Si può mangiare vegetale fuori di casa? Le alternative ci sono davvero? Il sondaggio in tutta Italia
Corriere della Sera - Cultura

Si può mangiare vegetale fuori di casa? Le alternative ci sono davvero? Il sondaggio in tutta Italia

Giovedì 9 luglio 2026
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L'iniziativa dell'associazione no profit Refood: «Troppo spesso la proposta veg è solo la pasta al pomodoro, ci battiamo per il diritto di tutti ad avere pasti completi senza prodotti di origine animale anche in scuole, ospedali e posti di lavoro»

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Si può mangiare vegetale fuori di casa? Le alternative ci sono davvero? Il sondaggio in tutta Italia

di Corriere Animali

L'iniziativa dell'associazione no profit Refood: «Troppo spesso la proposta veg è solo la pasta al pomodoro, ci battiamo per il diritto di tutti ad avere pasti completi senza prodotti di origine animale anche in scuole, ospedali e posti di lavoro»

È davvero possibile scegliere un'alimentazione a base vegetale quando non si è a casa propria? L'offerta di bar, locali e ristoranti è sufficiente? E qual è la situazione nelle mense scolastiche o aziendali?  E nelle Rsa e negli ospedali? 

Le risposte a queste domande probabilmente variano in base alle esperienze individuali. E queste sono quasi sicuramente determinate dal contesto in cui si vive o lavora. Nel cuore delle grandi città è facile immaginare che vegetariani e vegani non abbiano troppe difficoltà nel trovare valide alternative, potendo scegliere tra diversi esercizi pubblici. Ma anche nei grandi centri l'opzione veg potrebbe non essere tanto agevole qualora si fosse costretti a consumare i pasti in una mensa aziendale o scolastica e questa non offrisse un'adeguata varietà. E lo stesso potrebbe dirsi del cibo servito agli ospiti di ospedali o case di riposo. Ma quanto davvero una libera scelta alimentare è possibile oggi in Italia? È possibile certificarla in maniera scientifica? 

È quello che si propone di fare l'associazione Refood, che ha lanciato un sondaggio nazionale sulle opzioni vegetali nei luoghi pubblici e nella ristorazione collettiva. Chiunque può partecipare raccontando la propria esperienza personale in nove diversi contesti che, oltre a quelli sopra citati, comprendono anche i mezzi di trasporto pubblico di lunga distanza (treni, traghetti e aerei) e i terminal da cui partono (stazioni, aeroporti). 

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«Questo sondaggio è aperto a chiunque - precisa l'associazione -, non solo a chi già segue una dieta vegetale, vegetariana o flexitariana. Vogliamo conoscere l'esperienza di chiunque abbia cercato o richiesto opzioni plant-based per se stesso o per conto di minori o persone affidate alle proprie cure. I dati, che verranno raccolti fino a fine settembre, saranno trattati in forma aggregata e per finalità statistiche e di advocacy». I risultati, che restituiranno una fotografia puntuale della situazione complessiva in Italia ma anche dettagliata per le diverse aree geografiche del Paese, verranno poi resi noti a novembre, dopo che i numeri saranno stati analizzati. 

«Troppo spesso fuori casa l'unica opzione vegetale è la pasta al pomodoro - sottolinea Alessandro Ricciuti, presidente di Refood -. I secondi piatti sono i grandi assenti: chi chiede un'alternativa si deve spesso accontentare dei contorni, come se un pasto completo a base vegetale fosse una pretesa. E questo non è accettabile nel Paese che è la culla della dieta mediterranea, composta da sempre di legumi, cereali e verdure. Con questo sondaggio vogliamo dare numeri a un problema che migliaia di persone vivono ogni giorno». Con l'obiettivo di superarlo, intanto dando voce a una parte sempre più ampia di popolazione che sceglie di non basare la propria alimentazione sul sacrificio o lo sfruttamento degli altri animali. 

Non è la prima volta che Refood cerca di affrontare il problema analizzandolo nei suoi dettagli anche numerici. Una precedente indagine nazionale, condotta lo scoro anno in 80 ospedali italiani, aveva evidenziato come tre quarti degli interpellati, il 75% del totale, giudicasse scarsa o pessima la qualità dei pasti a base vegetali proposti. Ma un dato per certi versi anche più preoccupante è che quasi la metà dei pazienti, il 43%, ha dichiarato di non avere avuto accesso a delle alternative che fossero  100% vegetali. La nuova rilevazione, che comprende ancora anche i luoghi di cura, vuole provare ad estendere l'analisi a tutti i contesti in cui si rende necessario consumare un pasto fuori casa. 

L'associazione, una no profit che ha come scopo il passaggio ad un sistema alimentare più vegetale e accessibile a tutti, inteso anche come risposta a esigenze di salute pubblica o di uso efficiente delle risorse nel rispetto dell'ambiente e degli animali, in passato ha lanciato anche la campagna «Mense più green» per introdurre queste prassi nei luoghi di studio e di lavoro, affinché non siano più solo delle eccezioni e, tanto meno, delle «concessioni».  

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