Studiare Ingegneria Informatica e dell'AI: metodo e creatività per trasformare le idee in progetti sostenibili e realizzabili
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Studiare Ingegneria Informatica e dell'AI: metodo e creatività per trasformare le idee in progetti sostenibili e realizzabili

Martedì 14 luglio 2026
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Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali

Studiare Ingegneria Informatica e dell'AI: metodo e creatività per trasformare le idee in progetti sostenibili e realizzabili

14 luglio 2026

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Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali

Federica Pascucci / CorriereTv

Studiare Ingegneria Informatica vuol dire non fermarsi alla teoria, ma imparare a costruire qualche cosa che prima non esisteva. Per fare questo ci vuole ovviamente rigore, disciplina, ma anche creatività e responsabilità.
Ma chi è un ingegnere? Chi è questo animale mitologico? La definizione più carina che mi hanno dato nel corso degli anni è: «Una persona che risolve i problemi leggendo i libri». Ed effettivamente questa definizione coglie due aspetti, da una parte imparare a trasformare un'idea in un progetto, un bisogno in un prodotto e dall'altra l'utilizzo del pensiero logico analitico e del rigore delle discipline come matematica e fisica. Però, non cattura altre due aspetti che sono: la creatività, perché ogni problema tecnico ha tante soluzioni e bisogna scegliere la migliore, e la responsabilità, perché ciò che un ingegnere progetta, ad esempio un modello di intelligenza artificiale, ha un forte impatto sul benessere delle persone e anche sulla sostenibilità ambientale.

L'Ingegneria Informatica appartiene all'Ingegneria dell'Informazione, che comprende anche quella Elettronica, dell'Automazione e delle Telecomunicazioni. Questi sono più o meno i percorsi che si possono trovare in questa macroarea. Ovviamente tutti questi percorsi differenti hanno una loro base comune che si studia principalmente durante il primo anno e quindi in questo anno ci si approccerà a materie tipo matematica, fisica, chimica, ai primi rudimenti dell'informatica, perché ovviamente l'ingegneria ha un linguaggio comune fatto di rigore scientifico, che si forma principalmente nel primo anno. Nel secondo anno si comincia a consolidare la base comune e si comincia a differenziare: in particolare si studiano materie quali l'intelligenza artificiale e il machine learning. Si cominciano a vedere i fondamenti di automatica e delle telecomunicazioni, quindi si crea un altro linguaggio comune che è il linguaggio comune della macroarea. Arrivati al terzo anno si va in verticale sugli indirizzi un po' più specifici e si approfondiscono per esempio, nel campo dell'automazione, la robotica, nel campo dell'informatica, i sistemi informativi e le reti di calcolatori oppure ancora approfondimenti ulteriori di intelligenza artificiale oppure, nelle telecomunicazioni, si studiano i vari tipi di comunicazione o anche, per quello che riguarda bioingegneria, tutte quelle specifiche discipline che sono proprie di questa materia infatti.

Per affrontare lo studio Ingegneria Informatica così come tutte le Ingegnerie ci vuole una cassetta piena di attrezzi di tipo tecnico, quindi solide basi di matematica e fisica e una buona capacità logica analitica. Però soprattutto ci vogliono tante soft skill perché in realtà l'ingegnere ha bisogno innanzitutto di metodo di studio. È fondamentale saper organizzare il tempo, avere costanza, capacità di gestire più esami in parallelo, avere capacità di problem solving, non inteso solo come competenza tecnica, ma proprio come atteggiamento.
Il saper lavorare in gruppo perché capita di fare dei laboratori, dei lavori di gruppo, ma poi perché studiare insieme vuol dire incrociarsi in un puzzle di conoscenza. Infine ci vuole tanta resilienza, declinata come tenacia e costanza, perché non sempre, se si supera il primo colpo.

Ci sono moltissimi sbocchi lavorativi per l'Ingegneria Informatica. Si potrebbe dire che l'ingegnere informatico è un po' come il nero sta bene su tutto. Perché? Perché ha proprio una mentalità, una forma mentis che applicabile ai settori più disparati: li si può trovare in contesti aziendali, ma anche nei percorsi di consulenza dove le competenze ingegneristiche si uniscono a quelle di processo e di strategia. Ci sono sbocchi anche nella parte di digitalizzazione, che ovviamente in questo momento è piuttosto forte, ma anche nel contesto della pubblica amministrazione perché un ingegnere informatico in questo momento di digitalizzazione sta bene anche in un ambiente di pubblica amministrazione. Ci sono poi altre strade che sono per esempio proseguire nella ricerca e dopo la magistrale affrontare un percorso di dottorato oppure diventare imprenditori e quindi da un'idea progettuale far nascere un impresa vera e propria.

Ingegneria a me ha insegnato soprattutto che la determinazione conta almeno quanto il talento perché è un percorso impegnativo che ci mette alla prova e per questo permette di scoprire delle risorse che non si pensa di avere. La costanza, il metodo, soprattutto la fiducia in se stessi. Poi io porto il mio punto di vista personale di donna in un ambiente prevalentemente maschile. All'inizio ci si sente un po' fuori luogo, quando si entra in una riunione con tutti gli uomini o in un'aula con una prevalenza maschile, però si scopre che la competenza non appartiene al genere. Oltretutto in questo periodo moltissime realtà aziendali e universitarie lavorano sull'inclusione e quindi è bello anche far parte di questo cambiamento. In conclusione, l'ingegneria non mi ha solo insegnato a risolvere problemi tecnici, ma ha anche insegnato qualcosa di più su me stessa, sul fatto di mettersi alla prova, perché, e questo lo consiglio a tutti coloro che volessero intraprendere un percorso del genere, alla fine gli sforzi vengono ripagati.

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14 luglio 2026 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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