Il vento trumpiano soffia in Australia
Corriere della Sera - Cultura

Il vento trumpiano soffia in Australia

Venerdì 10 luglio 2026
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Brilla la stella di Pauline Hanson, che si presentò in Parlamento indossando un burka per sollecitare un divieto totale in tutto il Paese

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Il vento trumpiano soffia in Australia

Paolo Lepri | 10 luglio 2026

Brilla la stella di Pauline Hanson, che si presentò in Parlamento indossando un burka per sollecitare un divieto totale in tutto il Paese

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Se l’America ha Trump, in Australia brilla la stella di Pauline Hanson, l’ex proprietaria di un negozio di fish and chips che si presentò in Parlamento indossando un burka per sollecitare un divieto totale in tutto il Paese. Politica di lungo corso, alla fine degli anni Novanta non esitò a lanciare un macabro messaggio in un video registrato dopo aver ricevuto minacce di morte. «Se mi state vedendo — diceva — vuol dire che sono stata assassinata». 

Ora, però, tutti parlano di lei. Sta diventando sempre più popolare, e aspira addirittura alla guida del governo. Il suo partito, One Nation, che ha sempre ottenuto risultati non straordinari, potrebbe arrivare al 30 per cento nelle elezioni del 2028 assicurandosi una sessantina di deputati e diventando la principale forza di opposizione ai laburisti del Primo ministro Anthony Albanese. Trema anche la coalizione moderata, della quale l’anima sono i liberali (fino ad oggi protagonisti del «duopolio» dei partiti maggiori), perché il tracollo dei conservatori britannici è molto meno lontano della distanza in miglia (siamo nel Commonwealth) che separa Canberra da Londra. 

Nonostante qualche gaffe (come per esempio il curioso infortunio su Kylie Minogue che avrebbe volentieri «portata a letto»), Albanese sembra meno in difficoltà di altri colleghi europei. Ma i sondaggi attribuiscono alla senatrice del Queensland un gradimento maggiore rispetto ad un premier che sta affrontando il «malcontento», scrive il Financial Times, su temi come l’inflazione, l’immigrazione, e una nuova riforma fiscale che penalizzerebbe i proprietari di case. Detto questo, l’armamentario ideologico di Pauline Hanson è semplice: tuoni e fulmini contro gli ultimi arrivati, contrapposizione nei confronti dei musulmani, lotta contro «l’elitismo della politica» e la convinzione che il cambiamento climatico sia «una bufala». «Siamo una società multirazziale ma dobbiamo essere monoculturali», ha detto recentemente. 

Un obiettivo complicato in una nazione dove circa la metà degli abitanti è nata all’estero o ha un genitore di un altro Paese e la componente aborigena (circa il tre per centro della popolazione) conserva radici profonde che non possono venire estirpate. Ma così è il vento che soffia nel mondo.

10 luglio 2026

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