«Mi paghi o ti spruzzo»: l'apologo di Hamza
«Mi paghi o ti spruzzo»: l'apologo di Hamza
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Caro Aldo, a proposito del ragazzino di Parigi, direi che è l’intimidazione più inutile del mondo uno che minaccia schizzi d’acqua con un fucile di plastica colorato. Il Winnie Pooh dei criminali. Ma come si fa a rendere questa storia un caso politico?
Gabriele Masiero
Hamza un giorno troverà qualcuno che lo butta nel fiume, e saranno in molti a essere contenti.
Antonella Moccia
Per fortuna ho visitato più volte Parigi quando era francese, adesso è magrebina e la evito accuratamente.
Marcello Romano
Cari lettori, la storia di Hamza, raccontata con la consueta maestria dal nostro corrispondente da Parigi Stefano Montefiori, in sintesi è questa: un ragazzino, figlio dell’immigrazione, si aggira per il Canal Saint-Martin — un quartiere di Parigi un tempo popolare, ora alla moda — con un fucile ad acqua, e chiede ai passanti qualche euro; altrimenti li bagna.
La politica si è divisa: per la destra è l’esempio dell’impossibilità di integrare le nuove generazioni; per la sinistra è una ragazzata, tipo dolcetto o scherzetto.
In realtà, è una forma di bullismo (i francesi dicono «bizutage»). Quindi non va bene. Hamza deve smetterla. Però, diciamoci la verità. Se sei felice, stai camminando per Parigi con una persona cara, le cose ti vanno bene, e un ragazzino ti chiede qualche euro se no ti spruzza con il fucile ad acqua, sorridi e glieli dai. Se sei arrabbiato, frustrato, hai avuto una giornata difficile, devi lasciare casa perché costa troppo, e ti trovi davanti Hamza, ti arrabbi ancora di più, e voti Marine Le Pen o Giorgia Meloni, anzi direttamente il generale Vannacci.
Il problema è che di questi tempi a Parigi, così come nelle città italiane, è più facile incontrare gente arrabbiata che gente felice.
11 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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