Palazzo Farnese, terminato il restauro su tetti e facciate: la testa di leone di Michelangelo e palle di cuoio del Cinquecento
Corriere della Sera - Cultura

Palazzo Farnese, terminato il restauro su tetti e facciate: la testa di leone di Michelangelo e palle di cuoio del Cinquecento

Sabato 11 luglio 2026
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I lavori nella sede dell'ambasciata di Francia, capolavoro dell'architettura del Rinascimento, finanziati con 8,5 milioni stanziati da due ministeri transalpini

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Palazzo Farnese, terminato il restauro su tetti e facciate: la testa di leone di Michelangelo e palle di cuoio del Cinquecento

di Edoardo Sassi

I lavori nella sede dell'ambasciata di Francia, capolavoro dell'architettura del Rinascimento, finanziati con 8,5 milioni stanziati da due ministeri transalpini

Palazzo Farnese (©Ambasciata di Francia in Italia, foto di Mauro Coen)

Via anche l’ultimo dei ponteggi, e Palazzo Farnese — capolavoro dell’architettura rinascimentale, dal 1874 sede dell’ambasciata di Francia, dal 1875 anche dell’École Française de Rome, di proprietà dello Stato italiano — è tornato a splendere quasi nella sua integrità dopo lavori di restauro (gli ultimi di un programma pluriennale) avviati nel 2021 e portati a compimento con otto milioni e mezzo di euro stanziati da due ministeri francesi: quello dell’Europa e degli Affari Esteri, e il ministero dell’Istruzione Superiore e della Ricerca.

L'ambasciatrice Descôtes: «Un lavoro straordinario»

«Un lavoro straordinario di tante donne e tanti uomini, simbolo dei valori condivisi tra due Paesi», come ha detto ieri Anne-Marie Descôtes, dal febbraio scorso ambasciatrice di Francia in Italia. Con lei, a salutare la fine dei restauri, anche la direttrice dell’École, Brigitte Marin, e Daniela Porro, a capo della Soprintendenza speciale di Roma, istituzione del ministero della Cultura che ha seguito da vicino ogni fase del complesso intervento.

Tornano a splendere le facciate laterali

Recupero della facciate laterali su via dei Farnesi e via del Mascherone, manutenzione di quella principale (già oggetto di intervento in passato), restauro del muro del giardino sul lato verso il Tevere, rifacimento di tetti e infissi... Una serie di delicate operazioni che ha mobilitato un mosaico di professionisti in diversi campi: amministrazione, finanza, tecnica, logistica. Da segnalare in particolare il restauro del monumentale stemma del Gran Cardinale Alessandro Farnese, corrispettivo simmetrico dell’altro, sulla facciata principale, di papa Paolo III. E ancora, revisione delle coperture in tegole antiche, pulizia e consolidamento dei paramenti in muratura, intervento che ha riportato alla luce ornamenti e giochi di colore sulle facciate coinvolte, ora «leggibili» anche nelle sfumature cromatiche dovute all’uso di travertino e mattoni, ocra e rossi.

Trecento teste leonine sul cornicione

E come sempre accade nei restauri — e non poteva certo fare eccezione un’opera universale le cui pietre portano la firma di un poker di geniali assi quali Antonio da Sangallo, Michelangelo, Vignola e Giacomo della Porta — non sono mancate le novità (e le curiosità, inedite), che da domani alimenteranno studi e ricerca scientifica per portare nuova luce sulla comprensione di un monumento emblema della storia dell’architettura d’ogni tempo. C’è ad esempio l’ipotesi — da verificare, ma basta una suggestione a far «notizia» — che almeno una delle trecento protomi leonine che adornano il magnifico cornicione opera di Michelangelo, sia di mano, diretta, del genio Buonarroti. Le protomi leonine sono elementi decorativi o scultorei diffusi dall’antichità classica, utilizzate (anche qui) come grondaie per lo smaltimento delle acque piovani. Fra le trecento teste feline, una diversa dall’altra e di certo realizzate al tempo sotto la direzione di Michelangelo, ve n’è una che ora, vista da vicinissimo da esperti saliti sui ponteggi, sembra spiccare per posizionamento (si trova al centro) e per pregevolissima fattura. L’attribuzione è stata avanzata ieri dal progettista Pierre-Antoine Gatier, direttore dei lavori nonché Capo Architetto dei Monumenti Storici e Ispettore generale dei Monumenti Storici di Francia.

Le sfere di cuoi ritrovate nelle buche pontaie

Ed è stato lo stesso Gatier a raccontare di un’altra piccola-grande sorpresa, che ne ricorda un’altra venuta alla luce nel 2015. Quella volta si restaurava la magnifica Galleria dei Carracci, affrescata nel 1600 al piano nobile. E pulendo pulendo emersero una novantina di disegni e iscrizioni, «graffiti» si direbbe oggi, datati secoli addietro e che si scelse di lasciare in vista (uno, peraltro, di Pier Leone Ghezzi, artista del XVIII secolo). Stavolta invece a destare stupore è il ritrovamento di alcune palle di cuoio del Cinquecento. Realizzate a mano, di fattura abbastanza rozza, sono tenute insieme da uno spago, perfettamente tondeggianti e incredibilmente conservate intatte per secoli. Sono state recuperate nelle profondità (addirittura un metro e mezzo) di alcune «buche pontaie», ovvero quei fori che nell’architettura antica, e per tutto il Rinascimento, venivano realizzati per sostenere un’impalcatura.

«Canestri» improvvisati di cinquecento anni fa

L’ipotesi, quasi una certezza, è che qui buchi rappresentassero dei «canestri» improvvisati, un gioco per operai edili annoiati che nelle pause dal lavoro si divertivano a lanciare dentro quelle cavità di tutto un po’. Già perché oltre alle sfere in cuoio sono state recuperate anche biglie di vetro e... un tacco di una scarpa con tanto di chiodi. Tutte testimonianze di commovente (non) «bellezza», perché se la grande Storia e la grande Arte si trasmettono con maggiore facilità, diverso è il caso degli ephemera in grado di rievocare pagine di anonima quotidianità, di norma destinate a perire.

L'annuncio: «Via le transenne dalla piazza e intorno alle fontane»

Infine, l’annuncio: con la dichiarata volontà di ambasciata e Soprintendenza di mettere fine alle (orrende) transenne che ancora oggi deturpano l’ingresso del Palazzo, la piazza e le magnifiche fontane antistanti. Fatte salve le esigenze di sicurezza, c’è l’impegno a «spingere» sul Comune per una soluzione esteticamente sostenibile: «Stiamo studiano la cosa, presto ci saranno novità».

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