Sottovalutare le chat sessiste è come incitare a discriminare
Corriere della Sera - Cultura

Sottovalutare le chat sessiste è come incitare a discriminare

Martedì 7 luglio 2026
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Ghiglia, componente del collegio del Garante della privacy, non ha censurato solo l’autista Atm, ma anche la passeggera 26enne che ne ha fotografato il telefono, svelando l’esistenza della chat

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Sottovalutare le chat sessiste è come incitare a discriminare

Paolo Fallai | 7 luglio 2026

Ghiglia, componente del collegio del Garante della privacy, non ha censurato solo l’autista Atm, ma anche la passeggera 26enne che ne ha fotografato il telefono, svelando l’esistenza della chat

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C’è un filo sottile e tagliente che lega vicende apparentemente lontane, dalla terribile storia dei fratelli Tate, idoli del movimento Maga, alla chat sessista tra i dipendenti Atm scoperta a Milano. Certo, non sono situazioni comparabili. Da una parte i Tate — come ha ricostruito una sconvolgente inchiesta del New York Times, offerta ai lettori del Corriere da un lungo e ricco articolo di Elena Tebano — fratelli con doppia cittadinanza britannica e americana, indagati dal 2022 in Romania a vario titolo per i reati di traffico di esseri umani, traffico di minori, rapporti sessuali con un minore e riciclaggio di denaro, incitamento all’odio e alla discriminazione contro le donne. 

Dall’altra la chat «Ticinese Staff» tra dipendenti Atm che fotografavano le passeggere condividendo commenti a dir poco offensivi. Rivelatore è stato il commento di Agostino Ghiglia — componente del collegio del Garante della privacy, Fratelli d’Italia — che non ha censurato solo l’autista Atm. Ma anche la passeggera 26enne che ne ha fotografato il telefono, svelando l’esistenza della chat. Ghiglia l’ha paragonata a una qualsiasi chat fra genitori: «Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un Paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori». 

Ecco, il problema è proprio qui: nel considerare «normale» la chat sessista del calcetto, nel considerare «anomala» la denuncia. In ogni sorrisino, in ogni battuta, in ogni ambiente, cova la violenza sessista e l’abitudine a umiliare le donne. Non riguarda solo chi compie un crimine o chi approfitta di ruolo e situazione per fare lo spiritoso. Riguarda una cultura del rispetto che non abbiamo, purtroppo riguarda tutti noi.

7 luglio 2026

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