«Saxum», il magazzino dei sogni di Mauro e Patrizia Corò a Noale: «Accumulatori? Qui le troupe pescano gli oggetti per arredare i grandi film»
Dentro si trova di tutto: dalle applique della Fenice alla porta del Fontego prima del restauro, il luogo in cui le case di produzione cinematografica immaginano mondi che poi diventano film o spot
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«Saxum», il magazzino dei sogni di Mauro e Patrizia Corò a Noale: «Accumulatori? Qui le troupe pescano gli oggetti per arredare i grandi film»
di Sara D'AscenzoDentro si trova di tutto: dalle applique della Fenice alla porta del Fontego prima del restauro, il luogo in cui le case di produzione cinematografica immaginano mondi che poi diventano film o spot
Se vagando senza meta per la strada Noalese dovesse capitarvi di imbattervi in una vecchia ovovia anni ‘50 parcheggiata di fronte a una statua «con la pelliccia» o alle grondaie di marmo appena dismesse dal Padiglione Italia della Biennale, non sono gli effetti del grande caldo, ma il termine «visione» potrebbe fare al caso vostro. Siete infatti capitati all’ingresso della valigia dei sogni travestita da capannone di Mauro e Patrizia Corò: «Saxum». Un negozio, un magazzino, ma soprattutto il luogo in cui le case di produzione cinematografica, i creativi, i professionisti che immaginano mondi che poi diventano film o spot, vanno per trovare gli oggetti reali che col loro allure renderanno tutto più credibile.
Gli oggetti della collezione
Lì Mauro Corò coltiva l’orto della sua passione, circondarsi di oggetti che parlano e crearne di nuovi a partire rigorosamente da materiali d’epoca: ghisa, marmo, pelle e legno di tutte le epoche. E lì sono andati a pescare per il film Ferrari di Michael Mann, girato nel 2023 in Emilia, o per i primi due film del trevigiano Antonio Padovan Finché c’è prosecco c’è speranza o Il grande passo, o per spot pubblicitari di una nota marca automobilistica di lusso o di una di piccoli elettrodomestici. «Per il film Ferrari - racconta Corò - abbiamo affittato alla produzione una serie di banchi da officina e oggetti come centraline, morse, armadietti di ferro, carrelli porta utensili».
Oggetti da film
Quando i film escono, Corò li guarda con occhio clinico, non cerca l’inquadratura giusta o la recitazione credibile. Lui bada al suo: «Guardo i miei oggetti e provo una forte emozione - racconta -. Quando ho visto Finché c’è prosecco c’è speranza ho cercato i piani di alluminio, le sedie e i vassoi che avevo affittato loro per allestire il baretto anni ‘60». Mentre Corò racconta, l’occhio cade su un faro per il cinema che crea un corto circuito interessante: questo luogo da solo, con tutte le sue memorabilia di un tempo che non c’è più, potrebbe essere esso stesso un set cinematografico.
All’ingresso, appese come trofei, vecchie insegne colorate: Esso, Agip con il cane a sei zampe su fondo giallo, Coca Cola, Michelin, memorie anni’80 come i Camel Trophy, dove uomini inarrivabili affrontavano safari impossibili senza scomporsi. Più in là vecchi cavalli da giostra, un ippopotamo blu che somiglia a quello della Lines, nascosto sotto porte e tavole un vecchio pannello della Permaflex con l’omino, il materasso e l’inconfondibile sfondo giallo: «Quello - racconta Corò - l’ho trovato anni fa in campagna. Un contadino lo usava come porta per il suo fienile».
La storia
La sua storia Corò la racconta partendo da lontano: «Non mi piaceva studiare, mi piaceva la musica e soprattutto mi piaceva lavorare con le mani. Ho cominciato a 16 anni e non ho più smesso. Faccio tutto: trasformo, carteggio, reinvento». Qua e là in questo magazzino della fantasia emergono pezzi di storia: le applique originali oro e cristallo della Fenice, la porta in ferro dalla quale si accedeva al tetto del Fontego dei Tedeschi a Venezia, prima dei lavori di restauro di Tadao Ando, due lumi da carrozza rossi, quattro colonne in ghisa che solo a guardarli pesano, una tuta di pseudo amianto dell’ex Ilva di Porto Marghera, un obiettivo della telecamera aerea dell’aereo spia U-2/sr-71 Blackbird, il mobile in legno che era nel primo negozio di sementi di Treviso. «Quando l’ho preso - racconta Corò - aveva ancora le bustine di semi, ognuno diverso per ogni cassetto». «Una sera ho visto un documentario - racconta ancora - c’era questo antiquario famoso inglese, Drew Pritchard, e mostrava orgoglioso un armadio militare che conteneva le munizioni della Seconda Guerra Mondiale, tutto in ferro, con i cassettini ognuno con le proprie munizioni. Beh, quando ho visto quell’armadio ho fatto un salto sulla sedia». E perché mai? «Perché ce l’ho anch’io», dice orgoglioso, mostrando l’oggetto, scovato anni fa da un altro accumulatore di visioni come lui».
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