofia in modo autentico comporta uno studio faticoso e complesso, talvolta molto frustrante, che richiede appunto una radicale disponibilità ad impegnarsi nelle sfide del pensiero. E d'altro canto, non si può fare filosofia senza creatività , senza la capacità di esplorare vie di ragionamento nuove, originali, con coraggio e capacità di dissacrare. Ciò che serve, tornando a Picasso, è la volontà di imparare con rigore delle tecniche e insieme la capacità di mettere questo studio al servizio della creatività .
Partiamo da un'esperienza comune, spesso non troppo piacevole. Quando si comunica in famiglia o ad amici di voler studiare filosofia, si riceve spesso uno sguardo abbastanza perplesso, se va bene, sarcastico, se va male, perché «prima occorre pensare a mangiare». La variante bonaria è: «allora puoi insegnare». In realtà entrambe queste affermazioni sono miopi. Probabilmente dipendono da una nozione polverosa di filosofia, che forse era attuale decenni fa. Certo, l'insegnamento rappresenta ancora uno sbocco importante, ma a chi possiede una laurea in filosofia si aprono numerose vie di responsabilità e creatività . Tutti gli ambiti della cultura sono aperti, dall'editoria alla gestione del patrimonio storico e culturale. Ma si va oltre, verso l'impegno nel mondo delle imprese, specie se si passa attraverso master che incanalano le capacità di ragionamento acquisite, o nella comunicazione e nel giornalismo, per arrivare alla collaborazione con le istituzioni pubbliche e private.
Ciascuno di questi sbocchi, peraltro, ha legami specifici con discipline filosofiche, il che consente di orientare la propria formazione, specie nel corso della laurea magistrale. Ma in generale ad essere apprezzata è la grande capacità di analisi e di pensiero che lo studio della filosofia è capace di assicurare.
Io insegno filosofia antica e forse per me tutto è nato davvero dall'incontro con Platone e con chi mi ha insegnato a leggere Platone. Non posso negare che nella scelta per certi versi peculiare di dedicarmi a un pensatore e in generale a un mondo così distanti, alieni più che antichi, abbiano giocato aspetti non esattamente scientifici, come il piacere intellettuale nel perdersi altrove, in una dimensione apparentemente così astratta. Ma ben più di un autore o di un testo specifico, nel corso degli anni ho realizzato che ad essere per me irrinunciabile, soprattutto grazie a chi mi ha insegnato questa disciplina, è un tratto distintivo di Platone, un tratto che a mio avviso caratterizza, o quantomeno dovrebbe caratterizzare, ogni esercizio della filosofia, ovvero la natura agonale del pensiero, quella capacità sfidante e rivoluzionaria di cui parlavo, per cui occorre sempre superare la ripetizione acritica. âOccorre porre la domanda ulteriore. Occorre resistere alla seduzione della banalità , della risposta più semplice, della demagogia.
Video del giorno
Qual è il vero volto della Francia?
Il capo del Pentagono Hegseth lancia «il programma testosterone» per i militari Usa: il videomessaggio
«Così mio figlio si è ucciso per una sfida in rete» #moriredisocial
Totti come Peter Parker: a Roma nessuno lo riconosce. L'idea per lanciare il nuovo film di Spider-Man
Michael Jordan fan di Bruno Mars: l'ex stella Nba al concerto del cantante a Milano