Addio caregiver, ecco i curacari. La Treccani riconosce il neologismo creato da Flavio Pagano
Per 10 anni lo scrittore napoletano ha assistito la madre malata di Alzheimer: «il termine inglese non mi è mai piaciuto, così durante una notte interminabile accanto a mamma ho elaborato il nuovo vocabolo»
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Addio caregiver, ecco i curacari. La Treccani riconosce il neologismo creato da Flavio Pagano
di Gabriele BojanoPer 10 anni lo scrittore napoletano ha assistito la madre malata di Alzheimer: «il termine inglese non mi è mai piaciuto, così durante una notte interminabile accanto a mamma ho elaborato il nuovo vocabolo»
Flavio Pagano in uno scatto di Eliana Godino
Tutti dicono caregiver. Anzi, dicevano. Perché il termine, mutuato dalla lingua d’Albione, che indica la persona che presta assistenza e cura a un individuo non autosufficiente o affetto da una patologia cronica, è destinato ad andare in soffitta. Al suo posto tra un po’ tutti diranno curacari, il neologismo creato alcuni anni fa dallo scrittore e giornalista napoletano Flavio Pagano, che è stato di recente «adottato» dal dizionario Treccani. Entrando così a far parte ufficialmente della lingua italiana. Una gioia incontenibile per Pagano che su facebook ha scritto: «Per una persona che come me ha dedicato ai linguaggi la propria vita, non esiste soddisfazione e onore più grande». Ma come e dove nasce la parola curacari? Bisogna fare un passo indietro e risalire al periodo, lungo dieci anni, in cui lo scrittore ha assistito la madre malata di Alzheimer: «Era un’interminabile notte di mezza estate - racconta - stavo accanto a mamma, la vegliavo e riflettevo sul fatto che non esisteva una parola, che non fosse caregiver che a me non è mai piaciuta, che rendesse bene il rapporto che si crea tra un figlio e un genitore che si ammala, un rapporto di amore regalato con la certezza che non verrà mai restituito. All’improvviso mi venne in mente che stavo curando una persona cara, e che quindi io ero un curacari. Cominciai a far circolare questa parola, che suonava un po’ brasiliana e un po’ giapponese, non avrei mai potuto immaginare che avrebbe fatto tutta questa strada».
I primi a sostenere il neologismo sono stati gli stessi addetti ai lavori: Paola Barbarino, amministratore delegato di ADI (Alzheimer’s Disease International); Michele Farina, presidente dell’Alzheimer Fest; lo psichiatra Marco Trabucchi e la neurologa Amalia Cecilia Bruni, pioniera nello studio delle demenze. «Il vocabolo che dà finalmente giustizia e identità a una persona nella pienezza del suo ruolo - continua Pagano - comincia a diffondersi e a circolare nelle associazioni e nei centri di accoglienza, e ad essere citato negli articoli di giornale e in alcune pubblicazioni. Recentemente l’Associazione Alzheimer Ticino mi ha scritto per chiedere di poter utilizzare curacari al posto di caregiver». Flavio Pagano ha perso la madre nel 2017 ma non ha perso affatto la voglia di combattere al fianco di quanti condividono la propria vita con quella di un congiunto gravemente malato, oltre 5 milioni in Italia, di cui l’80% composto da donne. Mentre le persone affette da decadimento cognitivo si attestano su un milione e 200 mila.
Negli stessi anni in cui viene coniata quella che oggi la Treccani definisce «parola d’autore» nasce anche il romanzo Perdutamente edito da Giunti che diventa subito un best-seller, ristampato da Fuori Linea con il titolo Perdutamente ovvero mamma, l’Alzheimer e il miracolo (o quasi) di San Gennaro. «La forza di curacari e Perdutamente - riflette il loro autore in stato di grazia - è figlia di Napoli, bandiera mondiale dell’inclusione spontanea. Qui nessuno è solo, nessuno ha lo stigma della malattia, cioè la vergogna se un proprio caro è allettato o vive sulla sedia a rotelle. Proprio la mia natura terrona mi ha dato questa capacità di raccontare in modo spericolato l’Alzheimer, ricercando la felicità in ambienti estremi». Il dramma e le risate convivono così nello stesso testo, messo anche in scena nel febbraio scorso a Napoli nell’interpretazione di Francesco Paolantoni e che in autunno sarà a Lamezia Terme.
Giovedì 9 luglio invece Flavio Pagano riceverà alle 10, presso il Palazzo della Provincia di Salerno, il premio Asi per la Cultura. «Lo dedico ai curacari - conclude - persone straordinarie che restituiscono almeno in parte quello che i genitori hanno fatto per loro quando erano piccoli e per i quali il governo dovrebbe prevedere più attenzione e più risorse. In fondo hanno capito che siamo fatti di atomi e di attimi e che non ci portiamo via niente».
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8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 17:53)
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