Se Morricone incontra Caterina Bueno, Chopin e i Jethro Tull: con Tesi e Zampini nasce il «Camerock»
La storia di un amicizia nata in culla 70 anni fa a Pistoia. Uno è diventato direttore del Conservatorio Cherubini di Firenze e flauto nell'orchestra di Ennio Morricone, l'altro è allievo della Bueno e uno dei principali interpreti dell'organetto diatonico al mondo. Il destino li ha fatti ricontrare per caso
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Se Morricone incontra Caterina Bueno, Chopin e i Jethro Tull: con Tesi e Zampini nasce il «Camerock»
di Edoardo SemmolaLa storia di un amicizia nata in culla 70 anni fa a Pistoia. Uno è diventato direttore del Conservatorio Cherubini di Firenze e flauto nell'orchestra di Ennio Morricone, l'altro è allievo della Bueno e uno dei principali interpreti dell'organetto diatonico al mondo. Il destino li ha fatti ricontrare per caso
Riccardo Tesi e Paolo Zampini (foto Niccolò Cambi/Massimo Sestini)
Paolo Zampini e Riccardo Tesisono nati a tre giorni di distanza l’uno dall’altro, a luglio del 1956. Prima di condividere la passione per la musica, e ora i palcoscenici, hanno condiviso la maternità dell’ospedale di Pistoia. Amici inseparabili all’età di 13 anni, poi «per mezzo secolo ci siamo persi di vista». Si sono ritrovati più o meno casualmente su un divano due anni fa. Il primo era da poco andato in pensione come direttore del Conservatorio Cherubini di Firenze, dopo una vita a suonare il flauto nell’orchestra di Ennio Morricone. Il secondo da instancabile giramondo dei festival di world music, perché è uno dei più apprezzati interpreti dell’organetto diatonico a livello internazionale. Due numeri uno nei rispettivi campi, due mondi musicali finora lontani. «Siamo nati insieme, entrambi pistoiesi, vecchi amici, perché per i nostri 70 non facciamo un disco insieme?» si sono detti. Ed eccolo qui, due anni dopo, Camerock. Uno splendido incontro tra musica da camera, progressive, jazz, etnica. Tutto. Che il 15 luglio debutta — dopo un’anteprima nella loro città — sulla terrazza del Forte Belvedere.
Chi ha coinvolto l’altro?
Zampini: «Lui. Non ci pensi due volte di fronte a una proposta così. Siamo partiti da Living in the Past dei Jethro Tull, il pezzo che ci ha fatto innamorare della musica da bambini. Poi, uno dei suo brani preferiti è la colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso, che io ho registrato nel 1988 in studio con Morricone. Fili che ci uniscono ce ne sono tanti».
Tesi: «Ci siamo sempre osservati a distanza, ma quasi mai incrociati. Poi una volta, seduti per caso insieme sul divano di un giornalista, guarda caso quello che ci sta intervistando adesso, mi è balenata l’idea di un disco insieme. Ma come trovare un punto di incontro? Partire dai Jethro Tull era ovvio: è stato il nostro imprinting».
Zampini, in «Camerock» ha scritto la sua prima canzone nella vita, a 70 anni.
Zampini: «Dedicata alla mia mamma, Ademy. Ero molto imbarazzato a chiedere a Riccardo di farlo. Ma mio nonno Abele, babbo della mia mamma, suonava l’organetto come Riccardo. Sono cerchi della vita che si chiudono».
Come eravate da bambini?
Zampini: «Io volevo suonare la batteria, usavo i fustini del detersivo. Lui l’organetto a pile. A un certo punto salta fuori Living in the Past e rimaniamo fulminati. Ci arruoliamo nella Banda Borgognoni di Pistoia: il maestro era un flautista, ho imparato lì. Riccardo invece si fermò al solfeggio, non è mai riuscito a superare quello scoglio e la sua storia prese un’altra direzione. Io invece iniziai la strada accademica ma fui buttato fuori dal Conservatorio per troppe assenze, dovevo finire la scuola di geometra: credo di essere l’unico direttore di Conservatorio che è stato cacciato dal Conservatorio».
