Rondò Veneziano al Lazzaretto, il barocco tra elettronica e pop
Il concerto domenica 12 luglio, il direttore artistico Stefano Marchioro: «Eseguiremo i pezzi più amati dai fan»
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Rondò Veneziano al Lazzaretto, il barocco tra elettronica e pop
di Rosanna ScardiIl concerto domenica 12 luglio, il direttore artistico Stefano Marchioro: «Eseguiremo i pezzi più amati dai fan»
I Rondò Veneziano tornano, dopo trent’anni, a suonare in madrepatria e per la prima volta si esibiranno a Bergamo, questa sera (12 luglio), sul palco di Lazzaretto Estate. «Eseguiremo — anticipa Stefano Marchioro, direttore artistico, pianista e direttore dell’orchestra — pezzi amatissimi dai fan come “Sinfonia per un addio” e “Casanova” e altri che il pubblico italiano è meno abituato ad ascoltare come “Splendore di Venezia” e “Odissea veneziana”, mescolando sia i brani tradizionali, sia quelli degli anni ’80 e ’90». Apprezzatissimi in Austria, Germania e Svizzera, dove la musica classica è molto seguita, l’ultima volta che si erano esibiti in Italia era stato trent’anni fa in Sicilia.
Ora, da Bergamo, l’avvio del tour mondiale «The Grand Return» che li porterà, come successiva tappa, al Festival di Cartagine, a Tunisi, in agosto. Nati ufficialmente nel 1980, con l’uscita dell’omonimo album, da un’idea di Freddy Naggiar, fondatore della Baby Records, e del maestro Gian Piero Reverberi, compositore, produttore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista tra le figure più importanti della musica italiana, i Rondò Veneziano hanno rappresentato fin dall’inizio una vera innovazione nel panorama musicale. «Tutto è accaduto una sera di primavera nel 1979 — racconta Marchioro sulla genesi del progetto — al termine di una giornata in studio di registrazione con i Ricchi e Poveri. Naggiar e Reverberi erano in pizzeria, a Monaco, quando, il discografico chiese al pianista qualcosa di nuovo che avesse a che fare con il classico e avesse un sound moderno e riconoscibile. Reverberi poco dopo compose il primo brano, dal titolo “Rondò Veneziano”, registrato con l’orchestra barocca».
Fu una vera rivoluzione. Composizioni originali, melodie accattivanti, arrangiamenti raffinati e un forte impatto scenico hanno reso l’ensemble un fenomeno musicale capace di attraversare generazioni e confini. Tra i fan illustri, Dardust che ieri sera si è esibito proprio al Lazzaretto. «Musica elettronica e classica insieme. Era intrigante, hanno portato il barocco nel mondo del pop e dell’elettronica», ha dichiarato in passato il produttore al Corriere della Sera. «Ci fa molto piacere — commenta Marchioro —. C’è stata un’invenzione di scrittura. Nulla di simile era mai stato creato prima. Si usavano pezzi dal suono barocco preesistenti; noi siamo partiti da zero, e siamo stati la lampadina che ha permesso ad altri artisti di avere elaborazioni, grazie al linguaggio, unico e irripetibile, creato da Reverberi».
Il maestro, quest’anno, ha individuato in Marchioro la figura chiamata a raccogliere e proseguire la sua eredità artistica. Già suo storico collaboratore, il pianista, nel 1996 per dodici anni era entrato nell’orbita dei Rondò Veneziano, proseguendo l’attività in varie formazioni.
L’orchestra, come da tradizione, vedrà sette musiciste in costume veneziano del Settecento che ne caratterizza l’identità, mentre gli altri orchestrali saranno in smoking.
Una collezione di memorabilia del gruppo annovera quattrocento pezzi; è stata esposta nel 2007 a Friburgo e in seguito a Locarno e a Lugano in occasione di alcuni concerti. Formata da 28 musicisti, l’ensemble ha venduto oltre trenta milioni di dischi nel mondo, conquistando 27 dischi d’oro, 14 di platino e sette doppi dischi di platino. E detiene anche un record speciale. «Negli anni ’80 – afferma Marchioro – è successo che, in un’annata particolarmente fortunata, abbiamo venduto più dischi dei Beatles».
Alle 21.30.
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12 luglio 2026
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