Inizia la Festa della Vittoria, per la prima volta visitabile l'intercapedine in cui fu rinvenuta la statua duecento anni fa
Corriere della Sera - Cultura

Inizia la Festa della Vittoria, per la prima volta visitabile l'intercapedine in cui fu rinvenuta la statua duecento anni fa

Giovedì 16 luglio 2026
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Dal 16 al 20 luglio cinque giorni di mostre, cerimonie e visite guidate per celebrare il bicentenario dalla scoperta. Il Direttore di Brescia Musei Stefano Karadjov: «La Vittoria simbolo di resilienza in una città che evolve»

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Inizia la Festa della Vittoria, per la prima volta visitabile l'intercapedine in cui fu rinvenuta la statua duecento anni fa

di Pietro Keller Cassetti

Dal 16 al 20 luglio cinque giorni di mostre, cerimonie e visite guidate per celebrare il bicentenario dalla scoperta. Il Direttore di Brescia Musei Stefano Karadjov: «La Vittoria simbolo di resilienza in una città che evolve»

«Il ritorno della Vittoria in città dopo il suo restauro a Firenze coincise con lo scoppio della pandemia. Per la vigilia di Natale tenemmo il concerto di Romanovsky (dedicato alla memoria di Benedetti Michelangeli, ndr) nell’aula vuota del Capitolium, mentre Brescia era in zona rossa. Il fotografo Giovanni Gastel scattò alla statua una delle sue ultime foto: sarebbe morto di Covid il marzo successivo». 

Da quando è stata riscoperta, la Vittoria Alata ha significato sempre qualcosa oltre sé stessa: prima l’orgoglio civico della città; durante il Risorgimento, la difesa della patria e l’opposizione allo straniero. Se ne appropriò anche il fascismo, facendone uno dei tanti simboli della romanità invitta, salvo poi vederla trasformarsi nella testimonianza plastica della sconfitta, quando dovette sotterrarla per preservarla dai bombardamenti. E oggi? «Vittoria significa imbarcarsi in una missione individuale che si trasforma in missione civica e collettiva», dice il Direttore di Brescia Musei Stefano Karadjov. «Per me, come hanno dimostrato le circostanze del suo ritorno a Brescia, la statua rappresenta la capacità dell’essere umano di rispondere alle emergenze e di superare le difficoltà con resilienza. E’ il simbolo di una Brescia che cresce ed evolve, ma è anche sempre più integrata e capace di leggere i cambiamenti». 

Nei prossimi cinque giorni, in città la Vittoria Alata torna protagonista: duecento anni dopo il suo ritrovamento (non ne abbiamo la certezza, ma con ogni probabilità fa più caldo adesso di quanto ne facesse allora) Fondazione Brescia Musei e il Comune presentano la «Festa della Vittoria», un concentrato di eventi, mostre e aperture museali speciali dedicate alla cittadinanza, che culmineranno con l’evento istituzionale in programma lunedì 20 luglio in Capitolium.

«Il ritrovamento nel 1826 ebbe un impatto straordinario su Brescia e sulla valorizzazione del suo patrimonio», racconta Karadjov. «Al tempo non esisteva ancora un Museo civico. Pochi giorni dopo la scoperta, Luigi Basiletti (pittore e direttore di quegli scavi, ndr) interpellò in merito la giunta cittadina. Così, mentre il tempio veniva ricostruito, nelle sue aule venne fondato il primo Museo Patrio, formato e gestito direttamente dai cittadini». Da quel momento ebbe inizio la storia dei Musei bresciani: a pochi anni di distanza il Palazzo Tosio e la Pinacoteca divennero, grazie a importanti lasciti, i luoghi cardine della cultura e dell’arte in città. Nel secondo dopoguerra, il Capitolium conservò il ruolo di Museo Romano, mentre le sale del Monastero ospitavano il Museo Cristiano; infine, nel 1998 sorse l’attuale Museo di Santa Giulia. Una storia che sarà protagonista della mostra in programma a novembre, «Tesori. Il grande romanzo dei musei bresciani».

La Festa della Vittoria garantirà un accesso speciale ai luoghi dell’archeologia di Brescia, dal Capitolium al Teatro Romano; sarà possibile visitarli anche in notturna, per la «Notte bianca della Vittoria Alata» prevista venerdì 17. Nei prossimi giorni verranno inoltre inaugurati diversi progetti espositivi: la mostra fotografica «La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza», al Santa Giulia fino al primo novembre; il resoconto del viaggio della statua all’Opificio di Firenze nelle fotografie di Renato Corsini, in Cavallerizza; la mostra del MO.CA «Shaping memories. Arte e moda oltre la Vittoria», a cura di Ilaria Bignotti, Silvia Casagrande e Camilla Remondina.

L’appuntamento essenziale, però, è certamente l’inedita apertura dell’intercapedine del tempio dove, in epoca tardo antica, la Vittoria fu nascosta insieme ad altri oggetti di pregio, per esservi ritrovata duecento anni fa. L’intercapedine aprirà per la prima volta in questi cinque giorni, poi richiuderà a tempo indeterminato. «Ma il mio obiettivo è renderla parte del percorso archeologico», afferma Karadjov. «Speriamo di riuscirci nel prossimo futuro».

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