Matteo Righetto, il nuovo libro «Lo zen e l’arte di andare a funghi»: «Per capire la vita serve un bosco»
Il nuovo libro dell'autore padovano. Elogio della natura. Ricordi, discipline orientali, memoria famigliare, storie e miti delle Dolomiti
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Matteo Righetto, il nuovo libro «Lo zen e l’arte di andare a funghi»: «Per capire la vita serve un bosco»
di Francesca VisentinIl nuovo libro dell'autore padovano. Elogio della natura. Ricordi, discipline orientali, memoria famigliare, storie e miti delle Dolomiti
Andare a funghi, gesto antico, meditazione laica, resistenza silenziosa contro il caos frenetico del mondo contemporaneo.
«Andare a funghi è un atto di libertà... un gesto sovversivo di pacifica disobbedienza, un atto di resistenza contro l’omologazione di una civiltà fatta di traffico automobilistico, frastuono, orari, agende fitte». Lo scrittore Matteo Righetto riflette sull’esperienza del bosco e della raccolta dei funghi nel nuovo libro Lo zen e l’arte di andare a funghi (Feltrinelli, 124 pagine, 14 euro). Un saggio filosofico che riscopre la lentezza, invita a disintossicarsi dall’ossessione della produttività e a recuperare un rapporto non predatorio con la natura. Righetto presenta il libro l'8 luglio alla libreria Lovat di Villorba (ore 17.30), in provincia di Treviso.
«Andare a funghi è anzitutto un atto di libertà - scrive Matteo Righetto - , la libertà assai scomoda di chi abbandona il sentiero battuto e si inoltra nell’ignoto del bosco...». Tra ricordi, memoria famigliare, filosofia orientale, miti e storie delle Dolomiti, lo scrittore porta a riflettere sul significato più profondo dell’ andare a funghi.
Le regole del bosco
«Io vado a funghi per sentirmi libero e vivo, per viaggiare e capire chi sono - dice Righetto - per perdermi e poi per ritrovarmi... Alla fine si scopre che il bosco non è un luogo da cui uscire, ma da attraversare. E che ogni smarrimento non è una punizione, ma un invito... Il cercatore che si perde diventa filosofo senza saperlo». Ma le regole del bosco sono cristalline, così come la distinzione tra «cercatori-raccoglitori» e «fungaioli»., che Righetto sintetizza: «I fungaioli sono predatori, puntano solo a produttività e profitto, i cercatori di funghi invece si addentrano nel bosco come nella vita senza la smania di trovare, senza l’obiettivo di vantaggi materiali». E il libro «si rivolge ai cercatori-raccoglitori - specifica lo scrittore - perché cercare funghi è una forma di meditazione laica, una pratica filosofica di ritorno allo spirito selvatico originario».
Un internet della natura
Tra le «regole», «il bosco non tollera l’avidità, insegna a non accumulare e a non desiderare troppo, a scegliere con cura, a lasciare spazio». Fa notare Righetto: «Ogni tanto incontro fungaioli che riempiono borse inter (di nylon) presi da un’euforia diabolica. Li vedi tronare con gli zaini gonfi, tutti orgogliosi, esausti come se non ci fosse un domani.,. Hanno lo sguardo sanguigno del predatore...». Al centro c’è la natura, da rispettare. La natura viva, palpitante, che comunica, sente. E cita il Wood Wide Web (la rete del bosco), il sistema di comunicazione e scambio che unisce la vegetazione, formato da funghi microscopici, connette le radici delle piante creando una rete biologica, una sorta di Internet della foresta. Le piante sono i terminali e i funghi i provider. Un internet della natura che evidenzia quanto un bosco sia un organismo interconnesso e solidale. E dati di ricerche scientifiche dimostrano che i funghi possono «parlare» tra loro, usando fino a 50 parole.
Spiritualità e filosofia orientale
Un universo che respira, parla e che lo scrittore invita a scoprire mettendosi in ascolto, lasciandosi condurre da lentezza e scoperta. «Il libro che invita a fare pace con sé attraverso il bosco - sottolinea Righetto - . È un racconto di spiritualità che affonda le radici nella filosofia orientale. L’invito è a perdersi, senza orari, obiettivi e vita addomesticata, praticare la lentezza e un nuovo rapporto con le altre persone». Per vedere un nuovo un modo di stare al mondo: cercare senza fretta, trovare senza possedere, vivere al ritmo delle stagioni. Matteo Righetto, camminatore e profondo conoscitore della montagna, dove da tempo ha deciso di vivere, da qualche anno porta avanti sia attraverso i libri, sia con l’impegno e l’attivismo ecologista, una filosofia di vita e una riflessione che celebra l’autentica simbiosi tra persone e ambiente. Una rivoluzione culturale che si rifà alla spiritualità della montagna, per recuperare l’ancestrale legame che unisce alla Terra.
Cercare senza pretendere di trovare
In Lo zen e l’arte di andare a funghi, Righetto ribadisce che «Il bosco insegna senza spiegare. Non predica, non punisce, non premia. Mostra». E citando Bernardo di Clairvaux, fondatore della Regola cistercense, scrive: «Non servono titoli di studio per capire la vita. Serve un bosco».
Il saggio utilizza la metafora del bosco e i funghi per parlare di lentezza, attenzione, del cercare senza pretendere di trovare. E si inserisce nel percorso iniziato da Righetto già in Il richiamo della montagna (2025), con cui Lo zen e l’arte di andare a funghi forma un dittico: due libri che si parlano, portano la stessa visione del paesaggio come luogo di conoscenza interiore e di resistenza silenziosa alla frenesia del mondo contemporaneo.
In arrivo il suo film Per silenzio e vento
La ricerca filosofica e l’impegno ecologista di Righetto si esprimono con sempre nuove forme di linguaggio artistico: a settembre arriva il suo filmPer silenzio e vento, scritto e interpretato da lui, con la regia del padovano Marco Zuin. Il film viene presentato da Righetto a DolomitIncontri il 13 agosto a San Martino di Castrozza (ore 17.30). Sarà poi nelle sale il 21, 22 e 23 settembre, riprende i temi dei libri: il rapporto con la natura, la lentezza, il silenzio come forma di conoscenza. Trovarsi tra vette e boschi è poesia e filosofia. «Il momento giusto non è quello in cui i funghi ci sono, ma quello in cui a esserci siamo noi... tutti cerchiamo il momento giusto nella vita, per ogni cosa, ma il momento giusto non arriva mai in anticipo, arriva semplicemente quando siamo pronti a riconoscerlo...».
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7 luglio 2026 ( modifica il 7 luglio 2026 | 20:34)
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