Il francobollo baluardo del Made in Italy
Il francobollo baluardo del Made in Italy
di Aldo Grasso | 12 luglio 2026I tuoi preferiti
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Sottile il genio con cui il ministro Adolfo Urso ha convertito il piano filatelico nell’ultimo baluardo del Made in Italy. In due anni, più di 300 francobolli: un record. Del resto, le fabbriche possono chiudere, gli incentivi fallire, i tavoli di crisi arenarsi. I francobolli, invece, resistono. C’è della coerenza: se i piani industriali restano sulla carta, tanto vale stamparci sopra un valore facciale.
Nato per far viaggiare le lettere, nell’era digitale il francobollo celebra ciò che rischia di non muoversi più. Il nostro apparato produttivo vive non più nelle statistiche macroeconomiche, ma negli album dei collezionisti, al sicuro dal mercato reale. Anche la dentellatura si fa metafora perfetta: separa con elegante precisione il racconto dalla realtà.
Urso spiega che il piano filatelico consegna alla memoria collettiva le eccellenze italiane. Vero. Ma c’è il rischio che la memoria somigli sempre più a un necrologio anticipato.
Nel «Mondo nuovo», Aldous Huxley immaginava una società distopica governata anche dal culto dei collezionisti di francobolli. Era il 1932, non una linea programmatica di governo. Eppure, l’idea di un futuro industriale puramente commemorativo è tragicamente attuale: se l’Ilva non riesce più a produrre acciaio, lo Stato potrà sempre emetterla in tiratura limitata. Con annullo postale.
12 luglio 2026
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