Fenice di Venezia, la protesta degli abbonati contro il sovrintendente Colabianchi: «Una stagione monotona»
Corriere della Sera - Cultura

Fenice di Venezia, la protesta degli abbonati contro il sovrintendente Colabianchi: «Una stagione monotona»

Lunedì 13 luglio 2026
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Gli habitué: «Manca un’opera di Mozart». Colabianchi: «Sono scelte mie. Facciamo un servizio culturale, non solo per accontentare»

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Fenice di Venezia, la protesta degli abbonati contro il sovrintendente Colabianchi: «Una stagione monotona»

di Monica Zicchiero

Gli habitué: «Manca un’opera di Mozart». Colabianchi: «Sono scelte mie. Facciamo un servizio culturale, non solo per accontentare»

Non c’è pace per la Fenice. Prima il caso Venezi, poi la vicenda dei 200 mila euro da pagare per il palco di San Marco perché Claudio Baglioni ha «dato buca» per malattia. Infine, i rilievi degli abbonati. Nel corso della recente presentazione del soprintendente Nicola Colabianchi rivolta agli storici fruitori del teatro si è fatto avanti Francesco Minosso, 54esimo anno di abbonamento, praticamente da quando era teenager: «Una stagione monotona – ha obiettato – Ci sono sei opere datate tra il 1893 e il 1904. L’opera di maggiore avanguardia è Madama Butterfly». Giacomo Puccini, debutto alla Scala il 19 febbraio 1904.

Il programma

La risposta del soprintendente Nicola Colabianchi è chiara: «Noi forniamo un servizio culturale. E abbiamo deciso di rappresentare opere che da vent’anni erano neglette». Tra quelle oggetto di curiosità da parte degli abbonati (mica tutti ottantenni, come da critica di Beatrice Venezi, nominata direttrice artistica e poi licenziata proprio per le sue pesanti parole su pubblico e orchestra) spiccano «Fedora» di Giordano, «Adriana Lecouvreur» di Cilea con la regia di Mario Pontiggia e «Jenufa» di Janácek che tornerà sul palcoscenico della Fenice a ottantacinque anni dall’ultima rappresentazione: era il marzo 1941, e quella messinscena fu il debutto italiano della partitura; la regia sarà di David Alden, dirige Andriy Yurkevych. Poi le «Nozze istriane» di Antonio Smareglia, in un nuovo allestimento con la regia di Renato Bonajuto e la direzione musicale di Francesco Cilluffo.

Il perché delle scelte

Scelte coraggiose (che è un altro modo dire: ma chi le conosce? Se non vengono rappresentate ci sarà un perché). Vanno bene le opere di seconda linea, gli abbonati sono curiosi e onnivori. Ma chi canta, chi interpreta, chi esegue? Perché quello è il limine tra il godimento e lo strazio in poltrona.
«La soprano Maria Agresta – annuncia Colabianchi – La Hernandez». Diciamo subito che nessuno degli abbonati ha pensato di disdire: si perderebbe la prelazione, questione dirimente dopo decenni nel medesimo posto. Ma c’è chi, da destra, osserva che la stagione non ha neanche un appuntamento con Mozart, che è sì un blockbuster ma pure un genio assoluto che è sempre balsamo per l’udito. Negli anni scorsi al soprintendente Fortunato Ortombina, i melomani avevano rimproverato l’eccessiva presenza di Giuseppe Verdi, di cui il predecessore di Colabianchi era appassionato. 

La risposta di Colabianchi

Il successore ha impresso la sua impronta: «Sa quante opere in Italia sono state scritte nel 19esimo secolo? Ventitremila. C’è chi vuole il mainstream. Io che sono direttore e musicologo, faccio scelte personali», spiega. C’è attesa e curiosità. Ma una Sonata 16 di Mozart che è virtuosismo esecutivo e mette l’allegria nella pelle, a chi ha mai fatto male?, la domanda sottesa da alcuni degli abbonati. «Facciamo un servizio culturale – ribadisce Colabanchi – Non solo per accontentare».

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