Apre il Museo dell'emigrazione veneta: lettere, valigie impilate e foto di chi ha lasciato la propria terra alla ricerca del «sogno americano»
Corriere della Sera - Cultura

Apre il Museo dell'emigrazione veneta: lettere, valigie impilate e foto di chi ha lasciato la propria terra alla ricerca del «sogno americano»

Lunedì 6 luglio 2026
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A Belluno sono raccolte le testimonianze di un fenomeno che solo in Veneto ha coinvolto oltre 3 milioni di persone

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Apre il Museo dell'emigrazione veneta: lettere, valigie impilate e foto di chi ha lasciato la propria terra alla ricerca del «sogno americano»

di Alissa Claire Collavo

A Belluno sono raccolte le testimonianze di un fenomeno che solo in Veneto ha coinvolto oltre 3 milioni di persone

Le lettere di Maddalena Zucco, emigrata con i genitori da Fonzaso in Brasile, nel 1895, spedite a Maria Antonia, l’amica d’infanzia rimasta in paese. Il ritratto in bianco e nero della famiglia di GiustoSchena, nato nel 1905 a Rivamonte Agordino ed emigrato nel 1930 a Bingham, nello Utah, per inseguire il «Sogno americano». La «lettera di condotta» di Maria Cassol, nata a Belluno nel 1916, per sei anni aiuto cuoca nella mensa della Clinica cantonale di Sankt Urban, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. E ancora, il permesso di soggiorno di «MonsieurFontanive», nato ad Agordo nel 1922, carpentiere di professione e lavoratore stagionale in Francia. Fogli di carta oramai ingialliti che, assieme a una decina di valigie di cartone impilate le une sulle altre, sono diventati memoria di un esodo comunitario che, tra il 1866 e il 1990, ha coinvolto – solo per il Veneto – più di 3 milioni di persone.

I macchinari per la produzione del gelato artigianale (il cadorino Antonio Tomea, pioniere nel 1890 del gelato «made in Italy» in Germania) assieme alle lanterne dei minatori di San Gregorio delle Alpi, testimonianze concrete (donate dagli ex emigranti o dai loro familiari) delle speranze e dei sacrifici degli emigranti bellunesi, ora sono custoditi nel nuovo Museo dell’Emigrazione Veneta (Mev) di Belluno, inaugurato ieri nell’edificio che da anni ospita l’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm). «Un unicum in Veneto» ha detto l’assessore alla cultura, Raffaele Addamiano. Il museo è un «luogo che racchiude la Storia ma anche le piccole, grandi storie degli emigranti veneti fatte di sogni, fame e spesso anche di umiliazioni». Ci sono tre piani e tre sale «ognuna delle quali dedicata a un concetto: partire, lavorare, costruire» spiega il direttore artistico Romeo Pignat: è stato chiamato a dare vita a una struttura che ha ricevuto finanziamenti del Pnrr affinché non si limiti al ricordo, ma diventi anche un luogo di conoscenza per le giovani generazioni.

Vi si racconta il dover partire, «che significa anche avere una motivazione»; il dover lavorare «esperienze temporanee o permanenti»; il costruire, «inserirsi nella comunità del Paese ospitante»; il denaro («i schèi») e la morte, aspetti spesso legati tra loro come mostra la tragedia di Marcinelle. Sono vari, i mestieri degli emigranti bellunesi: gelatieri, minatori, manovali ma anche balie e «donne di servizio» in famiglie benestanti. La migrazione bellunese è stata una migrazione di necessità e di dignità. Per Oscar De Bona, presidente dell’Abm, «il Mev è un atto di giustizia contro l’oblìo affinché la storia dell’emigrazione non venga dimenticata»: quella di ieri, «ma anche quella di oggi, dei giovani che lasciano la provincia per cercare fortuna all’estero».

Un altro esodo, stavolta legato allo spopolamento della montagna e che non riguarda la manodopera ma giovani diplomati e laureati. Un esodo che in Veneto ha raggiunto livelli record: sono infatti più di 7.300 i giovani under 35 che ogni anno lasciano la regione. «Negli ultimi cinquant’anni, le Terre Alte hanno perso il 50% della popolazione – riflette Marco Staunovo Polacco, presidente della Provincia di Belluno –. Il nostro obiettivo è che i giovani vadano all’estero per imparare ma poi tornino qui». «Un tempo, il ritorno al Paese era fortemente attrattivo», ha spiegato Pignat, sottolineando la differenza con l’emigrazione odierna: le comunità sono disgregate e le partenze dei giovani diventano permanenti. Al Mev, testimonianza di una pagina di storia e punto di riferimento per gli ex emigranti, ieri erano presenti anche delegazioni e circoli di Brasile, Svizzera, Belgio.

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