Lite Pozzolo-Ascani: linguaggio e potere
Scontro alla Camera sul linguaggio di genere: polemica su «presidente» al femminile e potere delle parole
Lite Pozzolo-Ascani: linguaggio e potere
Giusi Fasano | 5 luglio 2026Scontro alla Camera sul linguaggio di genere: polemica su «presidente» al femminile e potere delle parole
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Mentre navighiamo in Rete l’algoritmo, si sa, osserva ciò che più ci coinvolge e propone contenuti che, a giudicare dai nostri clic, ci interessano. Sarà per questo che da quindici giorni sullo schermo del computer o dello smartphone compare la faccia del deputato di Futuro Nazionale Emanuele Pozzolo o qualcuno dei distillati di saggezza suoi o del suo partito di appartenenza. L’algoritmo ha seguito come Pollicino le briciole delle pagine lette in questi giorni e ripropone un argomento (in effetti sì, cercato e letto) di cui il deputato Pozzolo è diventato protagonista: la negazione del femminile per le cariche istituzionali.
Basta guardare il video del breve scontro in Aula con la deputata del Partito democratico Anna Ascani, presidente di turno a Montecitorio. Per tenere testa alla sua insolenza lei gli ha risposto «grazie collega deputata Pozzolo, prosegua», dopo averlo inutilmente pregato di rivolgersi a lei al femminile: «Collega, mi scusi, siccome è la terza volta che lo sento, se usa “signor”, dica “signora” presidente, altrimenti va bene solo presidente», era la sua richiesta di cortesia. Ma lui niente. Dritto verso il suo mantra, poi ripetuto via social al plurale maiestatis: «Ce ne freghiamo».
«Io ho usato il termine istituzionale», ha replicato in aula alzando molto i toni e sostenendo che quella è «la forma linguistica e lessicale corretta» certificata nientemeno che dall’Accademia della Crusca. Non è così. La Crusca sostiene (come peraltro lo stesso Pozzolo riporta poi in un suo post) che «si può usare il maschile non marcato quando ci si riferisce in astratto all’organo o alla funzione», non se si sta parlando con la signora presidente in persona. E, al di là della Crusca: qual è il problema (specie se richiesto) nel dire «signora» presidente? Sarà che il Pozzolo-pensiero ritiene quella presidenza più consona al maschile? Lui, come tanti altri, applica la regola evergreen del «benaltrismo»: il Paese ha problemi più gravi a cui pensare. Sfoggia l’avversione contro il politically correct. Ma — forse senza saperlo — alla fine arriva al nocciolo: «Cambiare le parole significa cambiare la percezione delle cose». Ben detto. Per questo è importante pretendere le parole giuste. E aggiunge che «chi controlla il linguaggio finisce per controllare il pensiero». Esattamente. Il linguaggio riproduce i rapporti di potere. Non temerà di cederne un pezzetto con quel «signora» invece di signor...
5 luglio 2026
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