La fine dell’uomo sapiens inizia a Torino? Il libro di Pino Aprile che lancia un allarme sull’intelligenza artificiale
Corriere della Sera - Cultura

La fine dell’uomo sapiens inizia a Torino? Il libro di Pino Aprile che lancia un allarme sull’intelligenza artificiale

Lunedì 13 luglio 2026
3 visualizzazioni

Il nuovo saggio di Pino Aprile («La fine dell'uomo sapiens», Piemme) intreccia evoluzione, intelligenza artificiale e una teoria matematica che ipotizza il tramonto della nostra civiltà

Volo Wizz Air Londra-Atene, l’errore di calcolo dei piloti e il disastro aereo sfiorato per due secondi

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

La fine dell’uomo sapiens inizia a Torino? Il libro di Pino Aprile che lancia un allarme sull’intelligenza artificiale

di Angelo Rossano

Il nuovo saggio di Pino Aprile («La fine dell'uomo sapiens», Piemme) intreccia evoluzione, intelligenza artificiale e una teoria matematica che ipotizza il tramonto della nostra civiltà

Lo avreste mai detto? La fine dell’uomo sapiens passa (anche) da Torino. Non ci credete? Provate a leggere l’ultimo saggio di Pino Aprile. Giornalista e scrittore, autore di un best seller quale Terroni, nel suo ultimo libro Aprile si domanda quanto cammino resta ancora da fare all’essere umano per non restare schiacciato dal peso del progresso che ha generato.
Cosa c’entra Torino? C’entra perché sulle rive del Po, il ragionamento di Aprile trova sponde interpretative particolarmente interessanti, qui all’ombra dei grandi stabilimenti che hanno fatto la storia del nostro Novecento. La città che è stata capitale dell’auto e che oggi ambisce a essere polo strategico dell’aerospazio e dell’intelligenza artificiale, custodisce nel proprio Dna certi codici che proiettano verso il futuro. Un futuro che, solo a pensarci, ti lascia sfiancato per quante domande porta con sé. E per quante poche risposte suggerisce al momento.

Noi e la tecnologia

 In La fine dell’uomo sapiens (edito da Piemme, 18 euro e 90 centesimi, 194 pagine), l’autore posa lo sguardo sulla linea di frattura più profonda del nostro tempo: quella tra l’uomo e la macchina, tra l’intelligenza biologica e lo strapotere predatorio degli algoritmi; tra la nostra evoluzione e l’intelligenza artificiale; infine, e per sintesi, tra noi e tecnologia. Ci sono una frase e un calcolo matematico che possono aiutare a spiegare quale strada complicata e accidentata abbia scelto Aprile per addentrarsi nell’oscura e insicura nuova terra che l’umano sta allegramente e spensieratamente sperando di colonizzare, senza rendersi conto che vi si sta approcciando con l’illusione del padrone, ignorando il rischio concreto di diventarne schiavo.
La frase la prendiamo in prestito da L’algoritmo della vita del cardinale Vincenzo Paglia: «...è già reale il rischio che l’uomo venga tecnologizzato, invece che la tecnica umanizzata», perché se la nuova tecnica «non viene umanizzata in modo responsabile ed etico, può giungere sino alla distruzione della nostra specie».

Dieci alla undicesima

E ora i numeri. Aprile prende in mano anche la calcolatrice per affrontare l’impatto (potenzialmente devastante) dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sull’evoluzione umana. E spunta così la «teoria del 10 alla undicesima». Una teoria che si basa su una formula matematica sviluppata dall’autore che mette in relazione il tempo storico e la crescita della popolazione, crescita che porta con sé un aumento di conoscenza condivisa sul pianeta (meno popolazione, più tempo per far circolare la conoscenza; più popolazione, meno tempo per condividere). Secondo i calcoli di Aprile, ogni volta che il valore di questa formula raggiunge la soglia critica di 10 alla undicesima (ovvero 100 miliardi), si verifica un punto di rottura storico: una civiltà muore e viene sostituita da una nuova (da nomadi e cacciatori ad agricoltori, poi operai, ora «informatici»). Proviamo in maniera ancora più semplice: «E’ come se distribuito in cento anni l’intero tempo della nostra esistenza, a 95-98 anni avessimo smesso di inseguire mammut per prendere la zappa, circa un mese fa fossimo passati dalla chiave inglese e solo una settimana allo smartphone». Insomma, quel numero individua la linea di confine tra una civiltà e un’altra, il «limite ultimo» oltre il quale una civiltà non può spingersi ulteriormente. Ebbene, al prossimo «limite ultimo» ci stiamo avvicinando alla velocità dell’intelligenza artificiale.

La bizzarra corrispondenza 

Nel libro viene anche evidenziata una coincidenza biologica davvero bizzarra: «Il numero dieci alla undicesima corrisponde esattamente al numero di neuroni presenti nel cervello umano». Oggi siamo dunque alla soglia di un nuovo passaggio evolutivo. Nell’analisi dell’autore, l’evoluzione dell’intelligenza sta completando il suo ciclo biologico nell’uomo per trasferirsi alle macchine, segnando la transizione dall’evoluzione biologica a quella tecnologica. Insomma, a un certo punto dell’evoluzione l’uomo ha preso in mano il suo destino facendo «uscire la storia dalla biologia», «ora lo fa l’intelligenza, che scopre insufficiente la biologia, e noi con quella: ci sentiamo dèi, per aver domato la biologia, e potremmo ritrovarci animali, scarti di tecnologia», avverte Aprile. Attenzione, però, La fine dell’uomo sapiens non è un manifesto tecnofobico, ma un invito alla vigilanza.

Cosa può imparare Torino

 Leggendo il libro qui, a Torino, tra le aule del Politecnico e le ex aree industriali riconvertite (o in attesa di esserlo), tra data center e intelligenza artificiale, si avverte l’urgenza di avviare una riflessione per operare delle scelte. Nel Paese, Torino non è una semplice spettatrice di questa rivoluzione; ne è un laboratorio. Ed è proprio per questo che la riflessione di Aprile andrebbe accolta come una sorta di monito civile. Torino, più di altre città, è chiamata a porsi queste domande e dovrebbe obbligarsi a cercare risposte. Qui, più che altrove, il rapporto tra uomo e tecnologia non è stato un esercizio teorico. Torino è stata una città capace di attraversare le mutazioni imposte dalla modernità e molte volte ad anticiparle. Con l’inconveniente di essere la prima a pagarne i costi.

Vai a tutte le notizie di Torino

Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino

13 luglio 2026 ( modifica il 13 luglio 2026 | 10:30)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Kappa FuturFestival, il «mondiale» della musica elettronica è a Torino. In 125 mila da oltre 150 paesi per l'edizione 2026

Ancora numeri da record per l'evento internazionale di Parco Dora

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo