È morto Moritz de Hadeln: fu direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Berlino e Locarno
Corriere della Sera - Cultura

È morto Moritz de Hadeln: fu direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Berlino e Locarno

Martedì 7 luglio 2026
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85 anni, svizzero, malato da tempo è stato il primo non italiano a guidare il festival della Biennale

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È morto Moritz de Hadeln: fu direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Berlino e Locarno

di Sara D'Ascenzo

85 anni, svizzero, malato da tempo è stato il primo non italiano a guidare il festival della Biennale

Moritz de Hadeln al Lido nel 2002

La sua prima Mostra d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia nel 2002 la organizzò in tempi record: quattro mesi e si gridò al miracolo. Il Leone d'Oro alla Carriera quell'anno andò al regista Dino Risi e il critico svizzero scelto dall'allora presidente della Biennale Franco Bernabè approdò al Lido per sostituire Alberto Barbera - che oggi guida nuovamente la Mostra dal 2012 - dopo mesi di polemiche e ipotesi di ogni tipo per quel posto, tra cui Quentin Tarantino e Martin Scorsese. Da tempo malato, Moritz de Hadeln, 85 anni, critico e regista, direttore di Festival come Berlino e Locarno e fondatore del Festival Vision du Réel, è morto il 4 luglio in seguito a complicazioni durante un intervento chirurgico.  

Nato il 21 dicembre 1940 a Exeter, nel Regno Unito, da una famiglia legata al mondo dell’arte, era nipote dello storico dell’arte Detlev Freiherr von Hadeln. Il padre, Harry de Hadeln, era editore d’arte a Firenze, mentre la madre, Alexandra Balaceano, era pittrice e scultrice. Cresciuto tra Italia, Francia e Svizzera, fin da giovane si è rivolto alla fotografia e al cinema. Dopo gli studi  a Parigi ha frequentato un laboratorio sperimentale cinematografico e i corsi del regista Raimond Rouleau. Ha iniziato la carriera come fotografo e documentarista. Nel 1963 ha realizzato il documentario «Le Pèlé», seguito nel 1966 da «Ombres et Mirages». Negli stessi anni ha lavorato anche come montatore e assistente alla regia, collaborando con il direttore della fotografia Ernest Artaria e con il regista Yves Allégret.

Fondatore con la moglie Erika von dem Hagen del Festival Visions du Réel nel 1969 a Nyon, in Svizzera, de Hadeln è stato direttore del Festival del cinema di Locarno dal 1972 al 1977, del Festival Internazionale del Cinema di Berlino dal 1980 al 2001 prima di approdare al Lido.  La sua avventura a Venezia durò solo due anni, entrambi segnati da polemiche: nel 2002 quando vinse «Magdalene» di Peter Mullan (film sull'aborto) e nel 2003, quando il presidente di Giuria era Mario Monicelli e il Leone d'Oro andò a «Il ritorno» di Andrej Zvjagincev, ma il film di Marco Bellocchio «Buongiorno, notte» sul delitto Moro, dato per favorito, uscì solo con un premio alla sceneggiatura provocando la reazione sdegnata del regista emiliano che abbandonò la Mostra lasciando l'attore Luigi Lo Cascio a ritirare il premio. Nei mesi successivi alla Mostra de Hadeln diede disponibilità a prolungare l'incarico, ma il ministro Giuliano Urbani, che de Hadeln non l'aveva mai amato, congedò Bernabè e con l'arrivo di Davide Croff a Venezia iniziò l'era di Marco Müller, direttore dal 2004 al 2011. Il siluramento di de Hadeln provocò diverse reazioni nel mondo del cinema, compresa la minaccia di organizzare un «Contro Festival» negli stessi giorni della Mostra ma in laguna. Non se ne fece niente, per fortuna. 

Nel 2005 viene incaricato di dirigere il New Montreal FilmFest a Montréal (Canada), ma il progetto naufraga un anno dopo. Del suo lavoro diceva: «Il cinema è arte, ma è anche un'industria. Mi sono sempre rifiutato di presentare film solo per seguire la moda del momento oppure solo per la fama del loro regista: anche i grandi hanno i loro momenti di debolezza durante la loro carriera. Una selezione di film, per me, deve rimanere aperta e senza dogmi, ignorando pressioni o la paura di eventuali polemiche». E polemiche nella sua vita ne ha conosciute. eccome. 

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