È il marketing che fa grandi le università?
Oggi gli atenei lavorano soprattutto per le classifiche. Ne avremo di migliori inseguendo il mercato?
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È il marketing che fa grandi le università?
Paolo Fallai | 13 luglio 2026Oggi gli atenei lavorano soprattutto per le classifiche. Ne avremo di migliori inseguendo il mercato?
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Esistono centinaia di classifiche universitarie, ma le più autorevoli a livello globale sono tre. Danno risultati diversi perché pesano diversamente la didattica, la ricerca e la reputazione accademica.
«QS World University Rankings» valuta la reputazione accademica e aziendale, l’internazionalizzazione e il rapporto docenti/studenti. Spesso vede il Massachusetts Institute of Technology (MIT) al primo posto.
«Times Higher Education World University Rankings (THE)» privilegia la ricerca, l’insegnamento e le citazioni.
«Academic Ranking of World Universities (ARWU - Shanghai)» si concentra esclusivamente sui risultati scientifici, come i premi Nobel e le pubblicazioni su riviste come Nature e Science. In questa classifica Harvard domina da anni.
Seguiamo con attenzione i risultati di queste classifiche grazie alle nostre Gianna Fregonara e Orsola Riva, che ci segnalano il posizionamento degli atenei italiani (in costante progresso), ma soprattutto ricordano i problemi: «Secondo l’Ocse — scrivevano il 18 giugno scorso — la spesa totale (pubblico-privato) per le istituzioni dell’istruzione terziaria equivale a circa l’1 per cento del Pil, contro l’1,3 per cento della Germania, l’1,7 della Francia, il 2,1 del Regno Unito e il 2,3 degli Stati Uniti».
Un acuto osservatore della realtà universitaria, che ci manca molto, era Nuccio Ordine. Scriveva nel 2022: «Oggi le università lavorano soprattutto per le classifiche. Ma se Harvard è sempre in testa c’è una ragione: pur avendo meno di 20.000 studenti spende quasi il 50% del budget di tutte le università italiane che contano un milione di iscritti. È qui la radice del divario. Avremo migliori atenei inseguendo il marketing? O stiamo distruggendo quanto di meglio l’Europa aveva creato: università statali con il doppio compito di formare cittadini-professionisti colti e grandi scienziati che fanno la fortuna degli atenei americani».
Restano domande senza risposta.
13 luglio 2026
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