Nicoletta Deponti (Rtl): «Jim Morrison? Uno sciamano, oggi non c'è nessuno come lui»
Il film The Doors (restaurato) di Oliver Stone torna al cinema a Orio, Curno, Bergamo, Stezzano e Treviglio. Visto insieme alla speaker radiofonica
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Nicoletta Deponti (Rtl): «Jim Morrison? Uno sciamano, oggi non c'è nessuno come lui»
di Federico FumagalliIl film The Doors (restaurato) di Oliver Stone torna al cinema a Orio, Curno, Bergamo, Stezzano e Treviglio. Visto insieme alla speaker radiofonica
Nicoletta Deponti, speaker di Rtl
«Subito all’inizio, sento "Riders on the Storm" e già mi viene da piangere. È il brano dei Doors che preferisco». Nicoletta Deponti approccia «The Doors» con orecchio e sguardo non indifferenti: «Un gran bel film!». L’incrocio è suggestivo. La speaker (trevigliese) di RTL 102.5 è una voce simbolo della radiofonia italiana. Il regista Oliver Stone è una voce critica della società americana. Jim Morrison è la voce, il corpo e l’anima, inquieta, di più generazioni. L’occasione è il ritorno in sala del cult classe 1991, in edizione restaurata, con Val Kilmer «eccezionale e somigliantissimo protagonista». L’uscita speciale di «The Doors» coinvolge – ancora oggi (14 luglio) e domani, distribuito da Lucky Red – a Bergamo il cinema Conca Verde e in provincia l’Anteo di Treviglio, l’Arcadia di Stezzano, il Notorious di Curno e l’Uci di Orio.
Jim Morrison
Nicoletta, secondo gli attuali parametri (vedi il recente successo «Michael», Jackson) il film «The Doors» si sarebbe potuto intitolare diversamente. Anche solo con il nome proprio, del leader della band americana.
«Il film è lui, Jim. Gli altri tre componenti della band sono lasciati ai margini. In genere, io detesto i biopic musicali e i musical. Con rare eccezioni come “Jesus Christ Superstar”, un classico. All’epoca non avevo visto “The Doors”, ma sono contenta di averlo recuperato ora. La regia lisergica di Oliver Stone ha puntato, come ovvio, sul lato pop del personaggio. Jim Morrison però, è stato anche un uomo colto e un poeta. Non soltanto la star drogata, alcolizzata, dedita agli stravizi».
Gli eccessi l’hanno condotto alla prematura scomparsa, a Parigi, nel 1971. Jim Morrison fa parte dell’agghiacciante “Club 27”. Fra i leggendari musicisti morti come lui a ventisette anni, ci sono Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Amy Winehouse.
«Le star contemporanee sono super salutiste, fanno sport, si prendono cura di sé stesse. In un’altra epoca, genio e sregolatezza viaggiavano insieme. Kurt Cobain era un grandissimo talento? In tutta onestà, i suoi Nirvana non mi hanno mai fatto impazzire. Lui è rimasto nella storia, perché era bellissimo ed è morto troppo giovane. Pur nella follia, Jim Morrison aveva un carisma eccezionale. Pareva un profeta, uno sciamano. Del suo spirito contestatore non ha mai avuto paura. Ai tempi nostri, può esistere qualcosa di lontanamente paragonabile? Io non credo».
Che ne dice di Bruce Springsteen?
«Lui è uno che non le manda a dire. Ma gli artisti apertamente contro sono sempre più rari. Mi domando perché chi riempie gli stadi non si esponga. In Italia, Vasco ogni tanto “le caccia forti”. Ligabue o Jovanotti, che pure potrebbero, lo fanno meno. In tal senso apprezzo Gio Evan. Nella sua dimensione, è uno che canta spesso la libertà di amore e di pensiero».
Tocca guardare al passato, al cinema come nella musica. Radio Freccia, emittente dedicata del gruppo RTL, ribadisce che il rock non è morto. Concorda?
«Certo. Il rock è ancora seguitissimo e Freccia è attenta anche ai giovani. A lavori recenti, la sua programmazione alterna amarcord che devono rimanere. Siano dei Doors o degli America, ad esempio».
La nuova «America Inc.» aggiorna la hit del 1979, che Gianna Nannini reinterpreta con Marracash. Ha un testo non banale: «(America) … che cerchi di tornare grande di nuovo». Che rapporto ha con la cultura musicale statunitense?
«Quanta bella musica gli Usa ci hanno dato e continuano a darci. Penso a Billie Eilish, mi fa impazzire. Spero resista. Oggi gli artisti sono sempre più fragili. Per quanto riguarda la Nannini, trovo che “America” sia la sua canzone migliore. E fra le italiane più belle. Oltre ad essere un pezzo di contestazione».
Vai a tutte le notizie di Bergamo
Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo
14 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA