La Minerva di Batoni «ospite» di Palazzo Cini a Venezia: il capolavoro del «nuovo Raffaello» si potrà ammirare fino a settembre
Opere chiamate a dialogare con la raccolta della casa-museo: l'ultima arrivata è la tela ispirata alle Metamorfosi di Ovidio
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La Minerva di Batoni «ospite» di Palazzo Cini a Venezia: il capolavoro del «nuovo Raffaello» si potrà ammirare fino a settembre
di Veronica TuziiOpere chiamate a dialogare con la raccolta della casa-museo: l'ultima arrivata è la tela ispirata alle Metamorfosi di Ovidio
Non è la creazione di un corpo, ma il momento esatto in cui un corpo diventa umano. È l’attimo fuggente colto da Pompeo Girolamo Batoni nel dipinto Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo (1740-1743), fino al 27 settembre «Ospite a Palazzo» alla Galleria di Palazzo Cini, a Venezia. È il nuovo capitolo dell’iniziativa, giunta alla decima edizione, che porta nella dimora che fu di Vittorio Cini capolavori da musei e collezioni italiane e internazionali, chiamati a dialogare con la raccolta permanente della casa-museo. Una iniziativa in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Centro delle Arti di Lucca.
Ispirata alle Metamorfosi di Ovidio, la scenografica tela, di formato grandioso, racconta un episodio raramente affrontato dalla pittura. Prometeo ha appena modellato in creta una figura umana dalla bellezza ideale, ispirata all’Antinoo del Belvedere; accanto a lui Minerva interviene con un gesto lieve e decisivo, porgendo una farfalla, simbolo della psiche, che infonde l’anima alla creatura. Batoni guarda ai modelli dell’antichità, dall’iconografia dei sarcofagi romani alla statuaria classica, ma li restituisce con una luce limpida e un’eleganza tipicamente settecentesca, con una grande maestria nel disegno, nei panneggi e nella resa dei volumi e delle carni.
Nato a Lucca nel 1708 e trasferitosi giovanissimo a Roma, dove sarebbe morto nel 1787, Batoni è stato tra i pittori più celebrati del suo tempo. Ricercato dall’aristocrazia europea, divenne il ritrattista per eccellenza dei protagonisti del Grand Tour, senza rinunciare a una produzione religiosa e mitologica che gli valse l’appellativo di «nuovo Raffaello». Il quadro, della prima maturità dell’artista, fu commissionato dal marchese Lodovico Sardini di Lucca e concepito come pendant di Atalanta che piange Meleagro morente.
La realizzazione richiese tre anni di lavoro, documentati da una fitta corrispondenza tra artista e committente, fino alla consegna nel 1743, con le cornici progettate dallo stesso Batoni. «In questo contesto il dipinto trova una naturale affinità, quasi una continuità di sguardo tra raccolte diverse ma consanguinee per ambizione e qualità», sottolinea Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini. Dopo una vicenda collezionistica complessa e il rischio di dispersione sul mercato antiquario, l’opera è stata acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con l’obiettivo di riportarla stabilmente nel territorio d’origine. Da quasi tre secoli Batoni conserva sulla tela quell’istante irripetibile in cui la materia aspetta ancora un respiro. Un soffio di vita eterna.
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