Gramellini e l'educazione sentimentale a teatro: «L'amore non ha spiegazioni, ma dobbiamo insegnarlo»
Il giornalista del Corriere della Sera e conduttore tv porta in scena al Teatro Romano di Fiesole «L’ora di educazione sentimentale»: «L’odio paga subito, come Trump insegna, ma lascia solo macerie. Un tempo le donne si annullavano per diventare mogli, madri e badanti, oggi sono più forti e i maschi vanno educati a non essere violenti»
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Gramellini e l'educazione sentimentale a teatro: «L'amore non ha spiegazioni, ma dobbiamo insegnarlo»
di Caterina Ruggi d'AragonaIl giornalista del Corriere della Sera e conduttore tv porta in scena al Teatro Romano di Fiesole «L’ora di educazione sentimentale»: «L’odio paga subito, come Trump insegna, ma lascia solo macerie. Un tempo le donne si annullavano per diventare mogli, madri e badanti, oggi sono più forti e i maschi vanno educati a non essere violenti»
Amore. Educazione. Sentimenti. Impegno. Sono parole fuori moda quelle che Massimo Gramellini porta sul palco del Teatro Romano di Fiesole, lunedì (ore 21.15) per l’ultima tappa della tournée de L’ora di educazione sentimentale, lo spettacolo tratto dal suo romanzo L’amore è il perché (Longanesi), e scritto assieme a sua moglie, Susanna Sparaco. Un’ora di affabulazione in cui il giornalista — che scrive Il Caffè sul Corriere della Sera e 7 di cuori sul magazine 7 , oltre a condurre il programma In altre parole su La7 — intreccia la sua vita, le storie a cui da 28 anni risponde sulla «posta del cuore», citazioni e riflessioni. «Quello che manca oggi è l’amore. Non riusciamo a fare le cose con quell’intensità e quel desiderio che le fa funzionare bene. Dominano sciatteria, approssimazione, volgarità, scorciatoie. L’odio paga subito — come insegna Trump, «ti dò un calcio alle caviglie e tu sei costretto a chinare la testa» — però sul lungo periodo produce solo macerie, fisiche ed emotive. Nel mio prossimo libro, Beato il popolo che ha bisogno di eroi , che uscirà in autunno con Solferino, racconto invece storie di eroi quotidiani che hanno scelto l’amore».
Gramellini, inserire un corso di educazione sentimentale nelle scuole è un fallimento dei genitori?
«Nello spettacolo racconto di non avere ricevuto un’educazione sentimentale. Ho perso mia madre a 9 anni e sono stato cresciuto da un padre, meraviglioso sotto molti aspetti, che era un uomo del Novecento: parlare di amore era un tabù, innamorarsi cosa da cameriere, un uomo che piangeva era considerato inaffidabile. Quando mi vide soffrire la prima volta per amore mi disse: tranquillo, morto un Papa se ne fa un altro. Oggi quando vediamo che i nostri figli hanno un dolore soffriamo con loro; facciamo riunioni di famiglia per decidere dove andare in vacanza. Abbiamo un’empatia che i nostri genitori non avevano. E forse siamo consapevoli dell’importanza dell’educazione sentimentale».
Una dritta?
«In un tema nostro figlio ha scritto: Mio padre non litiga mai con la mamma (diciamo che non perdiamo mai il controllo), non alza mai la voce, tranne quando gioca il Toro. Gli esempi sono importanti. Crescere due maschi è impegnativo, in casa imparano come trattare in futuro le loro compagne. Un tempo le donne si annullavano per diventare mogli, madri, badanti. Oggi dobbiamo educare generazioni di maschi che sappiano vivere con donne forti, e non reagiscano con violenza se non le dominano. La coppia deve essere un noi che non esclude le individualità».
Sua nonna le diceva «l’amore non ha un perché».
«L’amore è il regno della follia, dell’incoerenza, dello squilibrio. È Il perché, l’energia dell’universo. Per questo quando ami riesci a fare cose che normalmente non riusciresti a fare. Io per tanti anni ho cercato di non innamorarmi perché l’idea di perdere una donna amata mi sembrava insopportabile. Ho finito con l’innamorarmi di una donna che assomiglia molto a mia madre, una donna dolce, comprensiva, estroversa, espansiva, sbadata, calorosa, adorata dalla mia classe».
Come è riuscito a superare il dolore?
«Il dolore non si supera, si oltrepassa. Devi entrarci dentro, senza opporre resistenza. Avere consapevolezza della tua mente e del corpo. E poi accettare di innamorarti, correndo il rischio di soffrire».
Platone scrive che la bellezza procura un’estasi simile all’innamoramento. Sembra un monito alla salvaguardia di città come Firenze.
«L’ultima volta che ho incontrato Piero Pelù gli ho chiesto come sta Firenze?. Mi ha risposto: Di quale città parli? Io conosco Florence, con l’amarezza di un uomo che ama la sua città. Che comunque resta piena di angoli emozionanti, come le sue colline. Dovremmo rallentare, per tornare a vedere la bellezza intorno a noi».
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