Venezia, il padiglione russo e la revoca dei fondi Ue alla Biennale: ecco i settori colpiti dai tagli
Corriere della Sera - Cultura

Venezia, il padiglione russo e la revoca dei fondi Ue alla Biennale: ecco i settori colpiti dai tagli

Martedì 14 luglio 2026
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Due milioni (su 5) in meno per giovani registi e mercato alla Mostra del Cinema. E il Cremlino ringrazia per il padiglione. Peskov portavoce di Putin: a Venezia dimostrazione di libertà

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Venezia, il padiglione russo e la revoca dei fondi Ue alla Biennale: ecco i settori colpiti dai tagli

di Sara D'Ascenzo

Due milioni (su 5) in meno per giovani registi e mercato alla Mostra del Cinema. E il Cremlino ringrazia per il padiglione. Peskov portavoce di Putin: a Venezia dimostrazione di libertà

Le proteste davanti al padiglione russo alla Biennale (foto Pattaro/Vision)

E alla fine il conto lo paga il Cinema. A tre giorni dalla decisione dell’Unione Europea di interrompere il finanziamento di due milioni in tre anni alla Biennale per la partecipazione della Federazione Russa all’ultima Biennale d’Arte, è tempo di capire come si assesterà la fondazione veneziana di fronte a un taglio che per Ca’ Giustinian è «marginale» e va a colpire il progetto «Biennale Cinema 360 - Vpb (Venice Production Bridge) and College». Ovvero il finanziamento ai giovani registi e produttori che col College hanno la possibilità di sviluppare un lungometraggio e quello al Vpb, il complesso delle attività di mercato cinematografico che si svolgono durante la Mostra, favorendo la nascita di nuovi progetti.
Il taglio di due milioni rappresenta il 38,7% del progetto - si legge nel portale del Creative Europe Programme (Crea) - che ammonta a 5.161.318,34 euro in tre anni, dal 2025 al 2028. Il che significa che ogni anno al progetto verranno a mancare un po’ meno di 700 mila euro.

Il Cremlino ringrazia la Biennale

Dalla Biennale, dopo la nota di sabato, nessun commento. Chi invece ci tiene a dire la sua è il Cremlino, che ha espresso «gratitudine» alla Biennale Venezia per avere mantenuto la collaborazione con la Russia e consentito l’apertura del Padiglione russo, come ha dichiarato il portavoce di Vladimir Putin Dmitry Peskov all’Agenzia di stampa russa Tass: «Vorrei esprimere gratitudine a coloro che hanno collaborato e continuano a collaborare con i nostri rappresentanti, e congratularmi con loro per il fatto che sono liberi da questa mentalità chiusa che attualmente domina in Europa». Una dichiarazione che non può non mettere in imbarazzo un governo già molto in imbarazzo, tanto da dare una implicita consegna del silenzio sulla sospensione dei fondi e sulla Biennale. E una dichiarazione che arriva nelle stesse ore in cui l’Alta Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, giustifica il taglio dei finanziamenti con una condanna ancora più dura: «Il sostegno alla cultura non deve diventare strumento per insabbiare l’aggressione», equiparando la decisione della Biennale a quella del Cio di riammettere la Russia alle qualificazioni per le prossime Olimpiadi, perché sembra «una ricompensa per le uccisioni dei civili».

Il silenzio dei protagonisti

I protagonisti dell’affaire che fino a qualche mese fa ha dilaniato il centrodestra non parlano: nulla trapela dalle parti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, nulla dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, che tutto ha lasciato intendere nella nota di sabato sera in particolare facendo sapere di «attendere dall’Eacea una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti». E in effetti un atto formale ancora non è arrivato a Ca’ Giustinian e se all’Europa si chiede ufficialmente di spiegare la decisione si rimanda al post di «X» dalla finlandese Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea.
Chi parla è invece il Veneto, che nella giornata di domenica si è schierato senza se e senza ma con la Biennale: dal governatore Alberto Stefani al predecessore Luca Zaia. Ma in tanto rumore per la Biennale si registra il silenzio del sindaco di Venezia SimoneVenturini, il quale, interpellato, preferisce non rispondere. Dall’entourage trapela la stima per Buttafuoco, ma nessuna dichiarazione ufficiale dal primo cittadino veneziano, che si riserva di parlare il 15 luglio durante la riunione del cda della Biennale dove siede di diritto.

Futuro Nazionale e Lega all'attacco

Come mesi fa si consuma dunque sulla Biennale una battaglia di posizionamento tra Lega e Fratelli d’Italia. Con il fronte dei vannacciani che si spinge ancora più in là, accusando il governo, con Stefano Valdegamberi, di «sottomissione» alla Ue: «Invece di difendere l’autonomia delle proprie istituzioni e le decisioni assunte da un suo rappresentante alla Biennale, sembra preferire piegarsi al diktat di Bruxelles». Guarda caso il 13 luglio anche la Lega ha alzato i toni con la consigliera regionale Rosanna Conte: «La richiesta dell’Europa di togliere il contributo da due milioni di euro che da tempo garantiva alla Biennale di Venezia è una decisione inaccettabile, un atto di arroganza e di ostilità senza precedenti contro una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo. Chiedo al Governo una vera controffensiva istituzionale e politica». E magari anche un nuovo finanziamento.

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