Venezia, riapre il giardino-labirinto di Borges sull'isola di San Giorgio (con percorsi accessibili)
Corriere della Sera - Cultura

Venezia, riapre il giardino-labirinto di Borges sull'isola di San Giorgio (con percorsi accessibili)

Venerdì 10 luglio 2026
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Fu inaugurato alla Fondazione Cini nel 2011, nel 25esimo anniversario della morte dello scrittore argentino. Il viaggio letterario tra le simbologie

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Venezia, riapre il giardino-labirinto di Borges sull'isola di San Giorgio (con percorsi accessibili)

di Veronica Tuzii

Fu inaugurato alla Fondazione Cini nel 2011, nel 25esimo anniversario della morte dello scrittore argentino. Il viaggio letterario tra le simbologie

Il labirinto di Borges sull'isola di San Giorgio

Tra siepi e infinite possibilità, tutto è cominciato da un sogno-presagio. Un’immagine notturna trasformata in un libro vivente da percorrere, dove ogni biforcazione diventa una scelta e ogni svolta spalanca un mondo parallelo. Sull’Isola di San Giorgio Maggiore il Labirinto Borges ha riaperto i suoi sentieri dopo un restauro promosso dalla Fondazione Giorgio Cini e sostenuto da PwC Italia, che gli ha restituito nitidezza. Dietro questo luogo c’è un racconto che sembra uscito da una pagina di Jorge Luis Borges (1899-1986). Il giardino-labirinto venne inaugurato il 14 giugno 2011, in occasione del 25esimo anniversario della morte del grande scrittore. Ma la sua origine risale a molto prima. Negli anni Ottanta l’architetto inglese Randoll Coate, diplomatico e labirintologo, sognò la morte dell’amico argentino. Quel sogno lo spinse a immaginare un labirinto capace di tradurre nello spazio l’universo borgesiano, ispirandosi al visionario racconto de Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941). Un omaggio che avrebbe preso forma molti anni dopo, quando Borges non c’era più e lo stesso Coate non avrebbe visto realizzata la sua opera. A credere nel progetto fu María Kodama, scrittrice e vedova di Borges, che scelse Venezia perché amatissima dal marito, «una città-labirinto essa stessa, di sottile delicatezza e complessità».

«Un atto coraggioso»

Nel 2003 la Fundación Internacional Jorge Luis Borges ne aveva fatto realizzare una prima a Los Alamos, nella provincia argentina di Mendoza, seguendo lo stesso progetto di Coate. «Ma perché fare un labirinto in Laguna - fa notare Renata Codello, segretario generale della Cini - visto che nella vicina Villa Pisani a Stra ce n’è uno settecentesco tra i più grandi d’Europa? E in un’isola già magica per le sue architetture? Sembrava un’ambizione sfrenata, è stato un atto coraggioso. Questo manufatto vegetale è concepito come un mosaico con tessere che possono essere integrate per restare vitale. È la stessa cura che dedichiamo a qualsiasi altra opera d’arte».

Il restauro

Il labirinto occupa un’area di 2.300 metri quadrati. È formato da 3.250 piante di bosso, disposte in vasche per proteggerle dalla salsedine, con oltre un chilometro di percorsi. La pianta riproduce il nome «Borges» come se fosse vergato sulle pagine di un enorme libro aperto. Una doppia scritta a specchio, ma non identica. Le due «O» del nome (in Jorge e Borges) formano una clessidra, simbolo del tempo che scorre. Alla fine del percorso appare una «M» e una «K», le iniziali di María Kodama. Lungo il cammino si incontrano sculture e oggetti simbolici cari a Borges: un bastone (omaggio alla sua cecità), specchi, clessidre, sabbia, una tigre e un grande punto di domanda. Dopo 15 anni esposte al clima lagunare, alcune piante erano morte e avevano lasciato mancanze che minavano la leggibilità del disegno del labirinto. Il restauro, durato circa tre mesi, ha visto la sostituzione di 165 piante compromesse (e poi altri 30 esemplari che non avevano risposto positivamente), il ripristino dell’impianto di irrigazione, nuovo terreno, potature.

Un percorso inclusivo

L’intervento ha riguardato anche l’accessibilità. I percorsi d’ingresso sono stati stabilizzati per consentire il passaggio alle persone con disabilità motoria e, grazie alla collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è stata installata una mappa tattile che permette di conoscere la struttura del labirinto prima di iniziare il cammino: «È un biglietto d’ingresso per contestualizzare, prima della visita, il labirinto delle emozioni», spiega Guido Lorenzini, vicepresidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Il Labirinto sarà visitabile da metà luglio con visite guidate e in autunno è previsto un weekend di apertura gratuita. Come suggerisce Borges nel suo racconto, «il tempo si biforca perpetuamente verso innumerevoli futuri». Grazie al restauro, uno di questi futuri è tornato presente: un labirinto vitale, pronto ad accogliere nuove generazioni di lettori, curiosi e sognatori.

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