Lucio Carraro e il libro «Il mistero del coniglietto scomparso»: «La mia favola anti bulli. Come Fedro ed Esopo faccio parlare gli animali»
Corriere della Sera - Cultura

Lucio Carraro e il libro «Il mistero del coniglietto scomparso»: «La mia favola anti bulli. Come Fedro ed Esopo faccio parlare gli animali»

Sabato 11 luglio 2026
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L'ex maestro elementare ed ex politico: «La prepotenza e la sopraffazione stanno contagiando anche le ultime classi della scuola primaria. Bisogna tornare a insegnare materie che sviluppano le emozioni»

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Lucio Carraro e il libro «Il mistero del coniglietto scomparso»: «La mia favola anti bulli. Come Fedro ed Esopo faccio parlare gli animali»

di Sara D'Ascenzo

L'ex maestro elementare ed ex politico: «La prepotenza e la sopraffazione stanno contagiando anche le ultime classi della scuola primaria. Bisogna tornare a insegnare materie che sviluppano le emozioni»

Ci sono Esopo, Fedro e quella tradizione di affidare a un mondo fatto di soli animali storie che contengano una morale o un messaggio, un’indicazione di comportamento nel libro Il mistero del coniglietto scomparso di Lucio Carraro, edito da Solferino nella collana Young (112 pagg., 12 euro) che l’autore di Mogliano Veneto (Treviso) presenta l'11 luglio nella sua città e il 18 lulgio alla Libreria Lovat di Villorba. Maestro elementare per oltre 40 anni, ex vicesindaco di Mogliano Veneto, Carraro è anche copywriter e consulente per la comunicazione, autore di numerosi libri e poeta.

Carraro, il coniglietto scomparso proviene dunque da lontano?
«Mi piaceva l’idea di riprendere una figura retorica molto antica, penso appunto a Esopo e a Fedro, grazie alla quale si trasferisce il linguaggio umano agli animali. Spesso è facile che così avvenga un transfert: in questo caso è pensato per i ragazzi, sperando che il libro diventi un luogo dove specchiarsi».

Gli animali hanno personalità precise. Cominciamo dal gallo speaker della radio che si ascolta nell’aia.
«È un gallo che canta a orari insoliti annunciando in questo modo le notizie. La cornice dell’aia può diventare un “format” per affrontare i nodi della vita dei ragazzi».

In questo primo caso si parla di bullismo.
«L’ho fatto per affrontare con leggerezza un tema molto grave, per consentire magar nelle classi, tra i ragazzi, una discussione senza che ci sia una chiusura preventiva».

Lo ha scelto forte della sua esperienza di maestro?
«Vedo che si accorciano sempre di più le età dei gruppi che si formano, penso sia un segnale d’allarme che dovrebbe coinvolgere le famiglie e la scuola. Più che sull’istruzione bisognerebbe lavorare sull’educazione. Bisogna comprendere le necessità di ciascuno e con un meccanismo educativo tirare fuori le parti migliori di tutti».

Perché si rivolge ai ragazzi proprio ora?
«Tanti anni fa avevo scritto per loro La verde collina. Adesso che sono diventato anziano ho voluto chiudere il cerchio con questa nuova avventura. I personaggi - la squadra dei cani detective, il filosofo Severino, il pollo bullo - danno l’idea di come un problema si possa affrontare in termini di partecipazione, e penso sia molto importante per riprendere il contatto con bambini e ragazzi che spesso si astraggono o vivono in modo digitale la vita. Bisogna cercare di recuperare il potere della narrazione che è sempre formidabile, forte, fa parte della nostra storia: una delle prime cose fatte dall’uomo è stata raccontare o tracciare segni su una caverna».

Il coniglietto del titolo è la vittima designata...
«Il coniglio ha fama di essere pavido, viene quasi naturale... Ma in suo soccorso arriva la “cantruppa”, Cangrande... Ho voluto giocare un po’ con le parole, come il Filosofo Severino: lo stimavo molto e mi è venuto spontaneo mettere lui come saggio piuttosto che nominare qualche psicoterapeuta in voga in questi anni».

Perché l’età dei bulli si abbassa?
«Il bullismo sta contagiando anche le ultime classi della scuola primaria. Ovviamente le scuole medie sono ancora più investite, ma in realtà si è fortemente abbassata l’età dei “branchi” che trovano forza e linfa dallo stare insieme, che così si sentono forti. E questo rende necessario parlarne, costruire un percorso educativo. È importante per la salute mentale: manca oggi nella scuola un lavoro strutturale sui grandi libri, sulla narrazione fin dall’infanzia. È lì che le emozioni si trasformano in sentimento. I ragazzi che viaggiano col coltello o spaccano bottiglie, spesso non provano sentimenti, la cui formazione dovrebbe invece essere l’obiettivo del percorso educativo. Nella scuola dovrebbero rientrare i linguaggi che ci danno questa possibilità: la narrativa, la scrittura, la pittura, il teatro».

E la poesia?
«È fondamentale. Ho fatto diversi laboratori quando insegnavo partendo dall’esperienza di Kenneth Koch. E le assicuro che venivano fuori parole e versi meravigliosi».

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