Perché i femminicidi sono in crescita
Corriere della Sera - Cultura

Perché i femminicidi sono in crescita

Lunedì 6 luglio 2026
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Non sarebbe il caso di interrogarsi più profondamente sul perché di un fenomeno così diffuso e in crescita? Come interpretare questa alzata di aggressività da parte di uomini che hanno amato una donna e poi, quando lei mostra un segno di indipendenza, si trasformano in assassini, a volte uccidendo anche i figli?

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Perché i femminicidi sono in crescita

Dacia Maraini | 6 luglio 2026

Non sarebbe il caso di interrogarsi più profondamente sul perché di un fenomeno così diffuso e in crescita? Come interpretare questa alzata di aggressività da parte di uomini che hanno amato una donna e poi, quando lei mostra un segno di indipendenza, si trasformano in assassini, a volte uccidendo anche i figli?

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Ormai le notizie sui femminicidi passano nell’indifferenza generale, perse fra la piccola cronaca giornaliera quasi fossero avvenimenti accidentali, cui ci stiamo abituando. Ma c’è qualcosa di inquietante in questa crescita di violenze contro le donne. Che non riguarda il nostro Paese, ma tutto il mondo. Le notizie che arrivano dall’estero sono allarmanti. L’Onu ci dice che in tutto il mondo ci sono state quest’anno 85.000 donne uccise, una ogni 10 minuti. E sono donne percosse e ammazzate non per strada, non da un estraneo, ma dal proprio marito o compagno. Non sarebbe il caso di interrogarsi più profondamente sul perché di un fenomeno così diffuso e in crescita? Come interpretare questa alzata di aggressività da parte di uomini che hanno amato una donna e poi, quando lei mostra un segno di indipendenza, si trasformano in assassini, a volte uccidendo anche i figli? Non si tratta di casi singoli o raptus di follia dovuti ad accidentali crisi familiari, ma di qualcosa che ha una base culturale precisa. Potremmo chiamarla una rivolta della più arcaica volontà di potenza che in certi uomini, quelli che identificano la propria virilità con il possesso e il comando, porta alla perdita di ogni controllo. Gli uomini saggi, e per fortuna ce ne sono tanti, si adeguano ai cambiamenti anche quando devono accettare la perdita di antichi privilegi. Ma altri, che vedono la propria idea interiore di virilità messa in discussione, preferiscono finire in prigione piuttosto che accettare la libertà di quella che considerano la propria donna. Da questo stato di terrore nasce la loro voglia di vendetta, come per dimostrare a se stessi che sono ancora uomini capaci di reazione e di autonomia. La vendetta per una rigida anima arcaica è il solo modo che ha un uomo per ricordare a se stesso di essere un padrone, un guerriero capace di affermare la propria superiorità. Si tratta di una vera tragedia della identità, ed è chiaro che con le manette e le proibizioni non si risolve niente. La sola cosa da fare è una educazione primaria al rispetto dell’altro, al concetto della sacralità del corpo umano. Il fatto che ancora dopo quasi un secolo dall’Unità d’Italia e dalla creazione della Repubblica non si riesca a inserire nelle scuole una educazione al rispetto dell’altro sia nel campo erotico sentimentale che in quello sociale e politico, fa capire perché il fenomeno del femminicidio possa passare come un delitto qualsiasi da chiamarsi semplicemente omicidio.


6 luglio 2026

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