La memoria perduta della Dc, dietro lo scudo nulla
Corriere della Sera - Cultura

La memoria perduta della Dc, dietro lo scudo nulla

Lunedì 6 luglio 2026
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Federica Cappelletti ricorda Paolo Rossi: «Non se ne voleva andare, ma soffriva troppo. Quando morì, Falcao disse: "In Brasile abbiamo pianto due volte"»

La memoria perduta della Dc, dietro lo scudo nulla

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
anch’io sono un liberale fermamente antifascista, credo che l’Europa unita sia l’unico destino per mantenerci democratici e liberi, che l’immigrazione sia una risorsa ma vada governata, anche con fermezza, che il cambiamento climatico vada contrastato, che per tagliare le tasse bisogna prima tagliare la spesa pubblica e ridurre l’evasione; sono grato a chi fece la Resistenza e a quelle due generazioni di italiani che — a rischio della vita — inseguirono e poi realizzarono il sogno dell’Italia unita. Perché siamo così pochi? Non crede che la Democrazia cristiana abbia molte responsabilità per questo? A me pare che la Dc non abbia coltivato alcuna memoria del ruolo che i moderati hanno avuto nella storia di questo Paese. La sinistra (e persino i postfascisti) ha coltivato la propria identità e i propri idoli, Berlinguer e Pertini sono vivi nella memoria. De Gasperi, il miglior leader della nostra storia insieme a Cavour, è caduto in un vergognoso dimenticatoio.
Carlo Bonomi

Caro Carlo,
La sua riflessione è acuta. La Democrazia cristiana, con i suoi limiti, ha salvato la democrazia italiana nel 1948, e ha governato il Paese per quasi mezzo secolo; eppure sembra come evaporata dalla storia italiana. Più o meno quello che è accaduto alla monarchia. Ma se non altro la monarchia è finita ottant’anni fa. Molti esponenti della Dc sono ancora su piazza. Allora perché l’esperienza democratica cristiana è così scomparsa non soltanto dalla memoria degli italiani, ma anche delle culture politiche che oggi si confrontano nel Paese e nelle urne? A lungo si è detto che la Democrazia cristiana era la condizione naturale degli italiani: evitare scontri, cercare di approfittare dello Stato, accontentare più o meno tutti, mediare sempre e comunque. All’evidenza non è così. La Dc era un corpaccione gonfiato da una necessità: impedire, per conto del Vaticano, degli Stati Uniti e della borghesia italiana che i comunisti andassero al governo. In nome di questo — comprensibile — obiettivo, si è giustificato di tutto, anche le peggiori nefandezze, dalla strategia della tensione allo spreco del denaro pubblico (ricordate quando si poteva andare in pensione dopo 16 anni di lavoro?). Dentro la Dc c’era di tutto. C’erano vecchi capi partigiani come Paolo Emilio Taviani, Enrico Mattei, Albertino Marcora, e c’era Andreotti che ad Arcinazzo omaggiava il generale Graziani criminale di guerra; e sarà proprio Andreotti l’uomo scelto da Moro per guidare il primo governo sostenuto anche dai comunisti, proprio per tranquillizzare la destra del partito. Nella Dc c’erano riformisti che si sono poi ritrovati nel centrosinistra, e c’erano conservatori che si sono poi trovati nel centrodestra. Della memoria storica la Dc non sapeva molto che farsene. Certo, ci ha risparmiato l’attuale valzer del 25 aprile, in cui ogni anno si sposta un po’ più in là la linea dell’anti-antifascismo; perché la Dc era antifascista. Cosa che all’epoca sembrava un’ovvietà. Adesso non lo è più. Ma questo è un altro discorso.
La Dc è finita quando è finito il comunismo. Segno che la maggioranza degli italiani era molto più a destra della Democrazia cristiana. La votava per necessità, ma non vi si riconosceva, anzi molti la detestavano. È impressionante come nella capitale, finita la Dc, non siano emersi liberali, conservatori, moderati, ma i missini; mentre al Nord le province bianche diventavano leghiste.
Oggi gli ex missini governano il Paese. L’ultima testa politica emersa dal mondo cattolico, il cardinale Camillo Ruini, ha pensato che Berlusconi potesse essere la risposta. Non è andata così. Oggi il partito fondato da Berlusconi resiste, ma non in doppia cifra. L’asse della politica italiana si è spostato decisamente a destra. La novità non è il fantomatico Centro, annunciato da anni; la novità è Vannacci. Si può rimpiangere la Democrazia cristiana; ma dall’evidenza gli eredi hanno fallito. Il simbolo della Dc era uno scudo, serviva a difendersi dal comunismo. Finito il comunismo, spenta la memoria di De Gasperi e Fanfani, assassinato e lasciato assassinare Moro, dietro lo scudo non c’era molto più di nulla.

6 luglio 2026

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