L’attacco all’Europa
Corriere della Sera - Cultura

L’attacco all’Europa

Mercoledì 8 luglio 2026
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C’è una crescente pressione per indebolire un’area forte e democratica. Il Vecchio Continente deve unirsi e reagire

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L’attacco all’Europa

Walter Veltroni | 8 luglio 2026

C’è una crescente pressione per indebolire un’area forte e democratica. Il Vecchio Continente deve unirsi e reagire

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Forse sarebbe stato giusto che, per iniziativa dell’opposizione, il Parlamento avesse approvato, c’è da credere all’unanimità, un documento di due righe che dicesse semplicemente: «Il Parlamento italiano esprime solidarietà alla presidente del Consiglio e respinge gli attacchi del presidente degli Stati Uniti». Sarebbe stato, per l’idea che non smetto di avere delle istituzioni, un modo per far sentire il Paese unito nel contrastare il più grave attacco politico che l’Italia abbia ricevuto dal dopoguerra in poi.

«Troncare e sopire» è una sollecitazione manzoniana che è sempre bene tener di conto. Ma l’idea di derubricare a bizzosità goliardica il desiderio dell’inquilino della Casa Bianca di vedere sottoposta la premier italiana a «misure restrittive» è un errore pericoloso. Ci rendiamo conto della assurdità e della inedita gravità di quelle parole? Chiedere un ordine restrittivo per il capo del governo di un Paese storicamente alleato è una minaccia che non può essere ignorata. Dopo gli attacchi al Papa, ai capi di Stato e di governo dei principali Paesi europei, la minaccia grottesca di uscita dalla NATO, il proposito della conquista della Groenlandia, dovrebbe essere chiaro qual è il disegno in atto.

L’obiettivo di questa fase storica, di questo grande ridisegno della geopolitica mondiale, è la disgregazione dell’Europa. Questo piano si articola in vari modi. Non dobbiamo ad esempio dimenticare la durezza inusitata degli attacchi russi al presidente Mattarella. Né l’attivismo della stessa parte, ce lo dicono i fatti di questi giorni, in quella che il Ministro della Difesa ha definito «Guerra ibrida». Ma ciò che salta agli occhi, almeno di chi voglia vedere, è il sostegno esplicito, pensiamo al sostegno di Vance a Orbán e a AfD in Germania, che è stato messo in campo, da parte americana e russa, per tutte le forze che, nei Paesi più importanti del continente, hanno nel loro programma la destabilizzazione dell’Europa. Cosa succederà dell’Unione se davvero, come i sondaggi vaticinano, nei prossimi mesi in Francia, Germania e, per altro verso, in Gran Bretagna dovessero prevalere le forze di estrema destra antieuropee?

La destabilizzazione del nostro continente, ritenuto troppo forte e, soprattutto, troppo segnato da sistemi democratici, è oggi l’interesse convergente delle grandi potenze, specie di Russia e Usa. Non è spiegabile altrimenti il permanente cannoneggiamento degli storici alleati occidentali da parte di Trump.
Continuo a pensare che si sia sottovalutata la portata del secondo mandato del tycoon che, dai cartellini rossi dei mondiali all’erratica conduzione della vicenda iraniana, dalle barbarie fisiche dell’Ice a quelle verbali contro chiunque dissenta, stanno a dire chiaro e forte una cosa sola: i valori sui quali gli Usa hanno edificato la loro forza e il loro ruolo nel mondo non esistono più. Non più il multilateralismo, non più l’accoglienza e l’integrazione, nella forma ricordata da Papa Leone, non più i diritti sociali e civili, non più il sostegno alle democrazie occidentali e la collaborazione strategica con l’integrazione europea. L’America, sembra paradossale dirlo, oggi è contro i valori di libertà che definiscono l’Occidente. Bisogna che le forze democratiche europee, di tutti gli schieramenti, comprendano questo passaggio storico e si attrezzino a far propri, in attesa che l’America torni l’America, quei valori lasciati cadere e, al tempo stesso, vengano accelerati tutti i processi di integrazione, a cominciare, non è più tempo di scherzare, da quelli della difesa e della politica estera comune.

E in Italia? Io credo che ai due schieramenti sia giusto chiedere impegni concreti e nitidi proprio sui temi più scottanti: l’Europa, la difesa, il sostegno inequivoco a Kiev per una vera soluzione negoziale e l’impegno per una pace, in Medio Oriente, che non avvenga sulla pelle del popolo palestinese. Ambiguità, doppiezze, formule fumose dovrebbero essere superate da posizioni nette. E questo vale per tutti e due gli schieramenti. Se per allargare le coalizioni a dismisura, premessa di futura instabilità, si dovessero consentire aree di confusione sui dossier internazionali più importanti, credo che il nostro Paese ne risulterebbe indebolito.
Da questo punto di vista non è inutile chiedere fin da oggi ai due schieramenti di uscire dalla litania dell’elogio infantile del governo o della sua demonizzazione. Bisogna far capire a questo Paese dove lo si vuol portare sui temi economici, istituzionali, sulla sicurezza, la compatibilità ambientale, sul lavoro e la giustizia sociale, sulla formazione e, ancora, quale idea si abbia del governo della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Un’ultima considerazione: sarebbe molto rischioso se a destra o a sinistra si pensasse di utilizzare il fenomeno Vannacci per giochi di una tattica politica che era specialità delle fasi certo non brillanti della storia politica italiana. I limiti di espansione elettorale di posizioni come quelle proposte dal generale, e molto ascoltate per le ragioni dette a Mosca e Washington, non sono calcolabili secondo vecchi schemi. L’elettorato post social ha dimostrato una grande volatilità e una disponibilità a linguaggi estremi e a radicalizzazioni populiste. A ogni elezione c’è un nuovo partito che vince e alle consultazioni successive dimezza i voti. È successo ai Cinque Stelle, al Pd, alla Lega e ora, vedremo l’esito l’anno prossimo, a Fratelli d’Italia.

La situazione è seria, come non mai. I frutti amari del populismo e della demagogia autocratica hanno precipitato il mondo in un nuovo tempo di guerra e stanno avvelenando, ovunque, i pozzi della democrazia.
L’Europa è sotto attacco. Parlare d’altro è un esercizio utile come la sistemazione delle sedie a sdraio sul Titanic, il 15 aprile del 1912.
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8 luglio 2026

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