Reinhold Messner chiama Bob Dylan: «È il mio preferito. Mi piacerebbe fare qualcosa con lui prima dei cent'anni, magari una serata sulle montagne dell'Alto Adige»
Corriere della Sera - Cultura

Reinhold Messner chiama Bob Dylan: «È il mio preferito. Mi piacerebbe fare qualcosa con lui prima dei cent'anni, magari una serata sulle montagne dell'Alto Adige»

Venerdì 10 luglio 2026
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L'alpinista si confessa alla vigilia del suo esordio come voce narrante: accompagnerà la Beethoven Orchester Bonn accompagnando le sue avventure ai brani di Mahler e Beethoven

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Reinhold Messner chiama Bob Dylan: «È il mio preferito. Mi piacerebbe fare qualcosa con lui prima dei cent'anni, magari una serata sulle montagne dell'Alto Adige»

di Giancarlo Riccio

L'alpinista si confessa alla vigilia del suo esordio come voce narrante: accompagnerà la Beethoven Orchester Bonn accompagnando le sue avventure ai brani di Mahler e Beethoven

«Potrò finalmente parlare di quelle sensazioni che si sentono in montagna, avvicinandosi a quelle grandezze, a quelle infinità». Reinhold Messner, alpinista delle vette più alte del pianeta e poi ideatore di musei tematici, libri e film, è alla vigilia di un ruolo inedito per lui. Il 19 luglio, alle 5 del pomeriggio nella Messner Haus di Sesto Pusteria, sarà la voce narrante di «Vette e suono» insieme con la Beethoven Orchester Bonn. Uno degli appuntamenti più attesi e stranianti delle Mahler Wochen 2026 (Dobbiaco, fino al 5 settembre), festival con la direzione artistica di Josef Lanz, affiancato da Dirk Kaftan. «Farò alcuni interventi recitati, credo cinque — continua Messner — io non sono musicista. Sono però una persona che ha vissuto in montagna emozioni molto forti e che tenterà di far capire al pubblico ampio quanto dietro le musiche di Mahler e di Beethoven che saranno eseguite non c’è solo la Natura tradotta in musica: ma la Natura reale. I musicisti ed io racconteremo i valori della montagna».

Si tratta dei suoi compositori preferiti?
«Per la verità al primo posto metto Bob Dylan. Siamo quasi coetanei e mi piacerebbe fare qualcosa insieme prima che entrambi arriveremo ai 100 anni…».

Parliamo del suo impegno di domenica 19 luglio a Sesto Pusteria. Qual è la cosa che unisce di più musica e montagna?
«Quello che lega musica e montagna è il silenzio. Il silenzio fa crescere la montagna all’infinito e lo stesso vale per la musica. Mahler e Beethoven, soprattutto Mahler, hanno vissuto periodi in montagna e ne hanno tratto grandi emozioni».

E invece il distacco maggiore tra suoni e montagna?
«Probabilmente il rumore di una valanga, il rumore della caduta di sassi che ti fa paura e ti strappa via da quelle emozioni che renderò. Purtroppo, per ora, solo in tedesco. Per la lingua italiana toccherà in un’altra occasione,  spero».

In che modo lei arriva a questo progetto, proposto dal Comitato delle Mahler Wochen di Dobbiaco?
«Tempo fa ho collaborato con una orchestra tedesca all’esecuzione di musica e voce della Alpensinfonie di Richard Strauss. Ma è stata tutta un’altra cosa perché lì si partiva da un vero e proprio racconto di una scalata in musica, come si sa. La proposta di Dobbiaco è molto diversa e la considero anche molto più difficile. Anche la musica è una vera e propria lingua».

Il concerto con la sua voce narrante di Sesto Pusteria è stato battezzato «Vette e suono». Sono due necessità per il genere umano?
«Per noi umani questa è la necessità o almeno la possibilità di capire che tutto nasce dalla Natura, la grande maestra».

Come definirebbe allora questo suo nuovo ruolo?
«Come la prima volta in cui “reciterò” Mahler e Beethoven».

Torniamo alla sua idea di una serata di lei con Bob Dylan. Chi dovrà telefonare a chi?
«Credo che toccherà a me chiamarlo ma non so quando. Chissà se accetterà. Sarebbe bellissima una serata lui ed io su queste montagne altoatesine che sono le più belle del mondo. E poi i suoi testi sono grande poesia».

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10 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 08:32)

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