I compiti delle vacanze? Oggi si fanno con l'AI. E allora meglio un esercizio in meno e un libro in più
Il problema del «summer learning loss», la perdita di apprendimenti durante la lunga pausa estiva, è reale. Ma come affrontarlo in modo davvero utile?
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I compiti delle vacanze? Oggi si fanno con l'AI. E allora meglio un esercizio in meno e un libro in più
di Anna Rosa Besana* e Rossella Gattinoni**Il problema del «summer learning loss», la perdita di apprendimenti durante la lunga pausa estiva, è reale. Ma come affrontarlo in modo davvero utile?
Tutti gli anni, terminati gli adempimenti finali con scrutini, bilanci di programmazione e burocrazia varia, gli insegnanti si trovano di fronte all’annoso dilemma: compiti delle vacanze sì, compiti delle vacanze no? Dopo un anno scolastico magari faticoso, in cui a forza di studio e recuperi si è guadagnata un po' di «sapienza», la lunga pausa estiva rischia di produrre negli studenti un regresso significativo. La questione è nota e ha anche un nome «clinico» in inglese: summer learning loss, che poi è, semplicemente, la perdita degli apprendimenti. L’obiettivo è trovare la quadra per ridurre quell’impasse scolastico, che se entro certi limiti è fisiologico, in alcuni casi, soprattutto sui ragazzi già più fragili, risulta drammatico.
Concentriamoci sulle situazioni degli studenti più grandi, quelli delle superiori. Pedagogisti, psicologi ed esperti vari della scuola esprimono considerazioni e raccomandazioni che trovano ragione nell’esigenza di ammodernare la didattica, non stressare inutilmente i ragazzi caricandoli di compiti e richieste che, con l’AI, possono essere facilmente aggirati. In realtà, anche senza tali novità, i ragazzi hanno sempre saputo ingegnarsi. Resta il fatto che sono tutti concordi nel rilevare quanto un periodo così lungo di vacanze porti ad un indebolimento e ad un allentamento delle competenze e dell’apprendimento. Ben consapevoli di questo, gli insegnanti diversificano le esercitazioni estive a seconda della platea: i ragazzi con debito formativo e i ragazzi promossi a giugno.
Per il primo caso, secondo una modalità invalsa ormai da molti anni, al termine delle attività didattiche curricolari, la scuola organizza dei corsi di recupero in genere di una decina di ore. È, senza dubbio, un’offerta importante, specialmente per chi non ha la possibilità di pagarsi delle lezioni private, ma resta il fatto che si tratta di un’attività che si concentra in poche ore: quando le lacune sono gravi e radicate il lavoro dovrebbe essere di diversa durata e natura. Spesso, infatti, le difficoltà hanno a che vedere con carenze di base legate alla comprensione di un testo, alla capacità di strutturare in modo logico il pensiero e argomentare le proprie idee, alle capacità logico-matematiche. Dunque, il lavoro di recupero è immenso.
Se per questi studenti l’estate si configura un po’ schizofrenicamente divisa tra riposo e studio, come si comporteranno tutti gli altri? Un po’ lo sanno gli insegnanti quando suona la prima campanella a settembre e, spesso, constatano, il vuoto, soprattutto nelle materie in cui si richiedono conoscenza e memoria, il Latino e il Greco ad esempio. Eppure, da bravi maestri d’altri tempi, qualche versione, con tanto di analisi, l’hanno assegnata. E rimpiangono tempi non così lontani quando i loro docenti quasi facevano a gara a chi ne proponeva di più, certo ben pioltre le canoniche dieci versioni attuali. Ma il dubbio sorge spontaneo: ha ancora senso farlo? Già durante l’anno, la correzione di compiti come la versione è spesso un’operazione obbligata, quasi burocratica: i migliori hanno usato qualche «agent» dell'intelligenza artificiale per tradurre e dunque hanno già capito gli errori, gli altri l’hanno direttamente copiata.
Che fare? Una strada possibile è quella del buon vecchio libro, da sempre la scelta migliore e anche più «indolore». Esistono i tascabili, gli ebook, edizioni maneggevoli, si possono leggere sotto l’ombrellone, senza necessità di quaderni, penne o altro materiale. Basta solo, e non è poco, una mente ricettiva ad accoglierli. È vero, oggi come ieri, si può optare per il riassunto reperibile in tutte le sue forme. Ma, forse, qualche accorgimento può scoraggiare anche i più esperti, magari un breve questionario che miri a far emergere la capacità di leggere il testo nella sua profondità o una discussione articolata al rientro in classe. O meglio ancora, se nel corso dell’anno scolastico si è riusciti a far amare la lettura, a trasmetterne il gusto e il piacere, in modo che l'estate diventi l'occasione per concedersi quelle buone letture a cui durante il periodo di scuola si è dovuto rinunciare. Che poi si tratti di romanzi, poesie, saggi di ambiti diversi, poco importa. Offrire dei suggerimenti non è ingabbiare, ma educare al gusto della lettura e alla conoscenza dei capolavori, per poi esperire la gioia di riconoscerli in autonomia.
*docente di Lettere in pensione
**docente di Lettere in un liceo della Brianza
13 luglio 2026
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