Odissea, esce oggi il film di Nolan. Il prof Canfora: «Il più grande interprete di Ulisse è Dante. Omero sessista? Ridicolo»
Lo storico, filologo e professore emerito dell'Università di Bari, sulla pellicola del regista inglese in uscita oggi in Italia e che già sta facendo discutere
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Odissea, esce oggi il film di Nolan. Il prof Canfora: «Il più grande interprete di Ulisse è Dante. Omero sessista? Ridicolo»
di Rosarianna RomanoLo storico, filologo e professore emerito dell'Università di Bari, sulla pellicola del regista inglese in uscita oggi in Italia e che già sta facendo discutere
Professore, vedrà l’Odissea di Christopher Nolan?
«Non credo che avrò tempo di farlo e non so se sia così importante».
Luciano Canfora, storico, filologo e professore emerito dell’Università di Bari, non aggiunge altro. Si schiarisce la voce e ammette che preferisce non parlare dell’ultimo film del regista inglese, The Odyssey («non credo che andrò all’Inferno o al Purgatorio per aver deciso di fare a meno di vederlo»), che esce oggi nelle sale in Italia. E sta già facendo discutere. A partire dalla scelta del cast e da chi contesta, per esempio, che un’attrice nera (Lupita Nyong’o) non possa interpretare la donna più bella del mondo, Elena di Troia.
Revisionismo woke o prodotto in linea coi tempi?
«Queste sono sciocchezze che non hanno importanza. Mode che vanno e vengono. È come dire che Maometto non era illuminista perché non aveva letto Voltaire: non poteva leggerlo, ci sono molti secoli di mezzo. Applicare meccanicamente categorie contemporanee a testi così lontani nel tempo non ha molto senso».
Secondo Nyong’o Omero era sessista.
«Battezzare per antifemminista un film così fa ridere i polli. Prendiamo Salomone: secondo l’Antico Testamento aveva un centinaio di mogli e circa settecento concubine. Allora lo buttiamo a mare? Sono cortocircuiti privi di senso. Servono a riempire i giornali».
Nell’Odissea ci sono molte figure femminili di rilievo.
«Direi che è quasi ovvio ripeterlo. È stato detto infinite volte, fino al punto che alcuni studiosi nell’Ottocento pensarono addirittura che l’autore dell’Odissea fosse una donna e non un uomo. Non sapremo mai se sia vero, naturalmente. Ma non è questo il punto».
Al di là delle polemiche, perché l’Odissea continua ad avere una fortuna così grande?
«Perché è un grandissimo libro. La tecnica narrativa dell’Odissea è grandiosa. È il punto di partenza, la matrice, il modello di tutta la letteratura romanzesca mondiale. E già questo basta a spiegare perché sia un poema che può essere continuamente riletto come qualcosa di fresco e di nuovo. I libri, poi, parlano a chi li legge, anche al di là delle intenzioni dell’autore. Di epoca in epoca, i lettori pongono attenzione ad aspetti che altri delle generazioni precedenti magari non avevano visto. E lo stesso vale anche per l’Iliade, ovviamente. Ci si può avvicinare in moltissimi modi: attraverso le traduzioni in prosa, quelle poetiche, il cinema. C’è di tutto, naturalmente».
Quali le più riuscite?
«Ricordo la grande Irene Papas nella parte di Penelope, nella versione realizzata dalla televisione italiana mezzo secolo fa. La televisione italiana allora era molto rispettabile. Oggi molto meno, purtroppo».
E rappresentazioni dell’Iliade, come “Troy”?
«È un film molto criticato. Ne vidi per puro caso, credo in televisione in un albergo, alcune scene iniziali. Ho apprezzato un aspetto che magari può sembrare insignificante: la tecnica dello sbarco. Quando un esercito aggredisce un paese dal mare esiste una procedura militare con caratteristiche precise, e lo sbarco dei Greci nella Troade era reso piuttosto bene».
Da filologo, come consiglia di avvicinarsi al testo?
«Non esistono regole su come insegnare. Ogni insegnante fa il proprio lavoro inventandolo giorno per giorno, alle prese con chi lo ascolta e sulla base della propria preparazione».
Da dove si può partire, allora?
«Un poema antico, scritto in una lingua non ovvia, può essere fruito in diversi modi. Ai principianti, naturalmente, si offrirà una traduzione, purché sia ben fatta. Non deve essere necessariamente in versi, come quella del grande Pindemonte. In Francia, per esempio, Flammarion ha pubblicato più volte traduzioni in prosa dell’Iliade e dell’Odissea».
Ulisse: perché continua ad affascinare così tanto?
«Il più grande interprete della figura di Ulisse si chiamava Dante Alighieri, anche se non aveva letto direttamente l’Odissea. Non poteva leggerla, perché al suo tempo non era possibile avere accesso al testo. Ma ne conosceva il contenuto attraverso fonti indirette e ha avuto l’intuizione più importante in assoluto».
Quale?
«Dante attribuisce a Ulisse un ruolo storico decisivo: quello dell’uomo che cerca di capire, che non si lascia soggiogare dai dogmi e dalle paure e vuole conoscere in prima persona».
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16 luglio 2026 ( modifica il 16 luglio 2026 | 09:15)
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