Vinicio Capossela: «A Pompei live di prodigi per i 20 anni di "Ovunque proteggi"»
Nell'anfiteatro, lunedì 13 luglio, grande live. L'artista: «Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto»
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Vinicio Capossela: «A Pompei live di prodigi per i 20 anni di "Ovunque proteggi"»
di Natascia FestaNell'anfiteatro, lunedì 13 luglio, grande live. L'artista: «Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto»
Vinicio Capossela (ph Cavalli)
L’alta Irpinia, terra dei Kuta Kuta dove il mantra è all’incontré delle quadriglie, è terra di partenze. E quando si ritorna nel “macchinone” comprato in Germania, con i sedili incellophanati, sul cruscotto c’è sempre un santo, una Madonna, un Cristo con su scritto «Ovunque proteggi». Anche Vinicio Capossela (nato ad Hannover da padre di Calitri e madre di Andretta) nel 1996 - anno di svolta nella sua carriera grazie a Il ballo di San Vito - ne aveva uno. In quella scritta c’era la promessa di un disco che sarebbe venuto dieci anni dopo: Ovunque proteggi, una monumentale opera cantautorale che metteva insieme antropologia e mitologia, agiografia e autobiografia, Pier Paolo Pasolini e Jorge Luis Borges, procedendo con i piedi nel fango e gli occhi rivolti al cielo, un passo e un’invocazione, lungo la ferita della partenza. Ovunque proteggi, dunque, perché questo viaggio abbia un ritorno. Domani, venti anni dopo l’uscita del disco che vinse la Targa Tenco ed è inserito tra i più importanti della storia del cantautorato italiano, Vinicio Capossela lo «riabita» con un concerto già sold out, in un sito simbolo dell’impermanenza umana, l’Anfiteatro di Pompei, per la terza edizione di B.O.P. ovvero Beats of Pompeii.
«Abbiamo deciso di eseguire Ovunque Proteggi a venti anni dalla sua pubblicazione, in una data speciale» dice Capossela. «Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto. Tante, profonde e rumorose sono le ragioni per le quali queste canzoni sono vive e sanguinano. La sede scelta per questa convocazione di prodigi è l’anfiteatro romano dell’area archeologica di Pompei. La scelta è dovuta più alla colata lavica terminale che all’emulazione dei Pink Floyd». Pompei calco eterno e memento della caducità della vita è lo scenario perfetto per un cd di invocazioni rituali. «È un disco nato dall’antichità — continua Vinicio — e nelle rovine trova il suo eco naturale. Pompei ci ricorda la grandezza e la finitezza del genere umano. La quotidianità che ci occupa la vita, nel momento in cui viene travolta dalla fine, è proiettata in un’immobile eternità: una condizione alla quale siamo costantemente esposti. Pompei è il luogo in cui l’havel havalim... il vanitas vanitatum, il fumo di fumi del Qohelet, tradotto e articolato dalla voce di Guido Ceronetti può risuonare. Per sempre. Nel sacro Niente del vuoto eterno».
Ovunque proteggi arrivò dopo Canzoni a manovella e tradusse plasticamente l’idea del viaggio: non fu, infatti, registrato in studio, ma all’interno di grotte e chiese - luoghi in cui ci si interroga sul rapporto tra ciò che è sacro e ciò che è mortale - tra Roma, Scicli, Treviso, Scordia, Rubiera, Ispinigoli, Montebello, Calitri, Scandiano e Milano. «Ho deciso di intendere i brani come ognuno a sé stante, a ognuno un luogo, a ognuno i suoi musicisti. Il risultato è stato portare ciascun brano all’estremo delle sue potenzialità… ciascuno in fondo alla sua suggestione. I luoghi di questo album fanno veramente parte del disco» spiegò Capossela all’uscita di questo suo sesto album, amatissimo dal pubblico e dalla critica e nel quale «canta come Tom Waits e scrive come Ovidio» sentenziò il «Sunday Times». Un’infilata di gioia, salmi, naufragi, Meduse e Minotauri. Perché, come canta in Brucia Troia «sono io il mio Minotauro / divoro chi arriva fino a me / chiuso nel mio labirinto».
Come un Ulisse, Capossela confessa che il vero peccato originale è l’andare via. «Quando si parte — disse in un’intervista a «Duellanti» — ci si separa dall’unità iniziale e la separazione comporta la ferita. La ferita e il dolore del lasciare. E poi quando uno parte cosa spera di trovare? Il Paradiso? Forse spera solo di ricongiungersi un giorno con tutti coloro che ha perduto. Questo è il vero tema del viaggio e il vero tema dell’album... E solo perché ci illudiamo di poter tornare; di poter rivedere, che possiamo tollerare e accettare di andare e di partire». E, infatti, ieri sera, l’artista è tornato a Calitri, ovvero ne Il paese dei Coppoloni — titolo del suo romanzo pubblicato nel 2015 da Feltrinelli — dove ha presentato in anteprima la nuova edizione dello Sponz Fest che si terrà dal 26 al 30 agosto. Sulla scia dei temi affrontati nel 2025 in Sponz Eden – Recinti di umanità, ispirati al lavoro sul poema di Dylan Thomas Sotto il bosco di latte, si prosegue quest’anno con Sponz Im-Bosck, rassegna che dedicherà particolare attenzione al bosco in tutte le sue declinazioni naturalistiche e culturali. Ovunque proteggi, anche nel bosco.
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12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 18:44)
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