Dal Trentino a Los Angeles, «Pietre Sommerse» è gratis su YouTube. Il regista: «Ho voluto rompere il silenzio su dipendenze e malattia mentale»
il cortometraggio di Jordi Penner ha già ha infiammato il pubblico: «Ho vissuto un anno in California, dove la problematica delle dipendenze risuona in modo drammatico e quotidiano»
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Dal Trentino a Los Angeles, «Pietre Sommerse» è gratis su YouTube. Il regista: «Ho voluto rompere il silenzio su dipendenze e malattia mentale»
di Silvia M.C.Senetteil cortometraggio di Jordi Penner ha già ha infiammato il pubblico: «Ho vissuto un anno in California, dove la problematica delle dipendenze risuona in modo drammatico e quotidiano»
Dopo diciannove festival internazionali, otto premi e il debutto americano all’Oscar Qualifying HollyShorts di Los Angeles, il film Pietre Sommerse del regista trentino Jordi Penner, arriva gratuitamente su YouTube. Girato interamente sul lago di Ledro, prodotto da Motion Studio Production e Officina Immagini, sostenuto dallaTrentino Film Commission, condensa in quattordici minuti il dramma delle conseguenze di abusi famigliari e delle dipendenze attraverso la storia di due fratelli, interpretati da Gabriele Falsetta e Michael Schermi.
Jordi Penner, come si trasforma un’eco così intima in una storia capace di parlare al pubblico internazionale?
«Ho vissuto un anno in California, dove la problematica delle dipendenze risuona in modo drammatico e quotidiano. Al di là del contesto, le dinamiche intrafamiliari come i legami tra fratelli o genitori e figli funzionano da sempre nel cinema perché custodiscono i sentimenti più intensi e i carichi di non detto più pesanti. Quando la posta in gioco affettiva è così alta, la narrazione esce dai confini locali per farsi universale».
Si aspettava questo successo di pubblico e critica?
«I riscontri a livello internazionale sono stati ottimi, anche se il percorso verso una reale candidatura all’Oscar resta difficilissimo. Credo che il corto abbia conquistato per la sua autenticità, arrivando dritto allo stomaco. Il tema della malattia mentale e delle dipendenze all’interno del nucleo familiare è ancora un tabù. Pietre Sommerse ha rotto questo silenzio, offrendo uno specchio in cui molte persone si sono dolorosamente riconosciute».
Il lago diventa un personaggio, specchio del mondo interiore dei protagonisti. Come ha evitato l’effetto cartolina?
«Conosco ogni sasso del Lago di Ledro, avendoci vissuto e lavorato come bagnino. Volevo esplorarne la dimensione malinconica, fatta di vuoto e di attesa, tipica dell’inverno nelle località trentine senza impianti sciistici. Per questo ho girato esclusivamente a cielo coperto, programmando i piani di lavorazione per sfruttare la luce naturale o per ricrearla artificialmente nei primi piani con il direttore della fotografia Nicola Cattani. Abbiamo persino rimosso digitalmente le poche auto e le barche di passaggio per preservare la purezza astratta e mentale del paesaggio».
Come ha guidato il cast?
«Non avevo una grande esperienza nella direzione degli attori, essendo il mio secondo cortometraggio. Fondamentale è stato il supporto di Giulia Grandinetti per il casting e la preparazione a Roma. Gli attori dovevano diventare fratelli nonostante una scarsa somiglianza fisica, attraverso esercizi fisici, prima del testo, si è sbloccata l’interpretazione. Questa esperienza mi ha segnato a tal punto che ora studio recitazione alla Nuova Era Film Academy: un percorso che ha rivoluzionato il mio modo di scrivere e di fare regia».
Il corto ha ottenuto la certificazione Green Film. La sostenibilità è uno stimolo?
«Ho sposato subito il protocollo che era in perfetta armonia con lo spirito del progetto. Trattandosi di una produzione agile, strutturata quasi interamente in esterni adiacenti, l’unica vera limitazione è stata il divieto di usare luci a scarica. Avendo però già pianificato una fotografia basata sulla luce naturale con piccoli punti luce led per gli sguardi, il vincolo non ha influito su scelte stilistiche e produttive».
Qual è lo stato del cinema in Trentino e quali difficoltà incontra un regista agli esordi?
«La Film Commission mi ha sempre sostenuto ma la vera difficoltà non è territoriale, è di sistema. Il mercato richiede una distribuzione garantita per finanziare un’opera prima, ma nessuna grande distribuzione scommette su un esordiente. Il cinema europeo si basa quasi interamente sui finanziamenti pubblici ministeriali, rendendo la competizione feroce. Inoltre in Trentino siamo pochissimi registi a fare finzione. Se non intercettiamo i grandi laboratori internazionali di sviluppo, il passaggio al lungometraggio è complesso».
Perché ha scelto YouTube rispetto alle piattaforme di streaming?
«Ero stanco di non potere mostrare il film a causa dei vincoli dei festival. I ricavi della vendita di un corto alle piattaforme sono ridicoli, ho preferito che il messaggio raggiungesse il maggior numero di persone possibile in modo immediato. Ora guardo avanti: con la casa di produzione sarda Zena Film sto sviluppando il mio primo lungometraggio, Crepi l’avarizia, una dark comedy thriller per cui ho già ottenuto il contributo della Trentino Film Commission».
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6 luglio 2026
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