È stata la nostra «Eleonora»
Corriere della Sera - Cultura

È stata la nostra «Eleonora»

Domenica 12 luglio 2026
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La scomparsa di Nora Puntillo. Per quelli della mia generazione, che dalla seconda metà degli anni Settanta hanno frequentato la redazione napoletana de l’Unità, era molto più di una collega

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È stata la nostra «Eleonora»

di Marco Demarco

La scomparsa di Nora Puntillo. Per quelli della mia generazione, che dalla seconda metà degli anni Settanta hanno frequentato la redazione napoletana de l’Unità, era molto più di una collega

Donna minuta, ma «cronista di grande intelligenza e scrupolo»; con un’espressione «di topo furbo, sul quale si alternano luci, appunto, di furbizia a luci di appassionato candore». E poi la voce: «sempre più flebile, come se tutto, al mondo, fosse un segreto da sussurrare all’orecchio».
Così Ermanno Rea ritrae Nora in Mistero napoletano. 
Ed è merito di Alessandra Macci e Domenico Cirella se ho ritrovato queste righe in rete, mentre cercavo notizie biografiche su una delle più grandi firme del giornalismo napoletano. Di quel giornalismo che, a Napoli, ha avuto maestre straordinarie: da Eleonora Pimentel Fonseca a Matilde Serao, fino a Maria Antonietta Macciocchi. Un universo femminile che, per molti aspetti, ha praticato questo mestiere prima e meglio degli uomini. 

Nora è il diminutivo di Eleonora. Una coincidenza? No. Piuttosto uno di quei destini che sembrano iscritti nel nome. Ne parlammo molti anni fa, in occasione del bicentenario della Repubblica napoletana del 1799. Le proposi di mettersi nei panni di Donna Eleonora Pimentel Fonseca e di raccontare, in forma di diario e con il massimo rigore documentario, i pochi mesi di vita della Repubblica per il Corriere del Mezzogiorno. Accettò sorridendo. Il destino, appunto. 

Per quelli della mia generazione, che dalla seconda metà degli anni Settanta hanno frequentato la redazione napoletana de l’Unità, Nora era molto più di una collega. È stata un riferimento assoluto nella Napoli post-laurina, delle mani sulla città e delle giunte rosse guidate da Maurizio Valenzi. Comunista prima di tutto. Ma di una cultura enciclopedica e raffinata, mai prigioniera della sola ideologia. 

Ha insegnato a scrivere a tutti noi. E non solo con l’esempio, ma anche con laica pazienza.
Non è un caso che proprio ieri Antonio Polito l’avesse ricordata nella sua rubrica sul Corriere del Mezzogiorno. Nora aveva saputo della citazione da Paolo Grassi, che oggi dirige quelle pagine. Ma non ha fatto in tempo a vederla stampata. Un motivo in più per pensarla oggi. Con infinita gratitudine. E con il rimpianto di sapere che non sarà più possibile incontrarla ancora.

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12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 19:23)

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