Psicologa e ultramaratoneta, Sarah Giomi propone i corsi di benessere a piedi nudi in montagna: «Regola lo stress e migliora il sonno»
Atleta con una laurea in Scienze psicologiche, è promotrice del Barefoot Alpine Method: «L’idea mi è venuta lavorando con detenuti e donne in difficoltà socio economica»
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Psicologa e ultramaratoneta, Sarah Giomi propone i corsi di benessere a piedi nudi in montagna: «Regola lo stress e migliora il sonno»
di Paolo Fornasari GranelliAtleta con una laurea in Scienze psicologiche, è promotrice del Barefoot Alpine Method: «L’idea mi è venuta lavorando con detenuti e donne in difficoltà socio economica»
È una delle protagoniste del Dolomiti Wellness Festival, in scena nei giorni scorsi presso il Biolago di Predazzo in Val di Fiemme. Sarah Giomi, psicologa, atleta semi professionista nell’ultra maratona, coach e promotrice del Barefoot Alpine Method.
Partiamo dal suo essere atleta: quali i risultati migliori che ha ottenuto?
«Nel 2024 ho vinto il campionato italiano di 50 km, una delle gare più iconiche dell’ultra maratona, e sono vice campionessa dei 100 km. A giorni saprò se sarò convocata per i mondiali di 100 km il 20 settembre in Spagna».
Come è nata in lei la passione per i progetti di promozione del benessere?
«L’idea mi è venuta perché ho lavorato nel settore sociale con detenuti e donne in difficoltà socio economica, un’esperienza che mi ha trasmesso la sensazione di arrivare un pochino tardi con queste persone, compiendo in loro più che altro solo una riduzione del danno. Da qui la volontà di coltivare la mia passione per il benessere di ogni individuo per essere utile uno step prima».
Come funziona il barefoot alpine method ? Che particolarità ha?
«Il metodo nasce dall’esigenza di trovare un modo per ridare al corpo la possibilità di mettere in atto i meccanismi autoregolatori di cui è capace, perché il nostro corpo ha capacità di adattamento, grazie alle intelligenze primordiali di cui è dotato, e si basa su una serie di ricerche e dall’esperienza mia e di Claudio Lombardo, esperto nutrizionista laureato in scienze motorie, che ha compiuto varie escursioni. Claudio ha scalato, ad esempio, l’Etna con equipaggiamento zaino mininal, a piedi scalzi, vestito solo con pantaloncini e ha intenzione di ripetere la stessa impresa con le tre cime di Lavaredo e il Cervino. Nel barefoot alpine method ci sono questi pilastri: barefoot, cioè camminata a piedi scalzi, stressors naturali (freddo, fatica, dolore informativo, silenzio e solitudine), respirazione, potentissimo canale per agire sull’interno, e infine il coaching mentale».
Quali benefici ne derivano?
«Prima di tutto è bene sapere che si tratta di un metodo che viene proposto in modo graduale, per cui tutti possono praticarlo ricavandone molti benefici, come la regolamentazione dello stress, più capacità di attenzione, più energia, un riequilibrio del sistema nervoso e un miglioramento del sonno. Tali benefici derivano le attività proposte che riportano al naturale ciclo circadiano che si compie all’incirca ogni 24 ore. Uno sportivo inoltre riduce il rischio di infortuni ed esprime la performance in maniera più efficace».
Nel festival andato in scena a Predazzo cosa avete proposto?
«Martedì 16 abbiamo già fatto una camminata barefoot nel bosco, ricevendo feedback positivi, e un’altra con respirazione guidata sempre all’interno del bosco. Abbiamo anche spiegato la nostra teoria e sono soddisfatta che abbiano aderito circa 15 persone entusiaste, considerato che in Italia questo metodo non è ancora molto diffuso. Sabato 20, invece, è toccato alla parte formativa, nella quale abbiamo illustrato studi che avvalorano queste proposte, seguita da una mini attività al biolago e una respirazione guidata arricchita da una parte da visualizzazioni. Avevamo pensato di proporlo per 20/25 persone, ma l’organizzazione ci ha chiesto di ampliare l’offerta perché aveva ricevuto ben 47 richieste, una conferma che c’è grande interesse e un richiamo all’ancestrale».
E dopo il festival?
«Svilupperemo workshop di 3/4 ore trovando una location adatta per fare provare il barefoot, la respirazione, il coaching e l’esposizione alla natura e vorremmo anche organizzare percorsi individuali perché il nostro metodo è utile anche al riequilibrio del sistema nervoso. Faremo anche retreats di 2/3 giorni nei weekend per esperienze più immersive».
Cosa risponde a chi critica il metodo sostenendo che non c’è fondamento?
«Come dicevo prima, esiste una ricca bibliografia di studi che dimostrano i benefici di queste pratiche».
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6 luglio 2026 ( modifica il 6 luglio 2026 | 11:43)
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