L’estremo congedo delle pop istituzioni
Corriere della Sera - Cultura

L’estremo congedo delle pop istituzioni

Lunedì 13 luglio 2026
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Comprensibile che i media misurino lo spazio dedicato ai defunti in relazione alla loro popolarità, ma la politica e i rappresentanti dello Stato? È difficile sottrarsi al sospetto che persino le morti giungano come l’ennesima opportunità di autopromozione visto che la commozione espressa è direttamente proporzionale al successo popolare dei defunti

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L’estremo congedo delle pop istituzioni

Paolo Di Stefano | 13 luglio 2026

Comprensibile che i media misurino lo spazio dedicato ai defunti in relazione alla loro popolarità, ma la politica e i rappresentanti dello Stato? È difficile sottrarsi al sospetto che persino le morti giungano come l’ennesima opportunità di autopromozione visto che la commozione espressa è direttamente proporzionale al successo popolare dei defunti

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Si può fare una classifica degli addii istituzionali? Per Peppino Di Capri sono scese precipitosamente in campo le massime autorità. Sollecite, tristi, umide al ciglio. Il presidente del Senato, il presidente della Camera, il ministro del Turismo hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia. Il ministro degli Esteri ha citato «Cameriere champagne», il ministro della Cultura ha dichiarato che «Peppino Di Capri continuerà a vivere nelle sue canzoni, patrimonio della nostra storia comune». 

Doverosamente si sono espressi anche il presidente della regione Campania e il sindaco di Napoli. Per non dire del cordoglio unanime, nei mesi scorsi, per Enrica Bonaccorti, per Gino Paoli, per Alex Zanardi, le cui morti hanno mobilitato l’intero arco costituzionale, oltre al governo, dalla presidenza del Consiglio in giù, e alle figure istituzionali, pronte a evocare il lustro all’Italia e l’orgoglio per la Patria. Comprensibile che i media misurino lo spazio dedicato ai defunti in relazione alla loro popolarità, ma la politica e i rappresentanti dello Stato? È difficile sottrarsi al sospetto che persino le morti giungano come l’ennesima opportunità di autopromozione visto che la commozione espressa è direttamente proporzionale al successo popolare dei defunti. 

Tanto più intense sono le esternazioni politico-istituzionali quanto più è colpita la «pancia» del Paese. Non si spiega diversamente il fatto che grandi personalità della cultura — grandi pur non essendo necessariamente pop — abbiano ottenuto tributi molto più tiepidi. Il tributo che ci si aspetterebbe per chi ha «illustrato la Patria» (refrain delle condoglianze ufficiali) a livello altissimo. A un mese dalla sua morte, penso a Carlo Ginzburg, la cui scomparsa ha coinciso con le onoranze dedicate in Francia a un altro storico, Marc Bloch (maestro ideale di Ginzburg), le cui spoglie sono state accolte al Panthéon di Parigi. 

Mattarella e ministro della Cultura a parte, per lo studioso eccelso (per altro drammaticamente segnato dala tragedia del nazifascismo) non si sono scomodati in molti, tra i professionisti istituzionali dell’estremo congedo (era per caso sentito come intellettuale di parte?). Gli stessi che avrebbero compianto, lesti, il grande Peppino. Uno scarto che dirà pure qualcosa sul livello dei pop-rappresentanti del popolo e forse del popolo stesso.


13 luglio 2026

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