Trentodoc Festival, le voci dei protagonisti: «Una rassegna capace di valorizzare una delle eccellenze più rappresentative»
Il racconto del lavoro quotidiano è il cuore del festival: «Imprese, luoghi e comunità che ruotano attorno ad un'idea condivisa»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Trentodoc Festival, le voci dei protagonisti: «Una rassegna capace di valorizzare una delle eccellenze più rappresentative»
di Lorenzo PadoanIl racconto del lavoro quotidiano è il cuore del festival: «Imprese, luoghi e comunità che ruotano attorno ad un'idea condivisa»
«È un’occasione per farsi conoscere, per raccontare il nostro territorio e la nostra eccellenza. E va fatto, perché la bollicina di montagna è davvero una perla», racconta con passione Maria Marangoni. Al Trentodoc Festival proporrà una degustazione in cantina, pensata per seguire l’evoluzione del vino dalla base spumante alla bottiglia pronta, e una giornata più informale, rivolta anche ai meno esperti, tra bollicine, musica e cinema. Portare un turista nei ventuno ettari vitati della piccola azienda di famiglia di Maria, tra Ala e Avio, significa accompagnarlo nel luogo in cui nasce il Trentodoc e provare a farlo innamorare di un vino, di una storia e di un territorio. Significa costruire un’esperienza capace di creare un legame con il Trentino. Può far nascere il desiderio di tornarci o la volontà di continuare a cercare quel prodotto anche una volta rientrati a casa. Tra madre e figlia si apre un dibattito.
Il lavoro quotidiano
«Il vino di montagna, rispetto a un vino normale, ha più freschezza», racconta Mariella de Alessandri, figlia di Maria Marangoni. La madre completa il pensiero: «Sì, freschezza, ma anche eleganza, perché il vitigno di montagna permette di mantenere tutte le caratteristiche del vino: l’acidità, la sapidità e l’aromaticità». Il racconto appassionato del lavoro quotidiano è il cuore del festival. Una rassegna che è «un vero e proprio progetto di sistema, che si fonda su una visione strategica e sul coraggio di guardare lontano», afferma l’assessore provinciale Roberto Failoni, riferendosi al rapporto tra agricoltura e turismo e alla collaborazione tra istituzioni, produttori e operatori dell’ospitalità. Un pensiero simile a quello di Giovanni Battaiola, presidente di Trentino Marketing: «La direzione in cui può crescere l’enoturismo in Trentino è una rete di imprese, luoghi e comunità che ruotano attorno a un’identità condivisa». Quest’anno, ancor più che nelle edizioni precedenti, l’intento è allargare il racconto del Trentodoc oltre le cantine, coinvolgendo ristoranti, enoteche, agriturismi e altri luoghi del territorio.
Degustazioni
Le bollicine di montagna diventano una leva attraverso la quale il Trentino racconta la propria identità. Un po’ come nell’esperienza proposta dal rifugio Doss del Sabion che da 2.101 metri svetta sopra Pinzolo. È prevista una degustazione guidata abbinata alla cucina dello chef stellato Matteo Vergine. Per il gestore Daniele Bertolini si tratta di un’occasione per «raccontare un prodotto del territorio che rappresenta un’eccellenza e che ci permette di fare bella figura con gli ospiti, anche stranieri». Un prodotto, aggiunge, sempre più conosciuto, che manifestazioni come questa aiutano a inserire in una narrazione più ampia della montagna e dell’ospitalità trentina. Sulla crescita del Trentodoc, Failoni porta la propria esperienza empirica, legata alle celebri «giunte fuori porta». Girando per il Trentino ed entrando nei bar, racconta, capita sempre meno spesso di imbattersi in vini non trentini: «Con il presidente Fugatti, ogni volta che accadeva, ci veniva un leggero batticuore. Ma devo dire che ultimamente è più raro non trovare una bottiglia trentina: va molto meglio. Questo vuol dire che c’è un Trentino che vuole crescere».
Valorizzare le eccellenze
L’assessora provinciale Giulia Zanotelli fa invece il punto su questa edizione: «I numeri, con tanti appuntamenti diffusi tra la città e i luoghi di produzione, testimoniano la straordinaria vitalità della nostra agricoltura di montagna e il costante impegno, la professionalità e la passione dei nostri viticoltori». Soddisfatto anche l’assessore comunale Alberto Pedrotti: «È una manifestazione che è ormai un appuntamento consolidato e molto apprezzato, capace di valorizzare una delle eccellenze più rappresentative del nostro territorio. Il festival racconta l’identità del Trentino attraverso un prodotto che ne esprime qualità, tradizione e capacità di innovazione. Per la città è una preziosa occasione per aprire alcuni dei suoi palazzi più prestigiosi e accogliere professionisti del settore, produttori, appassionati e visitatori provenienti da tutta Italia».
LEGGI ANCHEMarzadro, il fatturato vola. La nuova scommessa è l’amaro: «Vogliamo diventi il liquore della nostra regione»di Francesca Negri
Vino, mostra del Teroldego a Mezzocorona: la storia del «sangue di drago» nato da una tradizione secolaredi Francesca Negri
Vino, Lunelli scommette sul Prosecco Superiore: le Cuvée Eroiche di Bisol 1542di Antonino Padovese
Vini dealcolati, Hofstätter: «Vanno valorizzati con la menzione geografica». Nel 2025 vendute 200mila bottiglie, l’80 per cento sul mercato italianodi Francesca Negri
Vai a tutte le notizie di Trento
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino
15 luglio 2026 ( modifica il 15 luglio 2026 | 18:02)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Trento, il video: impugna un tombino e lo usa come ariete per sfondare la porta del bar tabacchi e rubare i Gratta&Vinci
Le immagini dalla telecamera di sicurezza che ha ripreso l'assalto
LA PRIMA PAGINA DI OGGI