Entrambi avete seguito le orme di due grandi maestri: Morricone per Zampini e Caterina Bueno per Tesi.
Zampini: «Lavorare con Morricone significa imparare a maneggiare tutti i generi: classica, contemporanea, pop, rock, canzoni, quel mondo è come se me lo avessero cucito addosso. Il mio sogno non era entrare in orchestra ma affrontare ogni giorno qualcosa di diverso, da Piovani e Ortolani, agli Squallor. Ho fatto La Corrida per 10 anni con Pregadio. Mi ha reso eclettico, o forse lo ero già a 13 anni mentre suonavo sui fustini».
Tesi: «Caterina Bueno mi ha strappato da un ignobile futuro da psicologo a un passo dalla laurea. È un puro caso che sia diventato musicista. Dopo un anno mi accorsi di non aver più aperto un libro di psicologia e di aver studiato 8 ore di organetto al giorno».
In questa coppia convivono: classica, prog, musica etnica e pop, decenni di ricerca.
Tesi: «Non si intitola Camerock a caso: ci sono gli elementi rock dalla nostra infanzia, il timbro classico del flauto, del violoncello e del pianoforte e quello etnico dell’organetto».
Se Ennio Morricone e Caterina Bueno si incontrassero in paradiso, cosa direbbero?
Tesi: «Spero che sarebbero contenti di aver creato questi due strani animali musicali. Caterina aveva un approccio creativo nei confronti della tradizione, ho imparato da lei a non aver paura di “tradire” la tradizione: come si evince dal verbo latino tradere, trasportare nel futuro. Mi ha insegnato a prendere dei rischi».
Camerock è un luogo musicale dove troviamo Chopin che nuota nel Mediterraneo e Morricone che dialoga con Ian Anderson, parole vostre.
Zampini: «Firenze ha fatto da culla a Listz, Mozart, l’humus è quello. Ma ai loro tempi nessuno faceva solo musica classica, si campava suonando tutto, dalle riduzioni d’opera alle bande alle canzoni napoletane, il liscio. Purtroppo quell’Italia non c’è più come quel modo di suonare dal vivo ogni momento».
Tesi: «Il Mediterraneo è il comune denominatore della mia musica sempre, sono commistioni che abbiamo dentro».
Quale colore, sapore, odore e immagine rappresentano per voi «Camerock?
Zampini: «Una casa colonica di quelle di una volta, in pietra, color bordeaux, che sa di ginger e profuma di incenso».
Tesi: «Un pastello agrodolce che sa di sandalo, in riva al mare, all’alba, come il brano Primo sole».
Siete diversi ma complementari anche come caratteri e caratteristiche: il vulcanico Tesi e il razionale Zampini.
Zampini: «Riccardo vive in uno stato di creatività perenne, non smette mai di pensare alla musica».
Tesi: «I nostri caratteri si fondono bene con grande complicità. Lui è serio, affidabile. È un’ancora, musicalmente solidissimo. Con un flautista così, che suona tutto e in modo così aperto, è facile scrivere. Non ha le rigidità o la presunzione degli altri musicisti classici».
La vostra versione di «Nuovo Cinema Paradiso» è molto originale.
Tesi: «Quando fai una cover la devi sempre personalizzare, non puoi rifare l’orchestrazione di Morricone senza lui a dirigerla. Che senso avrebbe? È una delle più belle melodie che abbia mai sentito, quella che avrei sempre voluto scrivere: con un intro tutto flauti ha un’atmosfera sospesa, sempre in aria, larga, respira, ci abbiamo messo molto a trovare il modo di farla come la sentiamo noi. L’originale è insuperabile, dovevamo dargli un altro colore».
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15 luglio 2026 ( modifica il 15 luglio 2026 | 08:55)
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