La lunga (e brutta) corsa al voto trionfano slogan e nuovi tribuni
La lunga (e brutta) corsa al voto trionfano slogan e nuovi tribuni
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(SOLINAS)
Caro direttore,
la presidente Meloni in tv ha detto che è ora di superare un tabù sul Quirinale con «una figura non di sinistra». E subito dopo il generale Vannacci ha colto la palla al balzo ammettendo che «potremmo votarla» purché «riveda alcune posizioni» come il green deal e l’agenda Draghi oltre alle preferenze nella nuova legge elettorale: do ut des, insomma. Niente di scandaloso in politica. Ma quello che è più sconcertante è che più si avvicinano le elezioni e più si pensa a poltrone e ad attaccare. Mentre i problemi restano sempre gli stessi e gravano sulle spalle dei cittadini. Amen.Grazia Forti
Cara Forti,
N on sappiamo ancora quando si andrà a votare, se alla scadenza naturale nell’autunno del prossimo anno o in anticipo in primavera. Ma è già partita una lunghissima campagna elettorale agitata a destra dalla variabile Vannacci e a sinistra dalla competizione sulla leadership e dalla marginalizzazione della componente riformista dello schieramento. Tutto (forse) interessante per chi vive la politica come una bolla autoreferenziale, piena di manovre e di giochi di potere. Ma per i cittadini che studiano e lavorano, che sono alle prese ogni giorno con i problemi della sanità, dei salari, della burocrazia i dibattiti in corso possono apparire, a dire poco, lunari. Sul tema Vannacci c’è una frase pronunciata da Giorgia Meloni che mi è sembrata la più appropriata per l’attuale maggioranza. Diceva la premier: «Per vincere bisogna governare bene, il resto sono alchimie». E allora è il momento di affermare con chiarezza che non si può perdere un anno, o più, pensando alle elezioni. Che è necessaria un’agenda di fine legislatura che affronti almeno alcune delle emergenze del Paese. Tutti gli altri aspetti debbono finire in subordine. Vale per la maggioranza di governo e vale per un’opposizione troppo impegnata a sfornare slogan e microconflitti pensando che siano utili alla desiderata rivincita. È solo un’illusione? Forse sì, vista la situazione. Ma se si continua così non dobbiamo poi meravigliarci che cresca l’astensione. E che possano giocare un ruolo anche tribuni come Vannacci.
6 luglio 2026
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