Taormina, l'Alta moda di Dolce&Gabbana celebra le dee e le donne siciliane
In prima fila Jennifer Lopez, fulgida divinità, lo show aperto da Léonie Cassel, vestita di fiori
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Taormina, l'Alta moda di Dolce&Gabbana celebra le dee e le donne siciliane
di Anna Paola MeroneIn prima fila Jennifer Lopez, fulgida divinità, lo show aperto da Léonie Cassel, vestita di fiori
Benvenuti nel sogno siciliano di Dolce&Gabbana che, dopo l'Alta gioielleria, cede il passo all'Alta Moda e sfila nello scenario incantato del Parco Botanico Radicepura. Lo show, intitolato «Le Devote delle Dee dell’Olimpo», è aperto da Léonie Cassel vestita di fiori, e celebra le donne siciliane. In prima fila siede Jennifer Lopez, vestita di cristalli e oro e fulgida come una divinità.
«La Sicilia è una terra dove i fiori vengono offerti come dono. Dove le processioni diventano poesia... Le devote raccolgono rose, gelsomini e zagare. Intrecciano corone. E come le sacerdotesse, decorano gli altari in un rito di eterna bellezza. Ogni gesto è un omaggio. Ogni ricamo è una preghiera. Ogni abito è una dichiarazione d’amore». Ed eccoli gli abiti, un trionfo di fiori, la celebrazione del sublime, un racconto dove le dee rappresentano il sogno. Le devote impersonano la vita. Le dee simboleggiano l’eternità. Le devote incarnano l’umanità. Le dee scendono dall’Olimpo. Le devote le attendono sulla terra. Ed è proprio nell’incontro tra queste due dimensioni che nasce la magia dell’Alta Moda. Il mito viene accolto in Sicilia, un paradiso mediterraneo. Un giardino infinito di palme, fiori e agrumi, illuminato da ori barocchi. La vera protagonista di questa collezione è la devozione alla bellezza. Quella bellezza che da sempre vive in Sicilia.
E Radicepura è lo scenario ideale per accompagnare questo racconto. Esteso su 5 ettari alle pendici dell'Etna, è un cuore verde del Mediterraneo che sorge su un terreno vulcanico fertile che ospita oltre 5mila varietà e 3mila specie vegetali e sul quale sorge il Palazzo Nobiliare, antica dimora di campagna realizzata da sapienti maestranze siciliane nel XIX secolo, e il Palmento, un gioiello di archeologia industriale dove un tempo si pigiava l’uva dei vitigni coltivati all’ombra dell’Etna. Il profumo del mosto ne impregna ancora oggi le pareti di pietra lavica che affascinarono anche Francis Ford Coppola che qui girò alcune scene del «Il Padrino - parte II».
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14 luglio 2026 ( modifica il 14 luglio 2026 | 16:52)
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