Gli zombie ormai sono sempre tra noi
Corriere della Sera - Cultura

Gli zombie ormai sono sempre tra noi

Domenica 12 luglio 2026
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Il mito nato attorno gli zombie è diventato parte della nostra cultura: mette in crisi le categorie vivo/morto, quelle di umano/non umano ma riesce anche a dirci qualcosa di noi. Indagano queste figure Igor e Valentina Cardella nel loro saggio di cui anticipiamo l'introduzione

Lunedì 13 Luglio 2026

Gli zombie ormai sono sempre tra noi

Il mito nato attorno gli zombie è diventato parte della nostra cultura: mette in crisi le categorie vivo/morto, quelle di umano/non umano ma riesce anche a dirci qualcosa di noi. Indagano queste figure Igor e Valentina Cardella nel loro saggio di cui anticipiamo l'introduzione

di Valentina Cardella, Igor Cardella

Una scena del film Zombi

Per molti versi possiamo dire che la cultura occidentale contemporanea si trovi di fronte ad un’invasione degli zombie.Lo zombie è infatti oggi una metafora che ha il potere di infiltrarsi in altre metafore, creando una vera e propria nuova semantica, un vocabolario zombie. Questo vale in molti campi, che vanno dal gergo giovanile a quello ben più specialistico di discipline come la politica o la sociologia. Solo per fare qualche esempio di come il termine zombie sia entrato nel linguaggio comune, oggi si parla di zombie scrolling, lo scorrere automatico e compulsivo su uno smartphone
dei feed di un social network o di un sito web, di smombie (derivato da smartphone più zombie), ovvero chi cammina per strada senza alzare lo sguardo dallo smartphone, rischiando di inciampare o di scontrarsi con altre persone, o ancora, di zombieing, detto per descrivere il comportamento di una persona che, dopo essere sparita senza spiegazioni (spesso facendo ghosting, per citare un altro protagonista del mondo horror), ricompare all’improvviso nella vita dell’altra, come se nulla fosse accaduto.

Dall’altro lato, la metafora zombie ha invaso anche il gergo specialistico. Abbiamo quindi, in economia, mercati zombie, banche zombie e politiche zombie (Quiggin 2010); in astronomia, stelle zombie, che sembrano morte ma continuano a vivere (Howell 2012), e galassie zombie,spente, ma ancora soggette a sporadiche esplosioni di formazione stellare; in entomologia,
virus zombie che costringono insetti a suicidarsi (de Bekker et al.
2021); in neurologia, neuroni zombie che, rilasciando sostanze
chimiche infiammatorie, causano l’arresto dei neuroni sani circostanti (Riesland 2019).

Ma come spiegare la potenza di questa metafora nella società
contemporanea? Perché lo zombie sembra essere una figura così
pervasiva? Dal nostro punto di vista, una possibile spiegazione consiste nella profonda complessità di questa ‘creatura’. Nato come schiavo haitiano ritornato in vita per lavorare agli ordini di uno stregone, lo zombie ha mutato forma ed è diventato un cannibale privo di coscienza, per poi infiltrarsi e diffondersi nell’immaginario collettivo contemporaneo,proprio come un’epidemia. In questo libro, si
cercherà di utilizzare lo zombie come un dispositivo filosofico, capace di interrogarci su questioni di cruciale importanza, riguardanti
l’umanità, la morale, la coscienza, la vita stessa. L’idea che guida
l’opera è quella di dare una visione filosofica generale di un prodotto
culturale oggi più "vivo" (ci si perdoni il gioco di parole) che mai.


Nella prima sezione ripercorreremo la storia dello zombie, analizzando i non morti di differenti tradizioni culturali, dai demoni arabi del deserto agli spiriti cannibali canadesi, dai cadaveri viventi cinesi ai revenant della tradizione medievale europea; creature diverse, a volte anche molto diverse, ma tutte accomunate da un’ostinata tendenza: quella a ritornare dalla morte. Il capitolo si concluderà con l’analisi dello zombie propriamente detto,una figura nata ad Haiti all’interno del complesso sistema di credenze voodoo.
La seconda sezione sarà invece dedicata al modo in cui la figura dello zombie è stata declinata nel mondo contemporaneo, e si concentrerà in particolare sulla filmografia. A farla da padrone, in questa parte, saranno ovviamente i film di Romero, ma sarà interessante confrontare gli zombie romeriani con le mille interpretazioni che della figura dello zombie sono state fatte successivamente: da Reanimator a Il Serpente e l’arcobaleno, dagli zombie "all’italiana" di Fulci e Avati all’horror giapponese, da Essi vivono agli infetti rabbiosi e velocissimi della saga di 28 giorni dopo. Come si vedrà, le
trasformazioni della figura dello zombie riflettono cambiamenti di
tipo socio-culturale, mostrando in uno specchio deformato le nuove
paure della società.

Infine, la terza sezione è dedicata allo zombie come figura filosofica. In questa parte, lo zombie ci accompagnerà per mano (decomposta) all’interno di intricate questioni filosofiche, come il rapporto mente/corpo, il concetto di persona, la natura della morale, il mistero della coscienza.Alla fine di questo percorso, speriamo di aver convinto i lettori che gli zombie, lungi dall’essere solo folkloristiche creature dell’immaginario popolare, possono essere davvero utili alla filosofia.

Il tragitto da Mondello a casa durava tra i venti e i trenta minuti, ma raramente, nelle estati di metà anni Ottanta, ci appariva particolarmente gravoso. Mamma, infatti, mentre papà guidava e noi la ascoltavamo accasciati sul sedile posteriore, spesso approfittava di quella mezz’ora per raccontarci trame di film horror che aveva visto in TV la sera prima (e dei quali puntualmente non ricordava il titolo), oppure al cinema in gioventù. Il racconto più accorato è stato quello della trama de La Notte dei Morti Viventi, corredato da onomatopee, sussulti e strumenti affabulatori vari atti a farci partecipi delle sensazioni provate durante la visione, avvenuta al cinema assieme al fratello maggiore Filippo. Ci piace pensare che il presente lavoro sia nato proprio lì, in quel lasso di tempo, dentro la nostra macchina in un pomeriggio estivo della nostra infanzia.Per questo non può che
essere dedicato a mamma Giovanna e papà Antonio, in primis, ma anche a Cecilia, a Giuseppe, a Gabriele, a Emma e a tutti gli amici che, magari alzando gli occhi al cielo, hanno assecondato la nostra passione per gli zombie al cinema, a casa davanti una VHS (o, in tempi più recenti, un DVD, un bluray o lo streaming), a tavola, in un pub, a scuola, all’università e in qualsiasi altro posto ci siamo trovati a decantare i meriti dell’ultimo misconosciuto ‘capolavoro’ che eravamo gli unici due (a volte nel mondo) a volere vedere assolutamente.
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Nell'immagine: «Zombi» (Dawn of the Dead) è un film del 1978, diretto da George A. Romero

Su «La Lettura 763» disponibile in questa App, Vanni Santoni recensisce il libro «L'invasione degli zombie. Per una filosofia dei non morti» di Igor e Valentina Cardella (Mimesis, 208 pagine, 20 euro). In libreria dal 31 luglio

12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 19:15)

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