C’è chi dice sì
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C’è chi dice sì

Martedì 7 luglio 2026
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C’è chi dice sì

di Massimo Gramellini | 7 luglio 2026

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Per poter fare il Trump non basta essere Trump. Ci vuole qualcuno che ti consenta di farlo. 
Qualcuno come Gianni (Giandomenico?) Fracchia Infantino. 
Eravamo abituati al servilismo verso i potenti, non ancora a quello dei potenti. Infantino è il presidente del governo mondiale del calcio. Non ha un arsenale di atomiche, ma tutto il resto sì: soldi, relazioni, segreti. Può permettersi il lusso di tenere la schiena dritta, o comunque di abbassarla solo quando conviene a lui. E allora perché ha avallato un sopruso che gli procurerà un mucchio di guai? Un omaccione di Stato ti sfianca al telefono per chiederti di sospendere la squalifica del suo centravanti, ricorrendo al solito schema di seminare dubbi sull’onestà del giudice, che in questo caso è l’arbitro che lo ha espulso. E tu, come un Rutte qualsiasi, anziché spiegargli che non si può, che non si deve e che non si fa, chini la testa creando un precedente che ti toglie autorevolezza agli occhi dei tifosi di tutto il mondo, cioè dei tuoi stessi clienti? Si pensava che tra un satrapo e la realizzazione dei suoi capricci si interponesse, se non la legge, almeno la schiena dritta degli altri satrapi. Invece ormai ne hanno una di gomma persino loro. 

Chissà se Infantino, tra una telefonata di Trump e l’altra, ha mai trovato il tempo di leggere il racconto di Melville sull’impiegato di Wall Street che a ogni richiesta del suo superiore rispondeva gentile, ma risoluto: «I would prefer not to».

Preferirei di no.

7 luglio 2026

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