Destino, la direzione inevitabile del futuro, impossibile da prevedere
Corriere della Sera - Cultura

Destino, la direzione inevitabile del futuro, impossibile da prevedere

Martedì 14 luglio 2026
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Una delle parole più nobili, insieme a sorte, fortuna e fato, per disegnare l’imponderabile e cercare di dargli un senso

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Destino, la direzione inevitabile del futuro, impossibile da prevedere

di Paolo Fallai

Una delle parole più nobili, insieme a sorte, fortuna e fato, per disegnare l’imponderabile e cercare di dargli un senso

Illustrazione di Doriano Solinas

Che smania cercare di indovinare il futuro. E siccome non ci riusciamo e non ci siamo mai riusciti, ecco il fiorire di parole che danno una cornice a questo quadro che si manifesta solo quando è finito (e la pittura è asciutta). Destino è una di queste: indica una serie di eventi inevitabili che accadono secondo una linea temporale prestabilita, considerata indipendente dalla volontà umana.

L’origine latina. La parola deriva dal latino destinare (fissare, stabilire, decretare), formato dal prefisso intensivo de- e dal verbo stinare, una forma allungata della radice indoeuropea sta- (stare, fermare, far stare). Letteralmente significato qualcosa che "sta" in modo saldo, che è stato fermato, stabilito o fissato in anticipo. Dal punto di vista linguistico condivide la stessa radice di parole come ostinarsi e distanza.

Il significato moderno. Nel linguaggio contemporaneo, il termine assume diverse sfumature a seconda del contesto. Forza sovrumana: una potenza misteriosa e imperscrutabile che regola e guida le vite umane. Sorte futura: il futuro o la conclusione inevitabile a cui va incontro una persona, un popolo o un oggetto (ad esempio "il destino dell'azienda è segnato”). Vocazione o meta: il fine ultimo a cui si tende o per cui si è nati.

Una famiglia numerosa. Sono molte le parole che da sempre ci aiutano a interpretare l’orizzonte misterioso del futuro. Destino è una di queste insieme a fato, sorte, fortuna. La filosofia e la lingua italiana ci indicano una distinzione cruciale tra destino e fato: il fato (fatum, dal latino fari, "detto"): è la parola irrevocabile degli dei, una necessità assoluta, cieca e del tutto immutabile. Il destino pur essendo legato a una forza superiore, lascia storicamente all'essere umano un margine di scelta e di azione. Rappresenta la traiettoria o la meta, ma l'uomo mantiene la libertà di decidere come percorrerla.

I misteri del sorteggio. La parola sorte, invece, deriva dal latino sors (genitivo sortis), che originariamente indicava una tessera di legno o di pietra usata dagli antichi Romani per i sorteggi o le pratiche divinatorie. Dal latino sortis deriva anche il verbo sorteggiare. Quindi dall’indicare quello che viene estratto casualmente, il termine ha assunto l'accezione astratta di destino o fatalità, inteso come l'insieme degli eventi imprevedibili che regolano la vita umana.

Dal significato neutro al favore. Forse dobbiamo partire un po’ più da lontano. Proprio dalla parola forse, figlia del latino fŏrsit, composta dal sostantivo fors “sorte, caso” e dal verbo sit “sia”. Letteralmente vuol dire “sia destino”, ma ci racconta molto di quanto i nostri trisavoli fossero coscienti della presenza dell’imprevedibilità nella nostra vita. E di quanto dovessero in qualche modo arrendersi all’incertezza. Dalla stessa radice è nata la parola fortuna, parola che indicava originariamente un concetto neutrale: un evento imprevedibile che poteva rivelarsi tanto favorevole quanto nefasto. Solo nel tempo il termine ha subito uno slittamento semantico, restringendosi fino a diventare sinonimo quasi esclusivo di esito positivo e buona sorte. Tanto da aver creato i presupposti per la nascita del termine opposto, sfortuna, grazie al decisivo contributo del prefisso negativo “s-“.

Dagli auspici all’altare. Nella religione romana, Fortuna (con la iniziale maiuscola)era la dea del caso, del destino e della prosperità. I romani credevano che governasse gli eventi umani e le dava il potere di elargire o togliere ricchezze, successo e felicità. Spesso veniva rappresentata come la "dea bendata" (per simboleggiare l'imparzialità e l'imprevedibilità del destino) con in mano una ruota o una cornucopia. Il suo corrispettivo nella mitologia greca era la dea Tiche. Uno dei templi più importanti a lei dedicati era il Santuario della Fortuna Primigenia nella città di Praeneste (oggi Palestrina, in provincia di Roma).

Una citazione letteraria.Se voler fu o destino o fortuna / non so; ma passeg­giando tra le teste, / forte percossi il piè nel viso ad una. La terzina appartiene alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Più precisamente, si tratta dei versi 76-78 del Canto XXXII dell’Inferno. Siamo nel profondo dell'Inferno, nella "Antenora" (la seconda zona del nono cerchio), dove sono puniti i traditori dei parenti. I dannati sono immersi nel ghiaccio fino al collo. Mentre Dante cammina tra le teste che spuntano dal ghiaccio, colpisce accidentalmente (o per destino/volontà divina) il volto di un dannato con il piede. L'anima colpita è Bocca degli Abati, un nobile fiorentino accusato di aver tradito i guelfi nella battaglia di Montaperti.

La filosofia (e il moderno disincanto) di Leopardi. «L'orrore e il timore della fatalità e del destino si trova più, anche oggidì che la superstizione è quasi bandita dal mondo, nelle anime grandi e forti che nelle mediocri, per cagione che i desideri e fini di quelle sono fissi, e ch'elle li seguono con ardore, con costanza e risoluzione invariabile». Così, nello Zibaldone di pensieri, il diario personale del poeta, Giacomo Leopardi sostiene che le anime grandi hanno desideri profondi e scopi immutabili. Al contrario, le anime mediocri cambiano costantemente direzione, adattandosi facilmente alle circostanze. Sembra scritto in questi giorni.

14 luglio 2026

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