Perché scrivo, perché vivo
Il nuovo romanzo dell'autrice canadese parte da un invito a una conferenza a Città del Messico. Ne nasce un libro di domande, in cui le lettere giovanili alla sorella danno una parziale, ambigua risposta. Pubblichiamo l'incipit
SABATO 11 LUGLIO 2026
Perché scrivo, perché vivo
Il nuovo romanzo dell'autrice canadese parte da un invito a una conferenza a Città del Messico. Ne nasce un libro di domande, in cui le lettere giovanili alla sorella danno una parziale, ambigua risposta. Pubblichiamo l'incipit
di MIRIAM TOEWSAprile 2023
Ho accettato di partecipare a «Conversación», a Città del Messico. Non si tratta propriamente di una conversazione, bensí di un evento in cui degli scrittori da tutto il mondo leggono un racconto o un saggio o qualcosa che
hanno scritto su un dato tema, un tema fissato dal Conversación Comité a Città del Messico. Il tema stavolta è «Perché scrivo?»
Al direttore di Conversación ho risposto: Perché scrivo?
O… Perché scrivere?
Perché scrivo, ha detto lui.
«Ai russi piace ricordare, ma non vivere».
Anton Čechov
28 dicembre 1995
Cara Marj,
ho il mio piccolo Buddha che mi ricorda di essere gentile, la mia mezzaluna rossa e nera che mi ricorda l’instabilità dell’universo, la mia tenda rosa per creare un clima di meraviglia, il mio incenso alla rosa per conciliarmi il sonno, eppure… Sono cosí confusa, arrabbiata, triste (prepotentemente, sull’orlo del pianto cinquanta volte al giorno), improduttiva, vendicativa, maligna, sola, SOLA, piú di tutto, cosí fottutamente SOLA. E come la risolvo?
Leggo, leggo, leggo sempre di piú, non esco mai, fisso il computer,mando ai matti C con quelle che lui ritiene nevrosi terminali, dico ok ok ok ai bambini, sogno di ubriacarmi ogni sera, senza mai farlo.
Che cazzo di problema ho?
Siamo AL VERDE, AL VERDE, AL VERDE – incasseremo un assegno da due spicci, poi tanti saluti.
Detesto scrivere – che vagonata di cazzate, bla bla bla. Mi consumo dall’interno. La casa cade a pezzi. Sanguino, mi dissanguo, perdo gli organi, un tessuto rosso scuro – che sia il mio fegato? – come pezzi di anguria marcia. Sono le dieci di sera e indosso un pigiama di flanella con dei piccoli
tulipani blu.
La piccola G sta modellando dei gatti con la creta, e mi
chiede se ho mai paura.
«Il castigo, forse, o qualche contagio del destino, la trova qui, i capelli rapati, entrambi i polsi fasciati, gli occhi aperti, a meditare sulla parabola del silenzio perfetto».
Christian Wiman
«Vedi, qui per me non c’è piú niente. Me ne vado perché sono stufo, perché sono impaurito, perché sono triste. Ma la vera ragione è che ho smesso di trovare divertenti i miei scherzi.Ripensandoci, mi domando se lo siano mai stati, o se erano solo le mie risate a farmelo credere».
Sam Savage
© 2025 Miriam Toews; 2026 Giulio Einaudi Editore
Nell'immagine: Mary Bradish Titcomb (1858-1927), «The Writer» (1912 circa, olio su tela, particolare), conservato a Washington, National Gallery of Art.
Su «la Lettura» #763 disponibile in questa App e solo domenica in edicola, la recensione di Antonella Lattanzi a «Una tregua che non è pace» di Miriam Toews, in libreria dal 14 giugno (traduzione di Maurizia Balmelli, Einaudi, pagine 168, euro 18).
10 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 18:55)
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