Alla scoperta dell'Isola Rossa: il gioiello nascosto dell'Argentario che fu (anche) nascondiglio dei pirati
Viaggio in Toscana, direzione Monte Argentario al cospetto di un luogo che con i suoi anfratti invisibili fu rifugio magnifico al tempo dei pirati. E a immergersi si nuota in un fondale vivente
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Alla scoperta dell'Isola Rossa: il gioiello nascosto dell'Argentario che fu (anche) nascondiglio dei pirati
di Enzo Fileno CarabbaViaggio in Toscana, direzione Monte Argentario al cospetto di un luogo che con i suoi anfratti invisibili fu rifugio magnifico al tempo dei pirati. E a immergersi si nuota in un fondale vivente
A volte eviti una situazione o luogo con folle tenacia per anni perché qualche critica udita in giovanissima età ti si è piantata nella mente e nessuno l’ha tolta. E sbagli. Il lato bello di questo errore è che, se poi ci vai, quando ci vai, e magari sei diventato grande, provi uno dei massimi piaceri concessi all’essere umano: quello della scoperta.
Particolarmente raffinata è la gioia che deriva dallo scoprire qualcosa che tutti gli altri conoscono già. Non so: l’uso della forchetta.
Per quanto mi riguarda ho scoperto l’Argentario.
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Evitavo il celebre promontorio perché me lo immaginavo come un castello inespugnabile in cui è impossibile scendere al mare per colpa delle recinzioni delle ville che ti sbarrano il passo verso la libera onda. Non che questa idea sia del tutto infondata. Ma poi, ricorrendo al vecchio sistema dell’esperienza diretta, ho potuto appurare che, attraverso gli opportuni viottoli, al mare ci arrivi, come in molti posti, anche se meno che in altri.
Sto parlando del lato del promontorio che dà sul mare aperto, perché su altre zone non mi pronuncio.
Bella è l’Isola Rossa, fuori stagione.
Vicinissima alla riva, anzi di più: collegata alla terraferma da una serie di scogli, tanto che a volte lei stessa quando si guarda attorno fatica a considerarsi un’isola. La raggiungi (o la guardi) dalla spiaggia chiamata Mar Morto, dove si trovano delle piscine naturali. Poche centinaia di metri più a sud, dopo certi scoglietti, sott’acqua, dai quindici metri in poi, si trova un prezioso fondale di coralligeno, cioè fatto di concrezioni biologiche. Un fondale vivente. Se non vai sott’acqua non puoi vederlo. Ma ci sono cose che non importa vedere, conta che esistano.
Segue ora una breve storia dell’Isola Rossa negli ultimi trecentomila anni.
La località era apprezzata dai neanderthaliani più esigenti. Frequentavano certe grotte e cunicoli. Non è che ci abitassero in pianta stabile, come oggi si pensa erroneamente, ma certo ci trascorrevano i momenti migliori. All’epoca l’Isola Rossa non era un’isola, il mare era un po’ più in là, forse addirittura qualche chilometro più in là. Quindi i neanderthal ammiravano e mangiavano cervi e cavalli selvatici che giocavano nella fredda steppa costiera e a volte laggiù laggiù, verso l’orizzonte, intravedevano qualcosa di misterioso, che c’era e non c’era.
Questa presenza ha continuato le sue apparizioni per migliaia di anni.
Infatti il famoso cartografo Gerardo Mercatore, nel XVI secolo, riportò nelle sue carte geografiche il disegno dell’isola di Zanara, tra Giannutri e il Giglio, proprio davanti all’Isola Rossa. Poi l’isola scomparve, per riapparire in una carta del 1670 e molte altre.
Attualmente è di nuovo scomparsa dalle mappe e dalla superficie, ma potrebbe sempre riapparire, come la più famosa isola Ferdinandea in Sicilia. Del resto, in corrispondenza dell’isola che (per ora) non c’è, troviamo la Secca di mezzo canale, una delle più belle immersioni del Mediterraneo, mi dicono.
Durante le incursioni dei pirati saraceni (a partire dal XVI secolo) l’Isola Rossa con i suoi anfratti invisibili fu nascondiglio magnifico per chi ne conosceva i poteri illusionistici.
Ma veniamo ai tempi nostri.
Qualche anno fa il mio amico Pancho con la sua barchetta se ne andava in giro lungo la costa, alla ricerca di cose da prendere. Sempre, s’intende nei limiti imposti dalla morale e dalla legge (preleva, infatti, oggetti portati dal mare e abbandonati dagli uomini). Tra l’Isola Rossa e Capo d’Uomo vide una bellissima corda. Attraccò. Il mare, i venti e altre forze naturali l’avevano disposta meravigliosamente lungo uno sperone roccioso. Pancho provò a tirarla ma quella restava dov’era con un’ostinazione inspiegabile e scandalosa. Allora lui risalì la roccia, per chiarire il mistero. Venne fuori che era stata fissata saldamente allo scoglio, da mano umana. E non era solo fissata: ma fissata in un modo... con una specie di arte maniacale.
Insomma era stato il famoso alpinista Walter Bonatti, che aveva una casa poco sopra, insieme alla compagna, l’attrice Rossana Podestà. La usavano per scendere al mare insieme, credo, ai nipoti. La corda era disposta con estrema precisione, quella che Bonatti (dicono) metteva in tutte le cose che faceva, ammesso che decidesse di farle. Per esempio nelle testimonianze si legge che nessuno preparava il caffè come lo preparava lui.
Pancho naturalmente lasciò la corda dov’era.
Infine poco tempo fa davanti all’isola Rossa, e più esattamente a Giannutri, è stato scoperto un tardigrado appartenente a una specie mai vista prima. Lo hanno battezzato Paramacrobitus mariettae, in onore di Marietta Moschini, donna altolocata che a fine Ottocento fuggì con l’ex garibaldino Gualtiero Adami a Giannutri, e lì stettero benissimo, bastando a se stessi come tardigradi. Sono infatti, i tardigradi, organismi quasi immortali. Così vengono spesso definiti. Immagino la definizione sia imprecisa, ma è affascinante. Sta a significare che sono in grado di sopportare situazioni davvero spiacevoli. Si contraggono e formano una botticella. Possono sopravvivere a temperature vicine allo zero assoluto, al vuoto spaziale e alle radiazioni cosmiche. Tuttavia preferiscono stare sull’isola di Giannutri. Sono, quindi, anche molto astuti.
Possano tutte queste storie accompagnarci e fondersi in un’unica sensazione liquida di passato che diventa presente, mentre facciamo il bagno davanti all’Isola Rossa, tra il rosso e il blu.
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