Studiare Scienze della formazione primaria: per accendere il desiderio di imparare nei bambini ci vuole una grande fiducia nel futuro
Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Studiare Scienze della formazione primaria: per accendere il desiderio di imparare nei bambini ci vuole una grande fiducia nel futuro
13 luglio 2026
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Martino Negri / CorriereTv
Studiare Scienze della formazione primaria significa prepararsi a diventare insegnante per la scuola dell'infanzia o per la scuola primaria e quindi andare a lavorare in classi con bambini e bambine dai tre ai dieci anni circa.
Laurearsi in Scienze della formazione primaria significa abilitarsi all'insegnamento nella scuola dell'infanzia o primaria, quindi avere a che fare con gruppi di bambini dai tre ai sei anni circa o dai sei ai dieci anni. Naturalmente questi due lavori hanno degli elementi, come dire comuni, che riguardano la capacità di lettura del contesto, la capacità di ascolto dei bisogni di ciascun bambino e bambina, ma anche degli elementi invece meno comuni legati al fatto che nella scuola primaria, ad esempio, lo studio delle discipline diventa più articolato rispetto a quanto avvenga alla scuola dell'infanzia, dove si pongono semplicemente le basi delle attitudini, si accende il desiderio di scoperta nei bambini e nelle bambine. Poi nella scuola primaria ovviamente questo desiderio va ulteriormente alimentato e sviluppato attraverso tutta una serie di percorsi flessibili e articolati, in cui quella competenza disciplinare acquisita nel corso dei cinque anni deve entrare in relazione con la capacità invece di declinare didatticamente le conoscenze delle diverse discipline, anche grazie proprio a quegli strumenti trasversali legati a quelle competenze di
base psicopedagogiche e metodologico-didattiche che nel corso dei cinque anni verranno acquisite.
Il corso di laurea in Scienze della formazione primaria, quinquennale a ciclo unico e abilitante, prevede attività formative di base e attività formative caratterizzanti. Le attività formative di base servono per costruire quelle competenze di ordine psicopedagogico, metodologico-didattico e socio-antropologico che sono un po' il fondamento del lavoro dell'insegnante. Le discipline caratterizzanti riguardano invece le competenze basilari, tutte quelle discipline che saranno oggetto di insegnamento alla scuola dell'infanzia e primaria, che vanno dalla geografia all'arte, alla musica, alla matematica, alla fisica, alla letteratura, alla letteratura per l'infanzia. Agli insegnamenti e alle lezioni ordinarie che si tengono in presenza in università si affiancano tutta una serie di attività , invece, a frequenza obbligatoria, molto più pratiche. Si tratta di esercitazioni, laboratori legati agli insegnamenti e naturalmente il fondamentale tirocinio diretto, al quale si aggiungono momenti di tirocinio indiretto che servono per riflettere su quanto vissuto in prima persona sul campo, nelle classi dove si fa il tirocinio.
Per arrivare a completare il percorso in Scienze della formazione primaria credo che siano necessarie alcune alcune cose fondamentali. La prima è il desiderio di studiare. La seconda è la disponibilità a un impegno che è davvero molto esteso, anche per quanto riguarda obblighi di frequenza di alcune di queste attività . Inoltre bisogna essere capaci di mettersi continuamente in discussione, di ragionare sempre su quello in cui si crede e su quello che si fa, sulle proprie pratiche didattiche, aprendosi anche alla possibilità di cambiare se è necessario.
E inoltre ci vuole una grande fiducia nel futuro, cioè nella possibilità di incidere sulla formazione di generazioni e generazioni di giovani che che sono il futuro di questo Paese.
Per studiare Scienze della formazione primaria è necessaria una motivazione molto forte, perché l'unico sbocco professionale è l'insegnamento alla scuola dell'infanzia e primaria, e il ciclo è unico e continuo: cinque anni di lavoro. Inoltre, come tipologia di competenze serve il desiderio forte di accendere nei bambini e nelle bambine la voglia di studiare, la voglia di imparare, di aprirsi, di ascoltare gli altri, di collaborare, di entrare in relazione. Ecco, è un tipo di lavoro che implica una componente relazionale molto potente. Bisogna saper stare in classe con i bambini, potersi interfacciare con i colleghi, saper parlare con le famiglie e con le istituzioni. Insomma, è un range di competenze relazionali e comunicative davvero molto, molto ampio.
25 anni a Scienze della formazione primaria mi hanno insegnato ad avere fiducia nel futuro. Ho visto generazioni di insegnanti, migliaia di insegnanti, impegnarsi con grande dedizione nello studio, nelle esperienze dirette di tirocinio in classe, nel riflettere su che cosa voglia dire essere insegnante oggi, in un contesto storico di grandissime trasformazioni e con sfide incredibilmente complesse alle quali cercare di rispondere. E vedo che questi insegnanti lo fanno non solo con senso del sacrificio e della dedizione, ma anche con una forte consapevolezza della responsabilità etica e culturale del loro ruolo, ma anche della bellezza di questa opportunità lavorativa, forse non ancora riconosciuta come meriterebbe.
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